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Dei delitti e delle pene

di Cesare Beccaria

(1764)

Cesare Beccaria's
Of Crimes and Punishments - 1764

A chi legge

Alcuni avanzi di leggi di un antico popolo conquistatore fatte compilare da un principe che dodici secoli fa regnava in Costantinopoli, frammischiate poscia co' riti longobardi, ed involte in farraginosi volumi di privati ed oscuri interpreti, formano quella tradizione di opinioni che da una gran parte dell'Europa ha tuttavia il nome di leggi; ed è cosa funesta quanto comune al dí d'oggi che una opinione di Carpzovio, un uso antico accennato da Claro, un tormento con iraconda compiacenza suggerito da Farinaccio sieno le leggi a cui con sicurezza obbediscono coloro che tremando dovrebbono reggere le vite e le fortune degli uomini. Queste leggi, che sono uno scolo de' secoli i pií barbari, sono esaminate in questo libro per quella parte che risguarda il sistema criminale, e i disordini di quelle si osa esporli a' direttori della pubblica felicità con uno stile che allontana il volgo non illuminato ed impaziente. Quella ingenua indagazione della verità, quella indipendenza delle opinioni volgari con cui è scritta quest'opera è un effetto del dolce e illuminato governo sotto cui vive l'autore. I grandi monarchi, i benefattori della umanità che ci reggono, amano le verità esposte dall'oscuro filosofo con un non fanatico vigore, detestato solamente da chi si avventa alla forza o alla industria, respinto dalla ragione; e i disordini presenti da chi ben n'esamina tutte le circostanze sono la satira e il rimprovero delle passate età, non già di questo secolo e de' suoi legislatori.

Chiunque volesse onorarmi delle sue critiche cominci dunque dal ben comprendere lo scopo a cui è diretta quest'opera, scopo che ben lontano di diminuire la legittima autorità, servirebbe ad accrescerla se pií che la forza può negli uomini la opinione, e se la dolcezza e l'umanità la giustificano agli occhi di tutti. Le mal intese critiche pubblicate contro questo libro si fondano su confuse nozioni, e mi obbligano d'interrompere per un momento i miei ragionamenti agl'illuminati lettori, per chiudere una volta per sempre ogni adito agli errori di un timido zelo o alle calunnie della maligna invidia.

Tre sono le sorgenti delle quali derivano i principii morali e politici regolatori degli uomini. La rivelazione, la legge naturale, le convenzioni fattizie della società. Non vi è paragone tra la prima e le altre per rapporto al principale di lei fine; ma si assomigliano in questo, che conducono tutte tre alla felicità di questa vita mortale. Il considerare i rapporti dell'ultima non è l'escludere i rapporti delle due prime; anzi siccome quelle, benché divine ed immutabili, furono per colpa degli uomini dalle false religioni e dalle arbitrarie nozioni di vizio e di virtí in mille modi nelle depravate menti loro alterate, cosí sembra necessario di esaminare separatamente da ogni altra considerazione ciò che nasca dalle pure convenzioni umane, o espresse, o supposte per la necessità ed utilità comune, idea in cui ogni setta ed ogni sistema di morale deve necessariamente convenire; e sarà sempre lodevole intrappresa quella che sforza anche i pií pervicaci ed increduli a conformarsi ai principii che spingon gli uomini a vivere in società. Sonovi dunque tre distinte classi di virtí e di vizio, religiosa, naturale e politica. Queste tre classi non devono mai essere in contradizione fra di loro, ma non tutte le conseguenze e i doveri che risultano dall'una risultano dalle altre. Non tutto ciò che esige la rivelazione lo esige la legge naturale, né tutto ciò che esige questa lo esige la pura legge sociale: ma egli è importantissimo di separare ciò che risulta da questa convenzione, cioè dagli espressi o taciti patti degli uomini, perché tale è il limite di quella forza che può legittimamente esercitarsi tra uomo e uomo senza una speciale missione dell'Essere supremo. Dunque l'idea della virtí politica può senza taccia chiamarsi variabile; quella della virtí naturale sarebbe sempre limpida e manifesta se l'imbecillità o le passioni degli uomini non la oscurassero; quella della virtí religiosa è sempre una costante, perché rivelata immediatamente da Dio e da lui conservata.

Sarebbe dunque un errore l'attribuire a chi parla di convenzioni sociali e delle conseguenze di esse principii contrari o alla legge naturale o alla rivelazione; perché non parla di queste. Sarebbe un errore a chi, parlando di stato di guerra prima dello stato di società, lo prendesse nel senso hobbesiano, cioè di nessun dovere e di nessuna obbligazione anteriore, in vece di prenderlo per un fatto nato dalla corruzione della natura umana e dalla mancanza di una sanzione espressa. Sarebbe un errore l'imputare a delitto ad uno scrittore, che considera le emanazioni del patto sociale, di non ammetterle prima del patto istesso.

La giustizia divina e la giustizia naturale sono per essenza loro immutabili e costanti, perché la relazione fra due medesimi oggetti è sempre la medesima; ma la giustizia umana, o sia politica, non essendo che una relazione fra l'azione e lo stato vario della società, può variare a misura che diventa necessaria o utile alla società quell'azione, né ben si discerne se non da chi analizzi i complicati e mutabilissimi rapporti delle civili combinazioni. Sí tosto che questi principii essenzialmente distinti vengano confusi, non v'è pií speranza di ragionar bene nelle materie pubbliche. Spetta a' teologi lo stabilire i confini del giusto e dell'ingiusto, per ciò che riguarda l'intrinseca malizia o bontà dell'atto; lo stabilire i rapporti del giusto e dell'ingiusto politico, cioè dell'utile o del danno della società, spetta al pubblicista; né un oggetto può mai pregiudicare all'altro, poiché ognun vede quanto la virtí puramente politica debba cedere alla immutabile virtí emanata da Dio.

Chiunque, lo ripeto, volesse onorarmi delle sue critiche, non cominci dunque dal supporre in me principii distruttori o della virtí o della religione, mentre ho dimostrato tali non essere i miei principii, e in vece di farmi incredulo o sedizioso procuri di ritrovarmi cattivo logico o inavveduto politico; non tremi ad ogni proposizione che sostenga gl'interessi dell'umanità; mi convinca o della inutilità o del danno politico che nascer ne potrebbe dai miei principii, mi faccia vedere il vantaggio delle pratiche ricevute. Ho dato un pubblico testimonio della mia religione e della sommissione al mio sovrano colla risposta alle Note ed osservazioni; il rispondere ad ulteriori scritti simili a quelle sarebbe superfluo; ma chiunque scriverà con quella decenza che si conviene a uomini onesti e con quei lumi che mi dispensino dal provare i primi principii, di qualunque carattere essi siano, troverà in me non tanto un uomo che cerca di rispondere quanto un pacifico amatore della verità.

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Introduzione - Introduction.

Gli uomini lasciano per lo pií in abbandono i pií importanti regolamenti alla giornaliera prudenza o alla discrezione di quelli, l'interesse de' quali è di opporsi alle pií provide leggi che per natura rendono universali i vantaggi e resistono a quello sforzo per cui tendono a condensarsi in pochi, riponendo da una parte il colmo della potenza e della felicità e dall'altra tutta la debolezza e la miseria. Perciò se non dopo esser passati framezzo mille errori nelle cose pií essenziali alla vita ed alla libertà, dopo una stanchezza di soffrire i mali, giunti all'estremo, non s'inducono a rimediare ai disordini che gli opprimono, e a riconoscere le pií palpabili verità, le quali appunto sfuggono per la semplicità loro alle menti volgari, non avvezze ad analizzare gli oggetti, ma a riceverne le impressioni tutte di un pezzo, pií per tradizione che per esame.

Apriamo le istorie e vedremo che le leggi, che pur sono o dovrebbon esser patti di uomini liberi, non sono state per lo pií che lo stromento delle passioni di alcuni pochi, o nate da una fortuita e passeggiera necessità; non già dettate da un freddo esaminatore della natura umana, che in un sol punto concentrasse le azioni di una moltitudine di uomini, e le considerasse in questo punto di vista: la massima felicità divisa nel maggior numero. Felici sono quelle pochissime nazioni, che non aspettarono che il lento moto delle combinazioni e vicissitudini umane facesse succedere all'estremità de' mali un avviamento al bene, ma ne accelerarono i passaggi intermedi con buone leggi; e merita la gratitudine degli uomini quel filosofo ch'ebbe il coraggio dall'oscuro e disprezzato suo gabinetto di gettare nella moltitudine i primi semi lungamente infruttuosi delle utili verità.

Si sono conosciute le vere relazioni fra il sovrano e i sudditi, e fralle diverse nazioni; il commercio si è animato all'aspetto delle verità filosofiche rese comuni colla stampa, e si è accesa fralle nazioni una tacita guerra d'industria la pií umana e la pií degna di uomini ragionevoli. Questi sono frutti che si debbono alla luce di questo secolo, ma pochissimi hanno esaminata e combattuta la crudeltà delle pene e l'irregolarità delle procedure criminali, parte di legislazione cosí principale e cosí trascurata in quasi tutta l'Europa, pochissimi, rimontando ai principii generali, annientarono gli errori accumulati di pií secoli, frenando almeno, con quella sola forza che hanno le verità conosciute, il troppo libero corso della mal diretta potenza, che ha dato fin ora un lungo ed autorizzato esempio di fredda atrocità. E pure i gemiti dei deboli, sacrificati alla crudele ignoranza ed alla ricca indolenza, i barbari tormenti con prodiga e inutile severità moltiplicati per delitti o non provati o chimerici, la squallidezza e gli orrori d'una prigione, aumentati dal pií crudele carnefice dei miseri, l'incertezza, doveano scuotere quella sorta di magistrati che guidano le opinioni delle menti umane.

L'immortale Presidente di Montesquieu ha rapidamente scorso su di questa materia. L'indivisibile verità mi ha forzato a seguire le tracce luminose di questo grand'uomo, ma gli uomini pensatori, pe' quali scrivo, sapranno distinguere i miei passi dai suoi. Me fortunato, se potrò ottenere, com'esso, i segreti ringraziamenti degli oscuri e pacifici seguaci della ragione, e se potrò inspirare quel dolce fremito con cui le anime sensibili rispondono a chi sostiene gl'interessi della umanità!

In every human society, there is an effort continually tending to confer on one part the height of power and happiness, and to reduce the other to the extreme of weakness and misery. The intent of good laws is to oppose this effort, and to diffuse their influence universally and equally. But men generally abandoned the care of their most important concerns to the uncertain prudence and discretion of those whose interest it is to reject the best and wisest institutions; and it is not till they have been led into a thousand mistakes in matters the most essential to their lives and liberties, and are weary of suffering, that they can be induced to apply a remedy to the evils with which they are oppressed. It is then they begin to conceive and acknowledge the most palpable truths which, from their very simplicity, commonly escape vulgar minds, incapable of analysing objects, accustomed to receive impressions, without distinction, and to be determined rather by the opinions of others than by the result of their own examination.

If we look into history we shall find that laws, which are, or ought to be, conventions between men in a state of freedom, have been, for the most part the work of the passions of a few, or the consequences of a fortuitous or temporary necessity; not dictated by a cool examiner of human nature, who knew how to collect in one point the actions of a multitude, and had this only end in view, the greatest happiness of the greatest number. Happy are those few nations who have not waited till the slow succession of human vicissitudes should, from the extremity of evil, produce a transition to good; but by prudent laws have facilitated the progress from one to the other! And how great are the obligations due from mankind to that philosopher, who, from the obscurity of his closet, had the courage to scatter among the multitude the seeds of useful truths, so long unfruitful!

The art of printing has diffused the knowledge of those philosophical truths, by which the relations between sovereigns and their subjects, and between nations are discovered. By this knowledge commerce is animated, and there has sprung up a spirit of emulation and industry, worthy of rational beings. These are the produce of this enlightened age; but the cruelty of punishments, and the irregularity of proceedings in criminal cases, so principal a part of the legislation, and so much neglected throughout Europe, has hardly ever been called in question. Efforts, accumulated through many centuries, have never yet been exposed by ascending to general principles; nor has the force of acknowledged truths been ever opposed to the unbounded licentiousness of ill-directed power, which has continually produced so many authorised examples of the most unfeeling barbarity. Surely, the groans of the weak, sacrificed to the cruel ignorance and indolence of the powerful, the barbarous torments lavished, and multiplied with useless severity, for crimes either not proved, or in their nature impossible, the filth and horrors of a prison, increased by the most cruel tormentor of the miserable, uncertainty, ought to have roused the attention of those whose business is to direct the opinions of mankind.

The immortal Montesquieu has but slightly touched on this subject. Truth, which is eternally the same, has obliged me to follow the steps of that great man; but the studious part of mankind, for whom I write, will easily distinguish the superstructure from the foundation. I shall be happy if, with him, I can obtain the secret thanks of the obscure and peaceful disciples of reason and philosophy, and excite that tender emotion in which sensible minds sympathise with him who pleads the cause of humanity.

Chapter One: Of the Origin of Punishments - Origine delle pene

Le leggi sono le condizioni, colle quali uomini indipendenti ed isolati si unirono in società, stanchi di vivere in un continuo stato di guerra e di godere una libertà resa inutile dall'incertezza di conservarla. Essi ne sacrificarono una parte per goderne il restante con sicurezza e tranquillità. La somma di tutte queste porzioni di libertà sacrificate al bene di ciascheduno forma la sovranità di una nazione, ed il sovrano è il legittimo depositario ed amministratore di quelle; ma non bastava il formare questo deposito, bisognava difenderlo dalle private usurpazioni di ciascun uomo in particolare, il quale cerca sempre di togliere dal deposito non solo la propria porzione, ma usurparsi ancora quella degli altri. Vi volevano de' motivi sensibili che bastassero a distogliere il dispotico animo di ciascun uomo dal risommergere nell'antico caos le leggi della società. Questi motivi sensibili sono le pene stabilite contro agl'infrattori delle leggi. Dico sensibili motivi, perché la sperienza ha fatto vedere che la moltitudine non adotta stabili principii di condotta, né si allontana da quel principio universale di dissoluzione, che nell'universo fisico e morale si osserva, se non con motivi che immediatamente percuotono i sensi e che di continuo si affacciano alla mente per contrabilanciare le forti impressioni delle passioni parziali che si oppongono al bene universale: né l'eloquenza, né le declamazioni, nemmeno le pií sublimi verità sono bastate a frenare per lungo tempo le passioni eccitate dalle vive percosse degli oggetti presenti.

Laws are the conditions under which men, naturally independent, united themselves in society. Weary of living in a continual state of war, and of enjoying a liberty which became of little value, from the uncertainty of its duration, they sacrificed one part of it, to enjoy the rest in peace and security. The sum of all these portions of the liberty of each individual constituted the sovereignty of a nation and was deposited in the hands of the sovereign, as the lawful administrator. But it was not sufficient only to establish this deposit; it was also necessary to defend it from the usurpation of each individual, who will always endeavour to take away from the mass, not only his own portion, but to encroach on that of others. Some motives therefore, that strike the senses were necessary to prevent the despotism of each individual from plunging society into its former chaos. Such motives are the punishments established, against the infractors of the laws. I say that motives of this kind are necessary; because experience shows, that the multitude adopt no established principle of conduct; and because society is prevented from approaching to that dissolution, (to which, as well as all other parts of the physical and moral world, it naturally tends,) only by motives that are the immediate objects of sense, and which being continually presented to the mind, are sufficient to counterbalance the effects of the passions of the individual which oppose the general good. Neither the power of eloquence nor the sublimest truths are sufficient to restrain, for any length of time, those passions which are excited by the lively impressions of present objects.

Chapter Two: Of the right to punish - Diritto di punire

Ogni pena che non derivi dall'assoluta necessità, dice il grande Montesquieu, è tirannica; proposizione che si può rendere pií generale cosí: ogni atto di autorità di uomo a uomo che non derivi dall'assoluta necessità è tirannico. Ecco dunque sopra di che è fondato il diritto del sovrano di punire i delitti: sulla necessità di difendere il deposito della salute pubblica dalle usurpazioni particolari; e tanto pií giuste sono le pene, quanto pií sacra ed inviolabile è la sicurezza, e maggiore la libertà che il sovrano conserva ai sudditi. Consultiamo il cuore umano e in esso troveremo i principii fondamentali del vero diritto del sovrano di punire i delitti, poiché non è da sperarsi alcun vantaggio durevole dalla politica morale se ella non sia fondata su i sentimenti indelebili dell'uomo. Qualunque legge devii da questi incontrerà sempre una resistenza contraria che vince alla fine, in quella maniera che una forza benché minima, se sia continuamente applicata, vince qualunque violento moto comunicato ad un corpo.

Nessun uomo ha fatto il dono gratuito di parte della propria libertà in vista del ben pubblico; questa chimera non esiste che ne' romanzi; se fosse possibile, ciascuno di noi vorrebbe che i patti che legano gli altri, non ci legassero; ogni uomo si fa centro di tutte le combinazioni del globo.

La moltiplicazione del genere umano, piccola per se stessa, ma di troppo superiore ai mezzi che la sterile ed abbandonata natura offriva per soddisfare ai bisogni che sempre pií s'incrocicchiavano tra di loro, riuní i primi selvaggi. Le prime unioni formarono necessariamente le altre per resistere alle prime, e cosí lo stato di guerra trasportossi dall'individuo alle nazioni.

Fu dunque la necessità che costrinse gli uomini a cedere parte della propria libertà: egli è adunque certo che ciascuno non ne vuol mettere nel pubblico deposito che la minima porzion possibile, quella sola che basti a indurre gli altri a difenderlo. L'aggregato di queste minime porzioni possibili forma il diritto di punire; tutto il di pií è abuso e non giustizia, è fatto, ma non già diritto. Osservate che la parola diritto non è contradittoria alla parola forza, ma la prima è piuttosto una modificazione della seconda, cioè la modificazione pií utile al maggior numero. E per giustizia io non intendo altro che il vincolo necessario per tenere uniti gl'interessi particolari, che senz'esso si scioglierebbono nell'antico stato d'insociabilità; tutte le pene che oltrepassano la necessità di conservare questo vincolo sono ingiuste di lor natura. Bisogna guardarsi di non attaccare a questa parola giustizia l'idea di qualche cosa di reale, come di una forza fisica, o di un essere esistente; ella è una semplice maniera di concepire degli uomini, maniera che influisce infinitamente sulla felicità di ciascuno; nemmeno intendo quell'altra sorta di giustizia che è emanata da Dio e che ha i suoi immediati rapporti colle pene e ricompense della vita avvenire.

Every punishment which does not arise from absolute necessity, says the great Montesquieu, is tyrannical. A proposition which may be made more general thus: every act of authority of one man over another, for which there is not an absolute necessity, is tyrannical. It is upon this then that the sovereign's right to punish crimes is founded; that is, upon the necessity of defending the public liberty, entrusted to his care, from the usurpation of individuals; and punishments are just in proportion, as the liberty, preserved by the sovereign, is sacred and valuable.

(¶ 2.2) Let us consult the human heart, and there we shall find the foundation of the sovereign's right to punish; for no advantage in moral policy can be lasting which is not founded on the indelible sentiments of the heart of man. Whatever law deviates from this principle will always meet with a resistance which will destroy it in the end; for the smallest force continually applied will overcome the most violent motion communicated to bodies.

(¶ 2.3) No man ever gave up his liberty merely for the good of the public. Such a chimera exists only in romances. Every individual wishes, if possible, to be exempt from the compacts that bind the rest of mankind.

(¶ 2.4) The multiplication of mankind, though slow, being too great, for the means which the earth, in its natural state, offered to satisfy necessities which every day became more numerous, obliged men to separate again, and form new societies. These naturally opposed the first, and a state of war was transferred from individuals to nations.

(¶ 2.5) Thus it was necessity that forced men to give up apart of their liberty. It is certain, then, that every individual would choose to put into the public stock the smallest portion possible, as much only as was sufficient to engage others to defend it. The aggregate of these, the smallest portions possible, forms the right of punishing; all that extends beyond this, is abuse, not justice.

(¶ 2.6) Observe that by justice I understand nothing more than that bond which is necessary to keep the interest of individuals united, without which men would return to their original state of barbarity. All punishments which exceed the necessity of preserving this bond are in their nature unjust. We should be cautious how we associate with the word justice an idea of any thing real, such as a physical power, or a being that actually exists. I do not, by any means, speak of the justice of God, which is of another kind, and refers immediately to rewards and punishments in a life to come.

Chapter Three: Consequences of the foregoing Principles - Conseguenze

La prima conseguenza di questi principii è che le sole leggi possono decretar le pene su i delitti, e quest'autorità non può risedere che presso il legislatore, che rappresenta tutta la società unita per un contratto sociale; nessun magistrato (che è parte di società) può con giustizia infligger pene contro ad un altro membro della società medesima. Ma una pena accresciuta al di là dal limite fissato dalle leggi è la pena giusta pií un'altra pena; dunque non può un magistrato, sotto qualunque pretesto di zelo o di ben pubblico, accrescere la pena stabilita ad un delinquente cittadino.

La seconda conseguenza è che se ogni membro particolare è legato alla società, questa è parimente legata con ogni membro particolare per un contratto che di sua natura obbliga le due parti. Questa obbligazione, che discende dal trono fino alla capanna, che lega egualmente e il pií grande e il pií miserabile fra gli uomini, non altro significa se non che è interesse di tutti che i patti utili al maggior numero siano osservati. La violazione anche di un solo, comincia ad autorizzare l'anarchia. Il sovrano, che rappresenta la società medesima, non può formare che leggi generali che obblighino tutti i membri, ma non già giudicare che uno abbia violato il contratto sociale, poiché allora la nazione si dividerebbe in due parti, una rappresentata dal sovrano, che asserisce la violazione del contratto, e l'altra dall'accusato, che la nega. Egli è dunque necessario che un terzo giudichi della verità del fatto. Ecco la necessità di un magistrato, le di cui sentenze sieno inappellabili e consistano in mere assersioni o negative di fatti particolari. La terza conseguenza è che quando si provasse che l'atrocità delle pene, se non immediatamente opposta al ben pubblico ed al fine medesimo d'impedire i delitti, fosse solamente inutile, anche in questo caso essa sarebbe non solo contraria a quelle virtí benefiche che sono l'effetto d'una ragione illuminata che preferisce il comandare ad uomini felici pií che a una greggia di schiavi, nella quale si faccia una perpetua circolazione di timida crudeltà, ma lo sarebbe alla giustizia ed alla natura del contratto sociale medesimo.

The laws only can determine the punishment of crimes; and the authority of making penal laws can only reside with the legislator, who represents the whole society united by the social compact. No magistrate then, (as he is one of the society,) can, with justice, inflict on any other member of the same society punishment that is not ordained by the laws. But as a punishment, increased beyond the degree fixed by the law, is the just punishment with the addition of another, it follows that no magistrate, even under a pretence of zeal, or the public good, should increase the punishment already determined by the laws.

(¶ 3.2) If every individual be bound to society, society is equally bound to him, by a contract which from its nature equally binds both parties. This obligation, which descends from the throne to the cottage, and equally binds the highest and lowest of mankind, signifies nothing more than that it is the interest of all, that conventions, which are useful to the greatest number, should be punctually observed. The violation of this compact by any individual is an introduction to anarchy.

(¶ 3.3) The sovereign, who represents the society itself, can only make general laws to bind the members; but it belongs not to him to judge whether any individual has violated the social compact, or incurred the punishment in consequence. For in this case there are two parties, one represented by the sovereign, who insists upon the violation of the contract, and the other is the person accused who denies it. It is necessary then that there should be a third person to decide this contest; that is to say, a judge, or magistrate, from whose determination there should be no appeal; and this determination should consist of a simple affirmation or negation of fact.

(¶ 3.4) If it can only be proved, that the severity of punishments, though not immediately contrary to the public good, or to the end for which they were intended, viz. to prevent crimes, be useless, then such severity would be contrary to those beneficent virtues, which are the consequence of enlightened reason, which instructs the sovereign to wish rather to govern men in a state of freedom and happiness than of slavery. It would also be contrary to justice and the social compact.

Chapter Four: Of the Interpretation of Laws - Interpetrazione delle leggi

Quarta conseguenza. Nemmeno l'autorità d'interpetrare le leggi penali può risedere presso i giudici criminali per la stessa ragione che non sono legislatori. I giudici non hanno ricevuto le leggi dagli antichi nostri padri come una tradizione domestica ed un testamento che non lasciasse ai posteri che la cura d'ubbidire, ma le ricevono dalla vivente società, o dal sovrano rappresentatore di essa, come legittimo depositario dell'attuale risultato della volontà di tutti; le ricevono non come obbligazioni d'un antico giuramento, nullo, perché legava volontà non esistenti, iniquo, perché riduceva gli uomini dallo stato di società allo stato di mandra, ma come effetti di un tacito o espresso giuramento, che le volontà riunite dei viventi sudditi hanno fatto al sovrano, come vincoli necessari per frenare e reggere l'intestino fermento degl'interessi particolari. Quest'è la fisica e reale autorità delle leggi. Chi sarà dunque il legittimo interpetre della legge? Il sovrano, cioè il depositario delle attuali volontà di tutti, o il giudice, il di cui ufficio è solo l'esaminare se il tal uomo abbia fatto o no un'azione contraria alle leggi?

In ogni delitto si deve fare dal giudice un sillogismo perfetto: la maggiore dev'essere la legge generale, la minore l'azione conforme o no alla legge, la conseguenza la libertà o la pena. Quando il giudice sia costretto, o voglia fare anche soli due sillogismi, si apre la porta all'incertezza.

Non v'è cosa pií pericolosa di quell'assioma comune che bisogna consultare lo spirito della legge. Questo è un argine rotto al torrente delle opinioni. Questa verità, che sembra un paradosso alle menti volgari, pií percosse da un piccol disordine presente che dalle funeste ma rimote conseguenze che nascono da un falso principio radicato in una nazione, mi sembra dimostrata. Le nostre cognizioni e tutte le nostre idee hanno una reciproca connessione; quanto pií sono complicate, tanto pií numerose sono le strade che ad esse arrivano e partono. Ciascun uomo ha il suo punto di vista, ciascun uomo in differenti tempi ne ha un diverso. Lo spirito della legge sarebbe dunque il risultato di una buona o cattiva logica di un giudice, di una facile o malsana digestione, dipenderebbe dalla violenza delle sue passioni, dalla debolezza di chi soffre, dalle relazioni del giudice coll'offeso e da tutte quelle minime forze che cangiano le apparenze di ogni oggetto nell'animo fluttuante dell'uomo. Quindi veggiamo la sorte di un cittadino cambiarsi spesse volte nel passaggio che fa a diversi tribunali, e le vite de' miserabili essere la vittima dei falsi raziocini o dell'attuale fermento degli umori d'un giudice, che prende per legittima interpetrazione il vago risultato di tutta quella confusa serie di nozioni che gli muove la mente. Quindi veggiamo gli stessi delitti dallo stesso tribunale puniti diversamente in diversi tempi, per aver consultato non la costante e fissa voce della legge, ma l'errante instabilità delle interpetrazioni.

Un disordine che nasce dalla rigorosa osservanza della lettera di una legge penale non è da mettersi in confronto coi disordini che nascono dalla interpetrazione. Un tal momentaneo inconveniente spinge a fare la facile e necessaria correzione alle parole della legge, che sono la cagione dell'incertezza, ma impedisce la fatale licenza di ragionare, da cui nascono le arbitrarie e venali controversie. Quando un codice fisso di leggi, che si debbono osservare alla lettera, non lascia al giudice altra incombenza che di esaminare le azioni de' cittadini, e giudicarle conformi o difformi alla legge scritta, quando la norma del giusto e dell'ingiusto, che deve dirigere le azioni sí del cittadino ignorante come del cittadino filosofo, non è un affare di controversia, ma di fatto, allora i sudditi non sono soggetti alle piccole tirannie di molti, tanto pií crudeli quanto è minore la distanza fra chi soffre e chi fa soffrire, pií fatali che quelle di un solo, perché il dispotismo di molti non è correggibile che dal dispotismo di un solo e la crudeltà di un dispotico è proporzionata non alla forza, ma agli ostacoli. Cosí acquistano i cittadini quella sicurezza di loro stessi che è giusta perché è lo scopo per cui gli uomini stanno in società, che è utile perché gli mette nel caso di esattamente calcolare gl'inconvenienti di un misfatto. Egli è vero altresí che acquisteranno uno spirito d'indipendenza, ma non già scuotitore delle leggi e ricalcitrante a' supremi magistrati, bensí a quelli che hanno osato chiamare col sacro nome di virtí la debolezza di cedere alle loro interessate o capricciose opinioni. Questi principii spiaceranno a coloro che si sono fatto un diritto di trasmettere agl'inferiori i colpi della tirannia che hanno ricevuto dai superiori. Dovrei tutto temere, se lo spirito di tirannia fosse componibile collo spirito di lettura.

Judges, in criminal cases, have no right to interpret the penal laws, because they are not legislators. They have not received the laws from our ancestors as a domestic tradition, or as the will of a testator, which his heirs and executors are to obey; but they receive them from a society actually existing, or from the sovereign, its representative. Even the authority of the laws is not founded on any pretended obligation, or ancient convention; which must be null, as it cannot bind those who did not exist at the time of its institution; and unjust, as it would reduce men in the ages following, to a herd of brutes, without any power of judging or acting. The laws receive their force and authority from an oath of fidelity, either tacit or expressed, which living subjects have sworn to their sovereign, in order to restrain the intestine fermentation of the private interest of individuals. From hence springs their true and natural authority. Who then is their lawful interpreter? The sovereign, that is, the representative of society, and not the judge, whose office is only to examine if a man have or have not committed an action contrary to the laws.

(¶ 4.2) In every criminal cause the judge should reason syllogistically. The major should be the general law; the minor, the conformity of the action, or its opposition to the laws; the conclusion, liberty, or punishment. If the judge be obliged by the imperfection of the laws, or chooses to make any other or more syllogisms than this, it will be an introduction to uncertainty.

(¶ 4.3) There is nothing more dangerous than the common axiom, the spirit of the laws is to be considered. To adopt it is to give way to the torrent of opinions. This may seem a paradox to vulgar minds, which are more strongly affected by the smallest disorder before their eyes, than by the most pernicious though remote consequences produced by one false principle adopted by a nation.

(¶ 4.4) Our knowledge is in proportion to the number of our ideas. The more complex these are, the greater is the variety of positions in which they may be considered. Every man hath his own particular point of view, and, at different times, sees the same objects in very different lights. The spirit of the laws will then be the result of the good or bad logic of the judge; and this will depend on his good or bad digestion, on the violence of his passions, on the rank or condition. of the accused, or on his connections with the judge, and on all those little circumstances which change the appearance of objects in the fluctuating mind of man. Hence we see the fate of a delinquent changed many times in passing through the different courts of judicature, and his life and liberty victims to the false ideas or ill humour of the judge, who mistakes the vague result of his own confused reasoning for the just interpretation of the laws. We see the same crimes punished in a different manner at different times in the same tribunals, the consequence of not having consulted the constant and invariable voice of the laws, but the erring instability of arbitrary interpretation.

(¶ 4.5) The disorders that may arise from a rigorous observance of the letter of penal laws are not to be compared with those produced by the interpretation of them. The first are temporary inconveniences which will oblige the legislature to correct the letter of the law, the want of preciseness and uncertainty of which has occasioned these disorders ; and this will put a stop to the fatal liberty of explaining, the source of arbitrary and venal declamations. When the code of laws is once fixed, it should be observed in the literal sense, and nothing more is left to the judge than to determine whether an action be or be not conformable to the written law. When the rule of right, which ought to direct the actions of the philosopher, as well as the ignorant, is a matter of controversy, not of fact, the people are slaves to the magistrates. The despotism of this multitude of tyrants is more insupportable the less the distance is between the oppressor and the oppressed, more fatal than that of one, for the tyranny of many is not to be shaken off but by having recourse to that of one alone. It is more cruel, as it meets with more opposition, and the cruelty of a tyrant is not in proportion to his strength, but to the obstacles that oppose him.

(¶ 4.6) These are the means by which security of person and property is best obtained, which is just, as it is the purpose of uniting in society; and it is useful as each person may calculate exactly the inconveniences attending every crime. By these means, subjects will acquire a spirit of independence and liberty, however it may appear to those who dare to call the weakness of submitting blindly to their capricious and interested opinions by the sacred name of virtue.

(¶ 4.7) These principles will displease those who have made it a rule with themselves to transmit to their inferiors the tyranny they suffer from their superiors. I should have every thing to fear if tyrants were to read my book; but tyrants never read.

Chapter Five: Of the Obscurity of Laws - Oscurita` delle leggi

Se l'interpetrazione delle leggi è un male, egli è evidente esserne un altro l'oscurità che strascina seco necessariamente l'interpetrazione, e lo sarà grandissimo se le leggi sieno scritte in una lingua straniera al popolo, che lo ponga nella dipendenza di alcuni pochi, non potendo giudicar da se stesso qual sarebbe l'esito della sua libertà, o dei suoi membri, in una lingua che formi di un libro solenne e pubblico un quasi privato e domestico. Che dovremo pensare degli uomini, riflettendo esser questo l'inveterato costume di buona parte della colta ed illuminata Europa! Quanto maggiore sarà il numero di quelli che intenderanno e avranno fralle mani il sacro codice delle leggi, tanto men frequenti saranno i delitti, perché non v'ha dubbio che l'ignoranza e l'incertezza delle pene aiutino l'eloquenza delle passioni.

Una conseguenza di quest'ultime riflessioni è che senza la scrittura una società non prenderà mai una forma fissa di governo, in cui la forza sia un effetto del tutto e non delle parti e in cui le leggi, inalterabili se non dalla volontà generale, non si corrompano passando per la folla degl'interessi privati. L'esperienza e la ragione ci hanno fatto vedere che la probabilità e la certezza delle tradizioni umane si sminuiscono a misura che si allontanano dalla sorgente. Che se non esiste uno stabile monumento del patto sociale, come resisteranno le leggi alla forza inevitabile del tempo e delle passioni?

Da ciò veggiamo quanto sia utile la stampa, che rende il pubblico, e non alcuni pochi, depositario delle sante leggi, e quanto abbia dissipato quello spirito tenebroso di cabala e d'intrigo che sparisce in faccia ai lumi ed alle scienze apparentemente disprezzate e realmente temute dai seguaci di lui. Questa è la cagione, per cui veggiamo sminuita in Europa l'atrocità de' delitti che facevano gemere gli antichi nostri padri, i quali diventavano a vicenda tiranni e schiavi. Chi conosce la storia di due o tre secoli fa, e la nostra, potrà vedere come dal seno del lusso e della mollezza nacquero le pií dolci virtí, l'umanità, la beneficenza, la tolleranza degli errori umani. Vedrà quali furono gli effetti di quella che chiamasi a torto antica semplicità e buona fede: l'umanità gemente sotto l'implacabile superstizione, l'avarizia, l'ambizione di pochi tinger di sangue umano gli scrigni dell'oro e i troni dei re, gli occulti tradimenti, le pubbliche stragi, ogni nobile tiranno della plebe, i ministri della verità evangelica lordando di sangue le mani che ogni giorno toccavano il Dio di mansuetudine, non sono l'opera di questo secolo illuminato, che alcuni chiamano corrotto.

If the power of interpreting laws be an evil, obscurity in them must be another, as the former is the consequence of the latter. This evil will be still greater if the laws be written in a language unknown to the people; who, being ignorant of the consequences of their own actions, become necessarily dependent on a few, who are interpreters of the laws, which, instead of being public and general, are thus rendered private and particular. What must we think of mankind when we reflect, that such is the established custom of the greatest part of our polished and enlightened Europe? Crimes will be less frequent in proportion as the code of laws is more universally read and understood; for there is no doubt but that the eloquence of the passions is greatly assisted by the ignorance and uncertainty of punishments.

(¶ 5.2) Hence it follows, that, without written laws, no society will ever acquire a fixed form of government, in which the power is vested in the whole, and not in any part of the society; and in which the laws are not to be altered but by the will of the whole, nor corrupted by the force of private interest. Experience and reason show us that the probability of human traditions diminishes in proportion as they are distant from. their sources. How then can laws resist the inevitable force of time, if there be not a lasting monument of the social compact.

(¶ 5.3) Hence we see the use of printing, which alone makes the public, and not a few individuals, the guardians and defenders of the laws. It is this art which by diffusing literature, has gradually dissipated the gloomy spirit of cabal and intrigue. To this art it is owing that the atrocious crimes of our ancestors, who were alternately slaves and tyrants, are become less frequent. Those who are acquainted with the history of the two or three last centuries may observe, how from the lap of luxury and effeminacy have sprung the most tender virtues, humanity, benevolence, and toleration of human errors. They may contemplate the effects of what was so improperly called ancient simplicity and good faith; humanity groaning under implacable superstition, the avarice and ambition of a few staining with human blood the drones and palaces of kings, secret treasons and public massacres, every noble a tyrant over the people, and the ministers of the gospel of Christ bathing their hands in blood in the name of the God of all mercy. We may talk as we please of the corruption and degeneracy of the present age, but happily we see no such horrid examples of cruelty and oppression.

Chapter Six: Of the Proportion between Crimes and Punishments - Proporzione fra I delitti e le pene

Non solamente è interesse comune che non si commettano delitti, ma che siano pií rari a proporzione del male che arrecano alla società. Dunque pií forti debbono essere gli ostacoli che risospingono gli uomini dai delitti a misura che sono contrari al ben pubblico, ed a misura delle spinte che gli portano ai delitti. Dunque vi deve essere una proporzione fra i delitti e le pene.

È impossibile di prevenire tutti i disordini nell'universal combattimento delle passioni umane. Essi crescono in ragione composta della popolazione e dell'incrocicchiamento degl'interessi particolari che non è possibile dirigere geometricamente alla pubblica utilità. All'esattezza matematica bisogna sostituire nell'aritmetica politica il calcolo delle probabilità. Si getti uno sguardo sulle storie e si vedranno crescere i disordini coi confini degl'imperi, e, scemando nell'istessa proporzione il sentimento nazionale, la spinta verso i delitti cresce in ragione dell'interesse che ciascuno prende ai disordini medesimi: perciò la necessità di aggravare le pene si va per questo motivo sempre pií aumentando.

Quella forza simile alla gravità, che ci spinge al nostro ben essere, non si trattiene che a misura degli ostacoli che gli sono opposti. Gli effetti di questa forza sono la confusa serie delle azioni umane: se queste si urtano scambievolmente e si offendono, le pene, che io chiamerei ostacoli politici, ne impediscono il cattivo effetto senza distruggere la causa impellente, che è la sensibilità medesima inseparabile dall'uomo, e il legislatore fa come l'abile architetto di cui l'officio è di opporsi alle direzioni rovinose della gravità e di far conspirare quelle che contribuiscono alla forza dell'edificio.

Data la necessità della riunione degli uomini, dati i patti, che necessariamente risultano dalla opposizione medesima degl'interessi privati, trovasi una scala di disordini, dei quali il primo grado consiste in quelli che distruggono immediatamente la società, e l'ultimo nella minima ingiustizia possibile fatta ai privati membri di essa. Tra questi estremi sono comprese tutte le azioni opposte al ben pubblico, che chiamansi delitti, e tutte vanno, per gradi insensibili, decrescendo dal pií sublime al pií infimo. Se la geometria fosse adattabile alle infinite ed oscure combinazioni delle azioni umane, vi dovrebbe essere una scala corrispondente di pene, che discendesse dalla pií forte alla pií debole: ma basterà al saggio legislatore di segnarne i punti principali, senza turbar l'ordine, non decretando ai delitti del primo grado le pene dell'ultimo. Se vi fosse una scala esatta ed universale delle pene e dei delitti, avremmo una probabile e comune misura dei gradi di tirannia e di libertà, del fondo di umanità o di malizia delle diverse nazioni.

Qualunque azione non compresa tra i due sovraccennati limiti non può essere chiamata delitto, o punita come tale, se non da coloro che vi trovano il loro interesse nel cosí chiamarla. La incertezza di questi limiti ha prodotta nelle nazioni una morale che contradice alla legislazione; pií attuali legislazioni che si escludono scambievolmente; una moltitudine di leggi che espongono il pií saggio alle pene pií rigorose, e però resi vaghi e fluttuanti i nomi di vizio e di virtí, e però nata l'incertezza della propria esistenza, che produce il letargo ed il sonno fatale nei corpi politici. Chiunque leggerà con occhio filosofico i codici delle nazioni e i loro annali, troverà quasi sempre i nomi di vizio e di virtí, di buon cittadino o di reo cangiarsi colle rivoluzioni dei secoli, non in ragione delle mutazioni che accadono nelle circostanze dei paesi, e per conseguenza sempre conformi all'interesse comune, ma in ragione delle passioni e degli errori che successivamente agitarono i differenti legislatori. Vedrà bene spesso che le passioni di un secolo sono la base della morale dei secoli futuri, che le passioni forti, figlie del fanatismo e dell'entusiasmo, indebolite e rose, dirò cosí, dal tempo, che riduce tutti i fenomeni fisici e morali all'equilibrio, diventano a poco a poco la prudenza del secolo e lo strumento utile in mano del forte e dell'accorto. In questo modo nacquero le oscurissime nozioni di onore e di virtí, e tali sono perché si cambiano colle rivoluzioni del tempo che fa sopravvivere i nomi alle cose, si cambiano coi fiumi e colle montagne che sono bene spesso i confini, non solo della fisica, ma della morale geografia.

Se il piacere e il dolore sono i motori degli esseri sensibili, se tra i motivi che spingono gli uomini anche alle pií sublimi operazioni, furono destinati dall'invisibile legislatore il premio e la pena, dalla inesatta distribuzione di queste ne nascerà quella tanto meno osservata contradizione, quanto pií comune, che le pene puniscano i delitti che hanno fatto nascere. Se una pena uguale è destinata a due delitti che disugualmente offendono la società, gli uomini non troveranno un pií forte ostacolo per commettere il maggior delitto, se con esso vi trovino unito un maggior vantaggio.

It is not only the common interest of mankind that crimes should not be committed, but that crimes of every kind should be less frequent, in proportion to the evil they produce to society. Therefore the means made use of by the legislature to prevent crimes should be more powerful in proportion as they are destructive of the public safety and happiness, and as the inducements to commit them are stronger. Therefore there ought to be a fixed proportion between crimes and punishments.

(¶ 6.2) It is impossible to prevent entirely all the disorders which the passions of mankind cause in society. These disorders increase in proportion to the number of people and the opposition of private interests. If we consult history, we shall find them increasing, in every state, with the extent of dominion. In political arithmetic, it is necessary to substitute a calculation of probabilities to mathematical exactness. That force which continually impels us to our own private interest, like gravity, acts incessantly, unless it meets with an obstacle to oppose it. The effect of this force are the confused series of human actions. Punishments, which I would call political obstacles, prevent the fatal effects of private interest, without destroying the impelling cause, which is that sensibility inseparable from man. The legislator acts, in this case, like a skilful architect, who endeavours to counteract the force of gravity by combining the circumstances which may contribute to the strength of his edifice.

(¶ 6.3) The necessity of uniting in society being granted, together with the conventions which the opposite interests of individuals must necessarily require, a scale of crimes may be formed, of which the first degree should consist of those which immediately tend to the dissolution of society, and the last of the smallest possible injustice done to a private member of that society. Between these extremes will be comprehended all actions contrary to the public good which are called criminal, and which descend by insensible degrees, decreasing from the highest to the lowest. If mathematical calculation could be applied to the obscure and infinite combinations of human actions, there might be a corresponding scale of punishments, descending from the greatest to the least; but it will be sufficient that the wise legislator mark the principal divisions, without disturbing the order, left to crimes of the first degree be assigned punishments of the last. If there were an exact and universal scale of crimes and punishments, we should there have a common measure of the degree of liberty and slavery, humanity and cruelty of different nations.

(¶ 6.4) Any action which is not comprehended in the above mentioned scale will not be called a crime, or punished as such, except by those who have an interest in the denomination. The uncertainty of the extreme points of this scale hath produced system of morality which contradicts the laws, multitude of laws that contradict each other, and many which expose the best men to the severest punishments, rendering the ideas of vice and virtue vague and fluctuating and even their existence doubtful. Hence that fatal lethargy of political bodies, which terminates in their destruction.

(¶ 6.5) Whoever reads, with a philosophic eye, the history of nations, and their laws, will generally find, that the ideas of virtue and vice, of a good or bad citizen, change with the revolution of ages, not in proportion to the alteration of circumstances, and consequently conformable to the common good, but in proportion to the passions and errors by which the different lawgivers were successively influenced. He will frequently observe that the passions and vices of one age are the foundation of the morality of the following; that violent passion, the offspring of fanaticism and enthusiasm, being weakened by time, which reduces all the phenomena of the natural and moral world to an equality, become, by degrees, the prudence of the age, and an useful instrument in the hands of the powerful or artful politician. Hence the uncertainty of our notions of honour and virtue; an uncertainty which will ever remain, because they change with the revolutions of time, and names survive the things they originally signified; they change with the boundaries of states, which are often the same both in physical and moral geography.

(¶ 6.6) Pleasure and pain are the only springs of actions in beings endowed with sensibility. Even amongst the motives which incite men to acts of religion, the invisible legislator has ordained rewards and punishments. From a partial distribution of these will arise that contradiction, so little observed, because so common, I mean that of punishing by the laws the crimes which the laws have occasioned. If an equal punishment be ordained for two crimes that injure society in different degrees, there is nothing to deter men from committing the greater as often as it is attended with greater advantage.

Chapter Seven: Of estimating the Degree of Crimes - Errori nella misura delle pene

Le precedenti riflessioni mi danno il diritto di asserire che l'unica e vera misura dei delitti è il danno fatto alla nazione, e però errarono coloro che credettero vera misura dei delitti l'intenzione di chi gli commette. Questa dipende dalla impressione attuale degli oggetti e dalla precedente disposizione della mente: esse variano in tutti gli uomini e in ciascun uomo, colla velocissima successione delle idee, delle passioni e delle circostanze. Sarebbe dunque necessario formare non solo un codice particolare per ciascun cittadino, ma una nuova legge ad ogni delitto. Qualche volta gli uomini colla migliore intenzione fanno il maggior male alla società; e alcune altre volte colla pií cattiva volontà ne fanno il maggior bene.

Altri misurano i delitti pií dalla dignità della persona offesa che dalla loro importanza riguardo al ben pubblico. Se questa fosse la vera misura dei delitti, una irriverenza all'Essere degli esseri dovrebbe pií atrocemente punirsi che l'assassinio d'un monarca, la superiorità della natura essendo un infinito compenso alla differenza dell'offesa.

Finalmente alcuni pensarono che la gravezza del peccato entrasse nella misura dei delitti. La fallacia di questa opinione risalterà agli occhi d'un indifferente esaminatore dei veri rapporti tra uomini e uomini, e tra uomini e Dio. I primi sono rapporti di uguaglianza. La sola necessità ha fatto nascere dall'urto delle passioni e dalle opposizioni degl'interessi l'idea della utilità comune, che è la base della giustizia umana; i secondi sono rapporti di dipendenza da un Essere perfetto e creatore, che si è riserbato a sé solo il diritto di essere legislatore e giudice nel medesimo tempo, perché egli solo può esserlo senza inconveniente. Se ha stabilito pene eterne a chi disobbedisce alla sua onnipotenza, qual sarà l'insetto che oserà supplire alla divina giustizia, che vorrà vendicare l'Essere che basta a se stesso, che non può ricevere dagli oggetti impressione alcuna di piacere o di dolore, e che solo tra tutti gli esseri agisce senza reazione? La gravezza del peccato dipende dalla imperscrutabile malizia del cuore. Questa da esseri finiti non può senza rivelazione sapersi. Come dunque da questa si prenderà norma per punire i delitti? Potrebbono in questo caso gli uomini punire quando Iddio perdona, e perdonare quando Iddio punisce. Se gli uomini possono essere in contradizione coll'Onnipossente nell'offenderlo, possono anche esserlo col punire.

The foregoing reflections authorise me to assert that crimes are only to be measured by the injury done to society.

(¶ 7.2) They err, therefore, who imagine that a crime is greater or less according to the intention of the person by whom it is committed; for this will depend on the actual impression of objects on the senses, and on the previous disposition of the mind; both which will vary in different persons, and even in the same person at different times according to the succession of ideas, passions, and circumstances. Upon that system it would be necessary to form, not only a particular code for every individual, but a new penal law for every crime. Men, often with the best intention, do the greatest injury to society, and, with the worst, do it the most essential services.

(¶ 7.3) Others have estimated crimes rather by the dignity of the person offended than by their consequences to society. If this were the true standard, the smallest irreverence to the Divine Being ought to be punished with infinitely more severity than the assassination of a monarch.

(¶ 7.4) In short, others have imagined, that the greatness of the sin should aggravate the crime. But the fallacy of this opinion will appear on the slightest consideration of the relations between man and man, and between God and man. The relations between man and man are relations of equality. Necessity alone hath produced, from the opposition of private passions and interests, the idea of public utility, which is the foundation of human justice. The other are relations of dependence, between an imperfect creature and his Creator, the most perfect of beings, who has reserved to himself the sole right of being both lawgiver and judge; for he alone can, without injustice, be, at the same time, both one and the other. If he hath decreed eternal punishments for those who disobey his will, shall an insect dare to put himself in the place of divine justice, or pretend to punish for the Almighty, who is himself all sufficient, who cannot receive impressions of pleasure or pain, and who alone, of all other beings, acts without being acted upon? The degree of sin depends on the malignity of the heart, which is impenetrable to finite beings. How then can the degree of sin serve as a standard to determine the degree of crimes? If that were admitted, men may punish when God pardons, and pardon when God condemns; and thus act in opposition to the Supreme Being.

Chapter Eight: Of the Division of Crimes - Divisione dei delitti

Abbiamo veduto qual sia la vera misura dei delitti, cioè il danno della società. Questa è una di quelle palpabili verità che, quantunque non abbian bisogno né di quadranti, né di telescopi per essere scoperte, ma sieno alla portata di ciascun mediocre intelletto, pure per una maravigliosa combinazione di circostanze non sono con decisa sicurezza conosciute che da alcuni pochi pensatori, uomini d'ogni nazione e d'ogni secolo. Ma le opinioni asiatiche, ma le passioni vestite d'autorità e di potere hanno, la maggior parte delle volte per insensibili spinte, alcune poche per violente impressioni sulla timida credulità degli uomini, dissipate le semplici nozioni, che forse formavano la prima filosofia delle nascenti società ed a cui la luce di questo secolo sembra che ci riconduca, con quella maggior fermezza però che può essere somministrata da un esame geometrico, da mille funeste sperienze e dagli ostacoli medesimi. Or l'ordine ci condurrebbe ad esaminare e distinguere tutte le differenti sorte di delitti e la maniera di punirgli, se la variabile natura di essi per le diverse circostanze dei secoli e dei luoghi non ci obbligasse ad un dettaglio immenso e noioso. Mi basterà indicare i principii pií generali e gli errori pií funesti e comuni per disingannare sí quelli che per un mal inteso amore di libertà vorrebbono introdurre l'anarchia, come coloro che amerebbero ridurre gli uomini ad una claustrale regolarità.

Alcuni delitti distruggono immediatamente la società, o chi la rappresenta; alcuni offendono la privata sicurezza di un cittadino nella vita, nei beni, o nell'onore; alcuni altri sono azioni contrarie a ciò che ciascuno è obbligato dalle leggi di fare, o non fare, in vista del ben pubblico. I primi, che sono i massimi delitti, perché pií dannosi, son quelli che chiamansi di lesa maestà. La sola tirannia e l'ignoranza, che confondono i vocaboli e le idee pií chiare, possono dar questo nome, e per conseguenza la massima pena, a' delitti di differente natura, e rendere cosí gli uomini, come in mille altre occasioni, vittime di una parola. Ogni delitto, benché privato, offende la società, ma ogni delitto non ne tenta la immediata distruzione. Le azioni morali, come le fisiche, hanno la loro sfera limitata di attività e sono diversamente circonscritte, come tutti i movimenti di natura, dal tempo e dallo spazio; e però la sola cavillosa interpetrazione, che è per l'ordinario la filosofia della schiavitú, può confondere ciò che dall'eterna verità fu con immutabili rapporti distinto.

Dopo questi seguono i delitti contrari alla sicurezza di ciascun particolare. Essendo questo il fine primario di ogni legittima associazione, non può non assegnarsi alla violazione del dritto di sicurezza acquistato da ogni cittadino alcuna delle pene pií considerabili stabilita dalle leggi.

L'opinione che ciaschedun cittadino deve avere di poter fare tutto ciò che non è contrario alle leggi senza temerne altro inconveniente che quello che può nascere dall'azione medesima, questo è il dogma politico che dovrebb'essere dai popoli creduto e dai supremi magistrati colla incorrotta custodia delle leggi predicato; sacro dogma, senza di cui non vi può essere legittima società, giusta ricompensa del sacrificio fatto dagli uomini di quell'azione universale su tutte le cose che è comune ad ogni essere sensibile, e limitata soltanto dalle proprie forze. Questo forma le libere anime e vigorose e le menti rischiaratrici, rende gli uomini virtuosi, ma di quella virtí che sa resistere al timore, e non di quella pieghevole prudenza, degna solo di chi può soffrire un'esistenza precaria ed incerta. Gli attentati dunque contro la sicurezza e libertà dei cittadini sono uno de' maggiori delitti, e sotto questa classe cadono non solo gli assassinii e i furti degli uomini plebei, ma quelli ancora dei grandi e dei magistrati, l'influenza dei quali agisce ad una maggior distanza e con maggior vigore, distruggendo nei sudditi le idee di giustizia e di dovere, e sostituendo quella del diritto del pií forte, pericoloso del pari in chi lo esercita e in chi lo soffre.

We have proved then, that crimes are to be estimated by the injury done to society. This is one of those palpable truths which though evident to the meanest capacity, yet by a combination of circumstances, are only known to a few thinking men in every nation, and in every age. But opinions, worthy only of the despotism of Asia, and passions, armed with power and authority, have, generally by insensible, and sometimes by violent impressions on the timid credulity of men, effaced those simple ideas which perhaps constituted the first philosophy of an infant society. Happily the philosophy of the present enlightened age seems again to conduct us to the same principles, and with that degree of certainty which is obtained by a rational examination and repeated experience.

(¶ 8.2) A scrupulous adherence to order would require, that we should now examine and distinguish the different species of crimes and the modes of punishment; but they are so variable in their nature, from the different circumstances of ages and countries, that the detail would be tiresome and endless. It will be sufficient for my purpose to point out the most general principles, and the most common and dangerous errors, in order to undeceive as well those who, from a mistaken zeal for liberty, would introduce anarchy and confusion, as those who pretend to reduce society in general to the regularity of a covenant.

(¶ 8.3) Some crimes are immediately destructive of society, or its representative; others attack the private security of the life, property, or honour of individuals; and a third class consists of such actions as are contrary to the laws which relate to the general good of the community.

(¶ 8.4) The first, which are of the highest degree, as they are most destructive to society, are called crimes of leze-majesty (High Treason). Tyranny and ignorance, which have confounded the clearest terms and ideas, have given this appellation to crimes of a different nature, and consequently have established the same punishment for each; and, on this occasion, as on a thousand others, men have been sacrificed victims to a word. Every crime, even of the most private nature, injures society; but every crime does not threaten its immediate destruction. Moral as well as physical actions have their sphere of activity differently circumscribed, like all the movements of nature, by time and space; it is therefore a sophistical interpretation, the common philosophy of slaves, that would confound the limits of things established by eternal truth.

(¶ 8.5) To these succeed crimes which are destructive of the security of individuals. This security being the principal end of all society, and to which every citizen hath an undoubted right, it becomes indispensably necessary, that to these crimes the greatest of punishments should be assigned.

(¶ 8.6) The opinion, that every member of society has a right to do any thing that is not contrary to the laws, without fearing any other inconveniences than those which are the natural consequences of the action itself, is a political dogma, which should be defended by the laws, inculcated by the magistrates, and believed by the people; a sacred dogma, without which there can be no lawful society, a just recompense for our sacrifice of that universal liberty of action common to all sensible beings, and only limited by our natural powers. By this principle our minds become free, active, and vigorous; by this alone we are inspired with that virtue which knows no fear, so different from that pliant prudence, worthy of those only who can bear a precarious existence.

(¶ 8.7) Attempts, therefore, against the life and liberty of a citizen are crimes of the highest nature. Under this head we comprehend not only assassinations and robberies committed by the populace, but by grandees and magistrates, whose example acts with more force, and at a greater distance destroying the ideas of justice and duty among the subjects, and substituting that of the right of the strongest, equally dangerous to those who exercise it and to those who suffer.

Chapter Nine: Of Honour - Dell'onore

V'è una contradizione rimarcabile fralle leggi civili, gelose custodi pií d'ogni altra cosa del corpo e dei beni di ciascun cittadino, e le leggi di ciò che chiamasi onore, che vi preferisce l'opinione. Questa parola onore è una di quelle che ha servito di base a lunghi e brillanti ragionamenti, senza attaccarvi veruna idea fissa e stabile. Misera condizione delle menti umane che le lontanissime e meno importanti idee delle rivoluzioni dei corpi celesti sieno con pií distinta cognizione presenti che le vicine ed importantissime nozioni morali, fluttuanti sempre e confuse secondo che i venti delle passioni le sospingono e l'ignoranza guidata le riceve e le trasmette! Ma sparirà l'apparente paradosso se si consideri che come gli oggetti troppo vicini agli occhi si confondono, cosí la troppa vicinanza delle idee morali fa che facilmente si rimescolino le moltissime idee semplici che le compongono, e ne confondano le linee di separazione necessarie allo spirito geometrico che vuol misurare i fenomeni della umana sensibilità. E scemerà del tutto la maraviglia nell'indifferente indagatore delle cose umane, che sospetterà non esservi per avventura bisogno di tanto apparato di morale, né di tanti legami per render gli uomini felici e sicuri.

Quest'onore dunque è una di quelle idee complesse che sono un aggregato non solo d'idee semplici, ma d'idee parimente complicate, che nel vario affacciarsi alla mente ora ammettono ed ora escludono alcuni de' diversi elementi che le compongono; né conservano che alcune poche idee comuni, come pií quantità complesse algebraiche ammettono un comune divisore. Per trovar questo comune divisore nelle varie idee che gli uomini si formano dell'onore è necessario gettar rapidamente un colpo d'occhio sulla formazione delle società. Le prime leggi e i primi magistrati nacquero dalla necessità di riparare ai disordini del fisico dispotismo di ciascun uomo; questo fu il fine institutore della società, e questo fine primario si è sempre conservato, realmente o in apparenza, alla testa di tutti i codici, anche distruttori; ma l'avvicinamento degli uomini e il progresso delle loro cognizioni hanno fatto nascere una infinita serie di azioni e di bisogni vicendevoli gli uni verso gli altri, sempre superiori alla providenza delle leggi ed inferiori all'attuale potere di ciascuno. Da quest'epoca cominciò il dispotismo della opinione, che era l'unico mezzo di ottenere dagli altri quei beni, e di allontanarne quei mali, ai quali le leggi non erano sufficienti a provvedere. E l'opinione è quella che tormenta il saggio ed il volgare, che ha messo in credito l'apparenza della virtí al di sopra della virtí stessa, che fa diventar missionario anche lo scellerato, perché vi trova il proprio interesse. Quindi i suffragi degli uomini divennero non solo utili, ma necessari, per non cadere al disotto del comune livello. Quindi se l'ambizioso gli conquista come utili, se il vano va mendicandoli come testimoni del proprio merito, si vede l'uomo d'onore esigerli come necessari. Quest'onore è una condizione che moltissimi uomini mettono alla propria esistenza. Nato dopo la formazione della società, non poté esser messo nel comune deposito, anzi è un instantaneo ritorno nello stato naturale e una sottrazione momentanea della propria persona da quelle leggi che in quel caso non difendono bastantemente un cittadino.

Quindi e nell'estrema libertà politica e nella estrema dipendenza spariscono le idee dell'onore, o si confondono perfettamente con altre: perché nella prima il dispotismo delle leggi rende inutile la ricerca degli altrui suffragi; nella seconda, perché il dispotismo degli uomini, annullando l'esistenza civile, gli riduce ad una precaria e momentanea personalità. L'onore è dunque uno dei principii fondamentali di quelle monarchie che sono un dispotismo sminuito, e in esse sono quello che negli stati dispotici le rivoluzioni, un momento di ritorno nello stato di natura, ed un ricordo al padrone dell'antica uguaglianza.

There is a remarkable difference between the civil laws, those jealous guardians of life and property, and the laws of what is called honour, which particularly respects the opinion of others. Honour is a term which has been the foundation of many long and brilliant reasonings, without annexing to it any precise or fixed idea. How miserable is the condition of the human mind, to which the most distant and least essential matters, the revolutions of the heavenly bodies, are more distinctly known than the most interesting truths of morality, which are always confused and fluctuating, as they happen to be driven by the gales of passion, or received and transmitted by ignorance! But this will cease to appear strange, if it be considered, that as objects, when too near the eye appear confused, so the too great vicinity of the ideas of morality is the reason why the simple ideas of which they are composed are easily confounded, but which must be separated before we can investigate the phenomena of human sensibility; and the intelligent observer of human nature will cease to be surprised, that so many ties, and such an apparatus of morality, are necessary to the security and happiness of mankind.

(¶ 9.2) Honour, then, is one of those complex ideas which are an aggregate not only of simple ones, but of others so complicated, that, in their various modes of affecting the human mind, they sometimes admit and sometimes exclude part of the elements of which they are composed, retaining only some few of the most common, as many algebraic quantities admit one common divisor. To find this common divisor of the different ideas attached to the word honour, it will be necessary to go back to the original formation of society.

(¶ 9.3) The first laws and the first magistrates owed their existence to the necessity of preventing the disorders which the natural despotism of individuals would unavoidably produce. This was the object of the establishment of society, and was, either in reality or in appearance, the principal design of all codes of laws, even the most pernicious. But the more intimate connexions of men, and the progress of their knowledge, gave rise to an infinite number of necessities and mutual acts of friendship between the members of society. These necessities were not foreseen by the laws, and could not be satisfied by the actual power of each individual. At this epoch began to be established the despotism of opinion, as being the only means of obtaining those benefits which the law could not procure, and of removing those evils against which the laws were no security. It is opinion, that tormentor of the wise and the ignorant, that has exalted the appearance of virtue above virtue itself. Hence the esteem of men becomes not only useful but necessary to every one, to prevent his sinking below the common level. The ambitious man grasps at it, as being necessary to his designs; the vain man sues for it, as a testimony of his merit; the honest man demands it, as his due; and most men consider it as necessary to their existence.

(¶ 9.4) Honour, being produced after the formation of society, could not be a part of the common deposite, and therefore, whilst we act under its influence, we return, for that instant, to a state of nature and withdraw ourselves from the laws, which, in this case, are insufficient for our protection.

(¶ 9.5) Hence it follows, that, in extreme political liberty, and in absolute despotism, all ideas of honour disappear, or are confounded with others. In the first case, reputation becomes useless from the despotism of the laws; and in the second, the despotism of one man, annulling all civil existence, reduces the rest to a precarious and temporary personality. Honour, then, is one of the fundamental principles of those monarchies which are a limited despotism ; and in those, like revolutions in despotic states, it is a momentary return to state of nature and original equality.

Chapter Ten: Of Duelling - Dei duelli.

Da questa necessità degli altrui suffragi nacquero i duelli privati, ch'ebbero appunto la loro origine nell'anarchia delle leggi. Si pretendono sconosciuti all'antichità, forse perché gli antichi non si radunavano sospettosamente armati nei tempii, nei teatri e cogli amici; forse perché il duello era uno spettacolo ordinario e comune che i gladiatori schiavi ed avviliti davano al popolo, e gli uomini liberi sdegnavano d'esser creduti e chiamati gladiatori coi privati combattimenti. Invano gli editti di morte contro chiunque accetta un duello hanno cercato estirpare questo costume, che ha il suo fondamento in ciò che alcuni uomini temono pií che la morte, poiché privandolo degli altrui suffragi, l'uomo d'onore si prevede esposto o a divenire un essere meramente solitario, stato insoffribile ad un uomo socievole, ovvero a divenire il bersaglio degl'insulti e dell'infamia, che colla ripetuta loro azione prevalgono al pericolo della pena. Per qual motivo il minuto popolo non duella per lo pií come i grandi? Non solo perché è disarmato, ma perché la necessità degli altrui suffragi è meno comune nella plebe che in coloro che, essendo pií elevati, si guardano con maggior sospetto e gelosia.

Non è inutile il ripetere ciò che altri hanno scritto, cioè che il miglior metodo di prevenire questo delitto è di punire l'aggressore, cioè chi ha dato occasione al duello, dichiarando innocente chi senza sua colpa è stato costretto a difendere ciò che le leggi attuali non assicurano, cioè l'opinione, ed ha dovuto mostrare a' suoi concittadini ch'egli teme le sole leggi e non gli uomini.

From the necessity of the esteem of others have arisen single combats, and they have been established by the anarchy of the laws. They are thought to have been unknown to the ancients, perhaps because they did not assemble in their temples, in their theatres, or with their friends, suspiciously armed with swords; and, perhaps, because single combats were a common spectacle, exhibited to the people by gladiators, who were slaves, and whom freemen disdained to imitate.

(¶ 10.2) In vain have the laws endeavoured to abolish this custom by punishing the offenders with death. A man of honour, deprived of the esteem of others, foresees that be must be reduced either to a solitary existence, insupportable to a social creature, or become the object of perpetual insult; considerations sufficient to overcome the fear of death.

(¶ 10.3) What is the reason that duels are not so frequent among the common people as amongst the great? not only because they do not wear swords, but because to men of that class reputation is of less importance than it is to those of a higher rank, who commonly regard each other with distrust and jealousy.

(¶ 10.4) It may not be without its use to repeat here what has been mentioned by other writers, viz. that the best method of preventing this crime is to punish the aggressor, that is, the person who gave occasion to the duel, and to acquit him who, without any fault on his side, is obliged to defend that which is not sufficiently secured to him by the laws.

Chapter Eleven: Of crimes which disturb the Public Tranquillity - Della tranquillita' pubblica

Finalmente, tra i delitti della terza specie sono particolarmente quelli che turbano la pubblica tranquillità e la quiete de' cittadini, come gli strepiti e i bagordi nelle pubbliche vie destinate al commercio ed al passeggio de' cittadini, come i fanatici sermoni, che eccitano le facili passioni della curiosa moltitudine, le quali prendono forza dalla frequenza degli uditori e pií dall'oscuro e misterioso entusiasmo che dalla chiara e tranquilla ragione, la quale mai non opera sopra una gran massa d'uomini.

La notte illuminata a pubbliche spese, le guardie distribuite ne' differenti quartieri della città, i semplici e morali discorsi della religione riserbati al silenzio ed alla sacra tranquillità dei tempii protetti dall'autorità pubblica, le arringhe destinate a sostenere gl'interessi privati e pubblici nelle adunanze della nazione, nei parlamenti o dove risieda la maestà del sovrano, sono tutti mezzi efficaci per prevenire il pericoloso addensamento delle popolari passioni. Questi formano un ramo principale della vigilanza del magistrato, che i francesi chiamano della police; ma se questo magistrato operasse con leggi arbitrarie e non istabilite da un codice che giri fralle mani di tutti i cittadini, si apre una porta alla tirannia, che sempre circonda tutti i confini della libertà politica. Io non trovo eccezione alcuna a quest'assioma generale, che ogni cittadino deve sapere quando sia reo o quando sia innocente. Se i censori, e in genere i magistrati arbitrari, sono necessari in qualche governo, ciò nasce dalla debolezza della sua costituzione, e non dalla natura di governo bene organizzato. L'incertezza della propria sorte ha sacrificate pií vittime all'oscura tirannia che non la pubblica e solenne crudeltà. Essa rivolta gli animi pií che non gli avvilisce. Il vero tiranno comincia sempre dal regnare sull'opinione, che previene il coraggio, il quale solo può risplendere o nella chiara luce della verità, o nel fuoco delle passioni, o nell'ignoranza del pericolo.

Ma quali saranno le pene convenienti a questi delitti? La morte è ella una pena veramente utile e necessaria per la sicurezza e pel buon ordine della società? La tortura e i tormenti sono eglino giusti, e ottengon eglino il fine che si propongono le leggi? Qual è la miglior maniera di prevenire i delitti? Le medesime pene sono elleno egualmente utili in tutt'i tempi? Qual influenza hanno esse su i costumi? Questi problemi meritano di essere sciolti con quella precisione geometrica a cui la nebbia dei sofismi, la seduttrice eloquenza ed il timido dubbio non posson resistere. Se io non avessi altro merito che quello di aver presentato il primo all'Italia con qualche maggior evidenza ciò che altre nazioni hanno osato scrivere e cominciano a praticare, io mi stimerei fortunato; ma se sostenendo i diritti degli uomini e dell'invincibile verità contribuissi a strappare dagli spasimi e dalle angosce della morte qualche vittima sfortunata della tirannia o dell'ignoranza, ugualmente fatale, le benedizioni e le lagrime anche d'un solo innocente nei trasporti della gioia mi consolerebbero dal disprezzo degli uomini.

Another class of crimes are those which disturb the public tranquillity and the quiet of the citizens; such as tumults and riots in the public streets, which are intended for commerce and the passage of the inhabitants; the discourses of fanatics, which rouse the passions of the curious multitude, and gain strength from the number of their hearers, who, though deaf to calm and solid reasoning, are always affected by obscure and mysterious enthusiasm.

(¶ 11.2) The illumination of the streets during the night at the public expense, guards stationed in different quarters of the city, the plain and moral discourses of religion reserved for the silence and tranquillity of churches, and protected by authority, and harangues in support of the interest of the public, delivered only at the general meetings of the nation, in parliament, or where the sovereign resides, are all means to prevent the dangerous effects of the misguided passions of the people. These should be the principal objects of the vigilance of a magistrate, and which the French call police; but if this magistrate should act in an arbitrary manner, and not in conformity to the code of laws) which ought to be in the hands of every member of the community, he opens a door to tyranny, which always surrounds the confines of political liberty.

(¶ 11.3) I do not know of any exception to this general axiom, that Every member of society should know when he is criminal and when innocent. If censors, and, in general, arbitrary magistrates, be necessary in any government, it proceeds from some fault in the constitution. The uncertainty of crimes hath sacrificed more victims to secret tyranny than have ever suffered by public and solemn cruelty.

(¶ 11.4) What are, in general, the proper punishments for crimes? Is the punishment of death really useful, or necessary for the safety or good order of society? Are tortures and torments consistent with justice, or do they answer the end proposed by the laws? Which is the best method of preventing crimes? Are the same punishments equally useful at all times? What influence have they on manners? These problems should be solved with that geometrical precision, which the mist of sophistry, the seduction of eloquence, and the timidity of doubt, are unable to resist. if I have no other merit than that of having first presented to my country, with a greater degree of evidence, what other nations have written and are beginning to practice, I shall account myself fortunate; but if by supporting the rights of mankind and of invincible truth, I shall contribute to save from the agonies of death one unfortunate victim of tyranny, or of ignorance, equally fatal, his blessing and tears of transport will be a sufficient consolation to me for the contempt of all mankind.

Chapter Twelve: Of the Intent of Punishments - Fine delle pene

Dalla semplice considerazione delle verità fin qui esposte egli è evidente che il fine delle pene non è di tormentare ed affliggere un essere sensibile, né di disfare un delitto già commesso. Può egli in un corpo politico, che, ben lungi di agire per passione, è il tranquillo moderatore delle passioni particolari, può egli albergare questa inutile crudeltà stromento del furore e del fanatismo o dei deboli tiranni? Le strida di un infelice richiamano forse dal tempo che non ritorna le azioni già consumate? Il fine dunque non è altro che d'impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali. Quelle pene dunque e quel metodo d'infliggerle deve esser prescelto che, serbata la proporzione, farà una impressione pií efficace e pií durevole sugli animi degli uomini, e la meno tormentosa sul corpo del reo.

From the foregoing considerations it is evident that the intent of punishments is not to torment a sensible being, nor to undo a crime already committed. Is it possible that torments and useless cruelty, the instrument of furious fanaticism or the impotency of tyrants, can be authorised by a political body, which, so far from being influenced by passion, should be the cool moderator of the passions of individuals? Can the groans of a tortured wretch recall the time past, or reverse the crime he has committed?

(¶ 12.2) The end of punishment, therefore, is no other than to prevent the criminal from doing further injury to society, and to prevent others from committing the like offence. Such punishments, therefore, and such a mode of inflicting them, ought to be chosen, as will make the strongest and most lasting impressions on the minds of others, with the least torment to the body of the criminal.

Chapter Thirteen: Of the Credibility of Witnesses - Dei testimoni

Egli è un punto considerabile in ogni buona legislazione il determinare esattamente la credibilità dei testimoni e le prove del reato. Ogni uomo ragionevole, cioè che abbia una certa connessione nelle proprie idee e le di cui sensazioni sieno conformi a quelle degli altri uomini, può essere testimonio. La vera misura della di lui credibilità non è che l'interesse ch'egli ha di dire o non dire il vero, onde appare frivolo il motivo della debolezza nelle donne, puerile l'applicazione degli effetti della morte reale alla civile nei condannati, ed incoerente la nota d'infamia negl'infami quando non abbiano alcun interesse di mentire. La credibilità dunque deve sminuirsi a proporzione dell'odio, o dell'amicizia, o delle strette relazioni che passano tra lui e il reo. Pií d'un testimonio è necessario, perché fintanto che uno asserisce e l'altro nega niente v'è di certo e prevale il diritto che ciascuno ha d'essere creduto innocente. La credibilità di un testimonio diviene tanto sensibilmente minore quanto pií cresce l'atrocità di un delitto o l'inverisimiglianza delle circostanze; tali sono per esempio la magia e le azioni gratuitamente crudeli. Egli è pií probabile che pií uomini mentiscano nella prima accusa, perché è pií facile che si combini in pií uomini o l'illusione dell'ignoranza o l'odio persecutore di quello che un uomo eserciti una potestà che Dio o non ha dato, o ha tolto ad ogni essere creato. Parimente nella seconda, perché l'uomo non è crudele che a proporzione del proprio interesse, dell'odio o del timore concepito. Non v'è propriamente alcun sentimento superfluo nell'uomo; egli è sempre proporzionale al risultato delle impressioni fatte su i sensi. Parimente la credibilità di un testimonio può essere alcuna volta sminuita, quand'egli sia membro d'alcuna società privata di cui gli usi e le massime siano o non ben conosciute o diverse dalle pubbliche. Un tal uomo ha non solo le proprie, ma le altrui passioni.

Finalmente è quasi nulla la credibilità del testimonio quando si faccia delle parole un delitto, poiché il tuono, il gesto, tutto ciò che precede e ciò che siegue le differenti idee che gli uomini attaccano alle stesse parole, alterano e modificano in maniera i detti di un uomo che è quasi impossibile il ripeterle quali precisamente furon dette. Di pií, le azioni violenti e fuori dell'uso ordinario, quali sono i veri delitti, lascian traccia di sé nella moltitudine delle circostanze e negli effetti che ne derivano, ma le parole non rimangono che nella memoria per lo pií infedele e spesso sedotta degli ascoltanti. Egli è adunque di gran lunga pií facile una calunnia sulle parole che sulle azioni di un uomo, poiché di queste, quanto maggior numero di circostanze si adducono in prova, tanto maggiori mezzi si somministrano al reo per giustificarsi.

To determine exactly the credibility of a witness, and the force of evidence, is an important point in every good legislation. Every man of common sense, that is, every one whose ideas have some connection with each other, and whose sensations are conformable to those of other men, may be a witness; but the credibility of his evidence will be in proportion as he is interested in declaring or concealing the truth. Hence it appears how frivolous is the reasoning of those who reject the testimony of women, on account of their weakness; how puerile it is not to admit the evidence of those who are under sentence of death, because they are dead in law; and how irrational to exclude persons branded with infamy; for in all these cases they ought to be credited, when they have no interest in giving false testimony.

(¶ 13.2) The credibility of a witness, then, should only diminish in proportion to the hatred, friendship, or connections, subsisting between him and the delinquent. One witness is not sufficient for, whilst the accused denies what the other affirms, truth remains suspended, and the right that every one has to be believed innocent turns the balance in his favour.

(¶ 13.3) The credibility of a witness is the less as the atrociousness of the crime is greater, from the improbability of its having been committed; as in cases of witchcraft, and acts of wanton cruelty. The writers on penal laws have adopted a contrary principle, viz. that the credibility of a witness is greater as the crime is more atrocious. Behold their inhuman maxim, dictated by the most cruel imbecility. In atrocissimis, leviores conjecturae sufficiunt, & licit judici jura transgredi. Let us translate this sentence, that mankind may see one of the many unreasonable principles to which they are ignorantly subject. In the most atrocious crimes, the slightest conjectures are sufficient, and the judge is allowed to exceed the limits of the law. The absurd practices of legislators are often the effect of timidity, which is a principal source of the contradictions of mankind. The legislators, (or rather lawyers, whose opinions when alive were interested and venal, but which after their death become of decisive authority, and are the sovereign arbiters of the lives and fortunes of men), terrified by the condemnation of some innocent person, have burdened the law with pompous and useless formalities, the scrupulous observance of which will place anarchical impunity on the throne of justice; at other times, perplexed by atrocious crimes of difficult proof, they imagined themselves under a necessity of superseding the very formalities established by themselves; and thus, at one time with despotic impatience, and at another with feminine timidity, they transform their solemn judgments into a game of hazard.

(¶ 13.4) But, to return: in the case of witchcraft, it is much more probable that a number of men should be deceived than that any person should exercise a power which God hath refused to every created being. In like manner, in cases of wanton cruelty, the presumption is always against the accuser; for no man is cruel without some interest, without some motive of fear or hate. There are no spontaneous or superfluous sentiments in the heart of man; they are all the result of impressions on the senses.

(¶ 13.5) The credibility of a witness may also be diminished by his being a member of a private society, whose customs and principles of conduct are either not known or are different from those of the public. Such a man has not only his own passions, but those of the society of which he is a member.

(¶ 13.6) Finally, the credibility of a witness is still when the question relates to the words of a criminal; for the tone of voice, the gesture, all that precedes, accompanies, and follows the different ideas which men annex to the same words, may so alter and modify a man's discourse, that it is almost impossible to repeat them precisely in the manner in which they were spoken. Besides, violent and uncommon actions, such as real crimes, leave a trace in the multitude of circumstances that attend them, and in their effects; but words remain only in the memory of the hearers, who are commonly negligent or prejudiced. It is infinitely easier, then, to found an accusation on the words than an the actions of a man; for in these the number of circumstances urged against the accused afford him variety of means of justification.

Chapter Fourteen: Of Evidence and the Proofs of a Crime, and of the Form of Judgment - Indizi, e forme di giudizi

Vi è un teorema generale molto utile a calcolare la certezza di un fatto, per esempio la forza degl'indizi di un reato. Quando le prove di un fatto sono dipendenti l'una dall'altra, cioè quando gl'indizi non si provano che tra di loro, quanto maggiori prove si adducono tanto è minore la probabilità del fatto, perché i casi che farebbero mancare le prove antecedenti fanno mancare le susseguenti. Quando le prove di un fatto tutte dipendono egualmente da una sola, il numero delle prove non aumenta né sminuisce la probabilità del fatto, perché tutto il loro valore si risolve nel valore di quella sola da cui dipendono. Quando le prove sono indipendenti l'una dall'altra, cioè quando gli indizi si provano d'altronde che da se stessi, quanto maggiori prove si adducono, tanto pií cresce la probabilità del fatto, perché la fallacia di una prova non influisce sull'altra. Io parlo di probabilità in materia di delitti, che per meritar pena debbono esser certi. Ma svanirà il paradosso per chi considera che rigorosamente la certezza morale non è che una probabilità, ma probabilità tale che è chiamata certezza, perché ogni uomo di buon senso vi acconsente necessariamente per una consuetudine nata dalla necessità di agire, ed anteriore ad ogni speculazione; la certezza che si richiede per accertare un uomo reo è dunque quella che determina ogni uomo nelle operazioni pií importanti della vita. Possono distinguersi le prove di un reato in perfette ed in imperfette. Chiamo perfette quelle che escludono la possibilità che un tale non sia reo, chiamo imperfette quelle che non la escludono. Delle prime anche una sola è sufficiente per la condanna, delle seconde tante son necessarie quante bastino a formarne una perfetta, vale a dire che se per ciascuna di queste in particolare è possibile che uno non sia reo, per l'unione loro nel medesimo soggetto è impossibile che non lo sia. Notisi che le prove imperfette delle quali può il reo giustificarsi e non lo faccia a dovere divengono perfette. Ma questa morale certezza di prove è pií facile il sentirla che l'esattamente definirla. Perciò io credo ottima legge quella che stabilisce assessori al giudice principale presi dalla sorte, e non dalla scelta, perché in questo caso è pií sicura l'ignoranza che giudica per sentimento che la scienza che giudica per opinione. Dove le leggi siano chiare e precise l'officio di un giudice non consiste in altro che di accertare un fatto. Se nel cercare le prove di un delitto richiedesi abilità e destrezza, se nel presentarne il risultato è necessario chiarezza e precisione, per giudicarne dal risultato medesimo non vi si richiede che un semplice ed ordinario buon senso, meno fallace che il sapere di un giudice assuefatto a voler trovar rei e che tutto riduce ad un sistema fattizio imprestato da' suoi studi. Felice quella nazione dove le leggi non fossero una scienza! Ella è utilissima legge quella che ogni uomo sia giudicato dai suoi pari, perché, dove si tratta della libertà e della fortuna di un cittadino, debbono tacere quei sentimenti che inspira la disuguaglianza; e quella superiorità con cui l'uomo fortunato guarda l'infelice, e quello sdegno con cui l'inferiore guarda il superiore, non possono agire in questo giudizio. Ma quando il delitto sia un'offesa di un terzo, allora i giudici dovrebbono essere metà pari del reo, metà pari dell'offeso; cosí, essendo bilanciato ogni interesse privato che modifica anche involontariamente le apparenze degli oggetti, non parlano che le leggi e la verità. Egli è ancora conforme alla giustizia che il reo escluder possa fino ad un certo segno coloro che gli sono sospetti; e ciò concessoli senza contrasto per alcun tempo, sembrerà quasi che il reo si condanni da se stesso. Pubblici siano i giudizi, e pubbliche le prove del reato, perché l'opinione, che è forse il solo cemento delle società, imponga un freno alla forza ed alle passioni, perché il popolo dica noi non siamo schiavi e siamo difesi, sentimento che inspira coraggio e che equivale ad un tributo per un sovrano che intende i suoi veri interessi. Io non accennerò altri dettagli e cautele che richiedono simili instituzioni. Niente avrei detto, se fosse necessario dir tutto.

The following general theorem is of great use determining the certainty of a fact. When the proofs of a crime are dependent on each other, that is, when the evidence of each witness, taken separately, proves nothing, or when all the proofs are dependent upon one, the number of proofs neither increase nor diminish the probability of the fact; foe the force of the whole is no greater than the force of that on which they depend, and if this fails, they all fall to the ground. When the proofs are independent on each other, the probability of the fact increases in proportion to the number of proofs; for the falsehood of the one does not diminish the veracity of another.

(¶ 14.2) It may seem extraordinary that I speak of probability with regard to crimes, which to deserve a punishment, must be certain. But this paradox will vanish when it is considered, that, strictly speaking, moral certainty is only probability, but which is called a certainty, because every man in his senses assents to it from an habit produced by the necessity of acting, and which is anterior to all speculation. That certainty which is necessary to decide that the accused is guilty is the very same which determines every man in the most important transactions of his life.

(¶ 14.3) The proofs of a crime may be divided into two classes, perfect and imperfect. I call those perfect which exclude the possibility of innocence; imperfect, those which do not exclude this possibility. Of the first, one only is sufficient for condemnation; of the second, as many are required as form a perfect proof; that is to say, that though each of these, separately taken, does not exclude the possibility of innocence, it is nevertheless excluded by their union. It should be also observed, that the imperfect proofs, of which the accused, if innocent, might clear himself, and does not become perfect.

(¶ 14.4) But it is much easier to feel this moral certainty of proofs than to define it exactly. For this reason, I think it an excellent law which establishes assistants to the principal judge, and those chosen by lot; for that ignorance which judges by its feelings is less subject to error than the knowledge or the laws which judges by opinion. Where the laws are clear and precise, the office of the judge is merely to ascertain the fact. If, in examining the proofs of a crime, acuteness and dexterity be required, if clearness and precision be necessary in summoning up the result, to judge of the result itself nothing is wanting but plain and ordinary good sense, a less fallacious guide than the knowledge, of a judge, accustomed to find guilty, and to reduce all things to an artificial system borrowed from his studies. Happy the nation where the knowledge of the law is not a science!

(¶ 14.5) It is an admirable law which ordains that every man shall be tried by his peers; for, when life, liberty and fortune, are in question, the sentiments which a difference of rank and fortune inspires should be silent; that superiority with which the fortunate look upon the unfortunate, and that envy with which the inferior regard their superiors, should have no influence. But when the crime is an offence against a fellow-subject, one half of the judges should be peers to the accused, and the other peers to the person offended: so that all private interest, which, in spite of ourselves, modifies the appearance of objects, even in the eyes of the most equitable, is counteracted, and nothing remains to turn aside the direction of truth and the laws. It is also just that the accused should have the liberty of excluding a certain number of his judges; where this liberty is, enjoyed for a long time, without any instance to the contrary, the criminal seems to condemn himself.

(¶ 14.6) All trials should be public, that opinion, which is the best, or perhaps the only cement of society, may curb the authority of the powerful, and the passions of the judge, and that the people may say, "We are protected by the laws; we are not slaves"; a sentiment which inspires courage, and which is the best tribute to a sovereign who knows his real interest. I shall not enter into particulars. There may be some persons who expect that I should say all that can be said upon this subject; to such what I have already written must be unintelligible.

Chapter Fifteen: Of secret Accusations - Accuse segrete

Evidenti, ma consagrati disordini, e in molte nazioni resi necessari per la debolezza della constituzione, sono le accuse segrete. Un tal costume rende gli uomini falsi e coperti. Chiunque può sospettare di vedere in altrui un delatore, vi vede un inimico. Gli uomini allora si avvezzano a mascherare i propri sentimenti, e, coll'uso di nascondergli altrui, arrivano finalmente a nascondergli a loro medesimi. Infelici gli uomini quando son giunti a questo segno: senza principii chiari ed immobili che gli guidino, errano smarriti e fluttuanti nel vasto mare delle opinioni, sempre occupati a salvarsi dai mostri che gli minacciano; passano il momento presente sempre amareggiato dalla incertezza del futuro; privi dei durevoli piaceri della tranquillità e sicurezza, appena alcuni pochi di essi sparsi qua e là nella trista loro vita, con fretta e con disordine divorati, gli consolano d'esser vissuti. E di questi uomini faremo noi gl'intrepidi soldati difensori della patria o del trono? E tra questi troveremo gl'incorrotti magistrati che con libera e patriottica eloquenza sostengano e sviluppino i veri interessi del sovrano, che portino al trono coi tributi l'amore e le benedizioni di tutti i ceti d'uomini, e da questo rendano ai palagi ed alle capanne la pace, la sicurezza e l'industriosa speranza di migliorare la sorte, utile fermento e vita degli stati?

Chi può difendersi dalla calunnia quand'ella è armata dal pií forte scudo della tirannia, il segreto? Qual sorta di governo è mai quella ove chi regge sospetta in ogni suo suddito un nemico ed è costretto per il pubblico riposo di toglierlo a ciascuno?

Quali sono i motivi con cui si giustificano le accuse e le pene segrete? La salute pubblica, la sicurezza e il mantenimento della forma di governo? Ma quale strana costituzione, dove chi ha per sé la forza, e l'opinione pií efficace di essa, teme d'ogni cittadino? L'indennità dell'accusatore? Le leggi dunque non lo difendono abbastanza. E vi saranno dei sudditi pií forti del sovrano! L'infamia del delatore? Dunque si autorizza la calunnia segreta e si punisce la pubblica! La natura del delitto? Se le azioni indifferenti, se anche le utili al pubblico si chiamano delitti, le accuse e i giudizi non sono mai abbastanza segreti. Vi possono essere delitti, cioè pubbliche offese, e che nel medesimo tempo non sia interesse di tutti la pubblicità dell'esempio, cioè quella del giudizio? Io rispetto ogni governo, e non parlo di alcuno in particolare; tale è qualche volta la natura delle circostanze che può credersi l'estrema rovina il togliere un male allora quando ei sia inerente al sistema di una nazione; ma se avessi a dettar nuove leggi, in qualche angolo abbandonato dell'universo, prima di autorizzare un tale costume, la mano mi tremerebbe, e avrei tutta la posterità dinanzi agli occhi.

È già stato detto dal Signor di Montesquieu che le pubbliche accuse sono pií conformi alla repubblica, dove il pubblico bene formar dovrebbe la prima passione de' cittadini, che nella monarchia, dove questo sentimento è debolissimo per la natura medesima del governo, dove è ottimo stabilimento il destinare de' commissari, che in nome pubblico accusino gl'infrattori delle leggi. Ma ogni governo, e repubblicano e monarchico, deve al calunniatore dare la pena che toccherebbe all'accusato.

Secret accusations are a manifest abuse, but consecrated by custom in many nations, where, from the weakness of the government, they are necessary. This custom makes men false and treacherous. Whoever suspects another to be an informer, beholds in him an enemy; and from thence mankind are accustomed to disguise their real sentiments; and, from the habit of concealing them from others, they at last even hide them from themselves. Unhappy are those who have arrived at this point! without any certain and fixed principles to guide them, they fluctuate in the vast sea of opinion, and are busied only in escaping the monsters which surround them: to those the present is always embittered by the uncertainty of the future; deprived of the pleasures of tranquillity and security, some fleeting moments of happiness, scattered thinly through their wretched lives, console them for the misery of existing. Shall we, amongst such men, find intrepid soldiers, to defend their king and country? Amongst such men shall we find incorruptible magistrates, who, with the spirit of freedom and patriotic eloquence, will support and explain the true interest of their sovereign; who, with the tributes, offer up at the throne the love and blessing of the people, and thus bestow on the palaces of the great and the humble cottage peace and security, and to the industrious a prospect of bettering their lot that useful ferment and vital principle of states?

(¶ 15.2) Who can defend himself from calumny, armed with that impenetrable shield of tyranny, secrecy? What a miserable government must that be where the sovereign suspects an enemy in every subject, and, to secure the tranquillity of the public, is obliged to sacrifice the repose of every individual.

(¶ 15.3) By what argument is it pretended that secret accusations may be justified? The public safety, say they, and the security and maintenance of the established form of government. But what a strange constitution is that where the government which hath in its favour not only power, but opinion, still more efficacious, yet fears its own subjects? The indemnity of the informer; do not the laws defend him sufficiently? and are there subjects more powerful than the laws? The necessity of protecting the informer from infamy; then secret calumny is authorised, and punished only when public. The nature of the crime; if actions, indifferent in themselves, or even useful to the public, were called crimes, both the accusation and the trial could never be too secret. But can there be any crime committed against the public which ought not to be publicly punished? I respect all governments; and I speak not of any one in particular. Such may sometimes be the nature of circumstances, that, when abuses are inherent in the constitution, it may be imagined, that to rectify them would be to destroy the constitution itself. But, were I to dictate new laws in a remote corner of the universe, the good of posterity, ever present to my mind, would hold back my trembling hand, and prevent me from authorising secret accusations.

(¶ 15.4) Public accusations, says Montesquieu, are more conformable to the nature of a republic, where zeal for the public good is the principal passion of a citizen, than of a monarchy, in which, as this sentiment is very feeble, from the nature of the government, the best establishment is that of commissioners, who, in the name of the public, accuse the infractors of the laws. But in all governments, as well in a republic as in a monarchy, the punishment due to the crime of which one accuses another ought to be inflicted on the informer.

Chapter Sixteen: Of Torture - Della tortura

Una crudeltà consacrata dall'uso nella maggior parte delle nazioni è la tortura del reo mentre si forma il processo, o per constringerlo a confessare un delitto, o per le contradizioni nelle quali incorre, o per la scoperta dei complici, o per non so quale metafisica ed incomprensibile purgazione d'infamia, o finalmente per altri delitti di cui potrebbe esser reo, ma dei quali non è accusato.

Un uomo non può chiamarsi reo prima della sentenza del giudice, né la società può toglierli la pubblica protezione, se non quando sia deciso ch'egli abbia violati i patti coi quali le fu accordata. Quale è dunque quel diritto, se non quello della forza, che dia la podestà ad un giudice di dare una pena ad un cittadino, mentre si dubita se sia reo o innocente? Non è nuovo questo dilemma: o il delitto è certo o incerto; se certo, non gli conviene altra pena che la stabilita dalle leggi, ed inutili sono i tormenti, perché inutile è la confessione del reo; se è incerto, e' non devesi tormentare un innocente, perché tale è secondo le leggi un uomo i di cui delitti non sono provati. Ma io aggiungo di pií, ch'egli è un voler confondere tutt'i rapporti l'esigere che un uomo sia nello stesso tempo accusatore ed accusato, che il dolore divenga il crociuolo della verità, quasi che il criterio di essa risieda nei muscoli e nelle fibre di un miserabile. Questo è il mezzo sicuro di assolvere i robusti scellerati e di condannare i deboli innocenti. Ecco i fatali inconvenienti di questo preteso criterio di verità, ma criterio degno di un cannibale, che i Romani, barbari anch'essi per pií d'un titolo, riserbavano ai soli schiavi, vittime di una feroce e troppo lodata virtí.

Qual è il fine politico delle pene? Il terrore degli altri uomini. Ma qual giudizio dovremo noi dare delle segrete e private carnificine, che la tirannia dell'uso esercita su i rei e sugl'innocenti? Egli è importante che ogni delitto palese non sia impunito, ma è inutile che si accerti chi abbia commesso un delitto, che sta sepolto nelle tenebre. Un male già fatto, ed a cui non v'è rimedio, non può esser punito dalla società politica che quando influisce sugli altri colla lusinga dell'impunità. S'egli è vero che sia maggiore il numero degli uomini che o per timore, o per virtí, rispettano le leggi che di quelli che le infrangono, il rischio di tormentare un innocente deve valutarsi tanto di pií, quanto è maggiore la probabilità che un uomo a dati uguali le abbia piuttosto rispettate che disprezzate.

Un altro ridicolo motivo della tortura è la purgazione dell'infamia, cioè un uomo giudicato infame dalle leggi deve confermare la sua deposizione collo slogamento delle sue ossa. Quest'abuso non dovrebbe esser tollerato nel decimottavo secolo. Si crede che il dolore, che è una sensazione, purghi l'infamia, che è un mero rapporto morale. È egli forse un crociuolo? E l'infamia è forse un corpo misto impuro? Non è difficile il rimontare all'origine di questa ridicola legge, perché gli assurdi stessi che sono da una nazione intera adottati hanno sempre qualche relazione ad altre idee comuni e rispettate dalla nazione medesima. Sembra quest'uso preso dalle idee religiose e spirituali, che hanno tanta influenza su i pensieri degli uomini, su le nazioni e su i secoli. Un dogma infallibile ci assicura che le macchie contratte dall'umana debolezza e che non hanno meritata l'ira eterna del grand'Essere, debbono da un fuoco incomprensibile esser purgate; ora l'infamia è una macchia civile, e come il dolore ed il fuoco tolgono le macchie spirituali ed incorporee, perché gli spasimi della tortura non toglieranno la macchia civile che è l'infamia? Io credo che la confessione del reo, che in alcuni tribunali si esige come essenziale alla condanna, abbia una origine non dissimile, perché nel misterioso tribunale di penitenza la confessione dei peccati è parte essenziale del sagramento. Ecco come gli uomini abusano dei lumi pií sicuri della rivelazione; e siccome questi sono i soli che sussistono nei tempi d'ignoranza, cosí ad essi ricorre la docile umanità in tutte le occasioni e ne fa le pií assurde e lontane applicazioni. Ma l'infamia è un sentimento non soggetto né alle leggi né alla ragione, ma alla opinione comune. La tortura medesima cagiona una reale infamia a chi ne è la vittima. Dunque con questo metodo si toglierà l'infamia dando l'infamia.

Il terzo motivo è la tortura che si dà ai supposti rei quando nel loro esame cadono in contradizione, quasi che il timore della pena, l'incertezza del giudizio, l'apparato e la maestà del giudice, l'ignoranza, comune a quasi tutti gli scellerati e agl'innocenti, non debbano probabilmente far cadere in contradizione e l'innocente che teme e il reo che cerca di coprirsi; quasi che le contradizioni, comuni agli uomini quando sono tranquilli, non debbano moltiplicarsi nella turbazione dell'animo tutto assorbito nel pensiero di salvarsi dall'imminente pericolo.

Questo infame crociuolo della verità è un monumento ancora esistente dell'antica e selvaggia legislazione, quando erano chiamati giudizi di Dio le prove del fuoco e dell'acqua bollente e l'incerta sorte dell'armi, quasi che gli anelli dell'eterna catena, che è nel seno della prima cagione, dovessero ad ogni momento essere disordinati e sconnessi per li frivoli stabilimenti umani. La sola differenza che passa fralla tortura e le prove del fuoco e dell'acqua bollente, è che l'esito della prima sembra dipendere dalla volontà del reo, e delle seconde da un fatto puramente fisico ed estrinseco: ma questa differenza è solo apparente e non reale. È cosí poco libero il dire la verità fra gli spasimi e gli strazi, quanto lo era allora l'impedire senza frode gli effetti del fuoco e dell'acqua bollente. Ogni atto della nostra volontà è sempre proporzionato alla forza della impressione sensibile, che ne è la sorgente; e la sensibilità di ogni uomo è limitata. Dunque l'impressione del dolore può crescere a segno che, occupandola tutta, non lasci alcuna libertà al torturato che di scegliere la strada pií corta per il momento presente, onde sottrarsi di pena. Allora la risposta del reo è cosí necessaria come le impressioni del fuoco o dell'acqua. Allora l'innocente sensibile si chiamerà reo, quando egli creda con ciò di far cessare il tormento. Ogni differenza tra essi sparisce per quel mezzo medesimo, che si pretende impiegato per ritrovarla. È superfluo di raddoppiare il lume citando gl'innumerabili esempi d'innocenti che rei si confessarono per gli spasimi della tortura: non vi è nazione, non vi è età che non citi i suoi, ma né gli uomini si cangiano, né cavano conseguenze. Non vi è uomo che abbia spinto le sue idee di là dei bisogni della vita, che qualche volta non corra verso natura, che con segrete e confuse voci a sé lo chiama; l'uso, il tiranno delle menti, lo rispinge e lo spaventa. L'esito dunque della tortura è un affare di temperamento e di calcolo, che varia in ciascun uomo in proporzione della sua robustezza e della sua sensibilità; tanto che con questo metodo un matematico scioglierebbe meglio che un giudice questo problema: data la forza dei muscoli e la sensibilità delle fibre d'un innocente, trovare il grado di dolore che lo farà confessar reo di un dato delitto.

L'esame di un reo è fatto per conoscere la verità, ma se questa verità difficilmente scuopresi all'aria, al gesto, alla fisonomia d'un uomo tranquillo, molto meno scuoprirassi in un uomo in cui le convulsioni del dolore alterano tutti i segni, per i quali dal volto della maggior parte degli uomini traspira qualche volta, loro malgrado, la verità. Ogni azione violenta confonde e fa sparire le minime differenze degli oggetti per cui si distingue talora il vero dal falso.

Queste verità sono state conosciute dai romani legislatori, presso i quali non trovasi usata alcuna tortura che su i soli schiavi, ai quali era tolta ogni personalità; queste dall'Inghilterra, nazione in cui la gloria delle lettere, la superiorità del commercio e delle ricchezze, e perciò della potenza, e gli esempi di virtí e di coraggio non ci lasciano dubitare della bontà delle leggi. La tortura è stata abolita nella Svezia, abolita da uno de' pií saggi monarchi dell'Europa, che avendo portata la filosofia sul trono, legislatore amico de' suoi sudditi, gli ha resi uguali e liberi nella dipendenza delle leggi, che è la sola uguaglianza e libertà che possono gli uomini ragionevoli esigere nelle presenti combinazioni di cose. La tortura non è creduta necessaria dalle leggi degli eserciti composti per la maggior parte della feccia delle nazioni, che sembrerebbono perciò doversene pií d'ogni altro ceto servire. Strana cosa, per chi non considera quanto sia grande la tirannia dell'uso, che le pacifiche leggi debbano apprendere dagli animi induriti alle stragi ed al sangue il pií umano metodo di giudicare.

Questa verità è finalmente sentita, benché confusamente, da quei medesimi che se ne allontanano. Non vale la confessione fatta durante la tortura se non è confermata con giuramento dopo cessata quella, ma se il reo non conferma il delitto è di nuovo torturato. Alcuni dottori ed alcune nazioni non permettono questa infame petizione di principio che per tre volte; altre nazioni ed altri dottori la lasciano ad arbitrio del giudice: talché di due uomini ugualmente innocenti o ugualmente rei, il robusto ed il coraggioso sarà assoluto, il fiacco ed il timido condannato in vigore di questo esatto raziocinio: Io giudice dovea trovarvi rei di un tal delitto; tu vigoroso hai saputo resistere al dolore, e però ti assolvo; tu debole vi hai ceduto, e però ti condanno. Sento che la confessione strappatavi fra i tormenti non avrebbe alcuna forza, ma io vi tormenterò di nuovo se non confermerete ciò che avete confessato.

Una strana conseguenza che necessariamente deriva dall'uso della tortura è che l'innocente è posto in peggiore condizione che il reo; perché, se ambidue sieno applicati al tormento, il primo ha tutte le combinazioni contrarie, perché o confessa il delitto, ed è condannato, o è dichiarato innocente, ed ha sofferto una pena indebita; ma il reo ha un caso favorevole per sé, cioè quando, resistendo alla tortura con fermezza, deve essere assoluto come innocente; ha cambiato una pena maggiore in una minore. Dunque l'innocente non può che perdere e il colpevole può guadagnare.

La legge che comanda la tortura è una legge che dice: Uomini, resistete al dolore, e se la natura ha creato in voi uno inestinguibile amor proprio, se vi ha dato un inalienabile diritto alla vostra difesa, io creo in voi un affetto tutto contrario, cioè un eroico odio di voi stessi, e vi comando di accusare voi medesimi, dicendo la verità anche fra gli strappamenti dei muscoli e gli slogamenti delle ossa.

Dassi la tortura per discuoprire se il reo lo è di altri delitti fuori di quelli di cui è accusato, il che equivale a questo raziocinio: Tu sei reo di un delitto, dunque è possibile che lo sii di cent'altri delitti; questo dubbio mi pesa, voglio accertarmene col mio criterio di verità; le leggi ti tormentano, perché sei reo, perché puoi esser reo, perché voglio che tu sii reo.

Finalmente la tortura è data ad un accusato per discuoprire i complici del suo delitto; ma se è dimostrato che ella non è un mezzo opportuno per iscuoprire la verità, come potrà ella servire a svelare i complici, che è una delle verità da scuoprirsi? Quasi che l'uomo che accusa se stesso non accusi pií facilmente gli altri. È egli giusto tormentar gli uomini per l'altrui delitto? Non si scuopriranno i complici dall'esame dei testimoni, dall'esame del reo, dalle prove e dal corpo del delitto, in somma da tutti quei mezzi medesimi che debbono servire per accertare il delitto nell'accusato? I complici per lo pií fuggono immediatamente dopo la prigionia del compagno, l'incertezza della loro sorte gli condanna da sé sola all'esilio e libera la nazione dal pericolo di nuove offese, mentre la pena del reo che è nelle forze ottiene l'unico suo fine, cioè di rimuover col terrore gli altri uomini da un simil delitto.

The torture of a criminal during the course of his trial is a cruelty consecrated by custom in most nations. It is used with an intent either to make him confess his crime, or to explain some contradictions into which he had been led during his examination, or discover his accomplices, or for some kind of metaphysical and incomprehensible purgation of infamy, or, finally, in order to discover other crimes of which he is not accused, but of which he may be guilty.

(¶ 16.2) No man can be judged a criminal until he be found guilty; nor can society take from him the public protection until it have been proved that he has violated the conditions on which it was granted. What right, then, but that of power, can authorise the punishment of a citizen so long as there remains any doubt of his guilt? This dilemma is frequent. Either he is guilty, or not guilty. If guilty, he should only suffer the punishment ordained by the laws, and torture becomes useless, as his confession is unnecessary, if he be not guilty, you torture the innocent; for, in the eye of the law, every man is innocent whose crime has not been proved. Besides, it is confounding all relations to expect that a man should be both the accuser and accused; and that pain should be the test of truth, as if truth resided in the muscles and fibres of a wretch in torture. By this method the robust will escape, and the feeble be condemned. These are the inconveniences of this pretended test of truth, worthy only of a cannibal, and which the Romans, in many respects barbarous, and whose savage virtue has been too much admired, reserved for the slaves alone.

(¶ 16.3) What is the political intention of punishments? To terrify and be an example to others. Is this intention answered by thus privately torturing the guilty and the innocent? It is doubtless of importance that no crime should remain unpunished; but it is useless to make a public example of the author of a crime hid in darkness. A crime already committed, and for which there can be no remedy, can only be punished by a political society with an intention that no hopes of impunity should induce others to commit the same. If it be true, that the number of those who from fear or virtue respect the laws is greater than of those by whom they are violated, the risk of torturing an innocent person is greater, as there is a greater probability that, cęteris paribus, an individual hath observed, than that he hath infringed the laws.

(¶ 16.4) There is another ridiculous motive for torture, namely, to purge a man from infamy. Ought such an abuse to be tolerated in the eighteenth century? Can pain, which is a sensation, have any connection with a moral sentiment, a matter of opinion? Perhaps the rack may be considered as the refiner's furnace.

(¶ 16.5) It is not difficult to trace this senseless law to its origin; for an absurdity, adopted by a whole nation, must have some affinity with other ideas established and respected by the same nation. This custom seems to be the offspring of religion, by which mankind, in all nations and in all ages, are so generally influenced. We are taught by our infallible church, that those stains of sin contracted through human frailty, and which have not deserved the eternal anger of the Almighty, are to be purged away in another life by an incomprehensible fire. Now infamy is a stain, and if the punishments and fire of purgatory can take away all spiritual stains, why should not the pain of torture take away those of a civil nature? I imagine, that the confession of a criminal, which in some tribunals is required as being essential to his condemnation, has a similar origin, and has been taken from the mysterious tribunal of penitence, were the confession of sins is a necessary part of the sacrament. Thus have men abused the unerring light of revelation; and, in the times of tractable ignorance, having no other, they naturally had recourse to it on every occasion, making the most remote and absurd applications. Moreover, infamy is a sentiment regulated neither by the laws nor by reason, but entirely by opinion; but torture renders the victim infamous, and therefore cannot take infamy away.

(¶ 16.6) Another intention of torture is to oblige the supposed criminal to reconcile the contradictions into which he may have fallen during his examination; as if the dread of punishment, the uncertainty of his fate, the solemnity of the court, the majesty of the judge, and the ignorance of the accused, were not abundantly sufficient to account for contradictions, which are so common to men even in a state of tranquillity, and which must necessarily be multiplied by the perturbation of the mind of a man entirely engaged in the thoughts of saving himself from imminent danger.

(¶ 16.7) This infamous test of truth is a remaining monument of that ancient and savage legislation, in which trials by fire, by boiling water, or the uncertainty of combats, were called judgments of God; as if the links of that eternal chain, whose beginning is in the breast of the first cause of all things, could ever be disunited by the institutions of men. The only difference between torture and trials by fire and boiling water is, that the event of the first depends on the will of the accused, and of the second on a fact entirely physical and external: but this difference is apparent only, not real. A man on the rack, in the convulsions of torture, has it as little in his power to declare the truth, as, in former times, to prevent without fraud the effects of fire or boiling water.

(¶ 16.8) Every act of the will is invariably in proportion to the force of the impression on our senses. The impression of pain, then, may increase to such a degree, that, occupying the mind entirely, it will compel the sufferer to use the shortest method of freeing himself from torment. His answer, therefore, will be an effect as necessary as that of fire or boiling water, and he will accuse himself of crimes of which he is innocent: so that the very means employed to distinguish the innocent from the guilty will most effectually destroy all difference between them.

(¶ 16.9) It would be superfluous to confirm these reflections by examples of innocent persons who, from the agony of torture, have confessed themselves guilty: innumerable instances may be found in all nations, and in every age. How amazing that mankind have always neglected to draw the natural conclusion! Lives there a man who, if he has carried his thoughts ever so little beyond the necessities of life, when he reflects on such cruelty, is not tempted to fly from society, and return to his natural state of independence?

(¶ 16.10) The result of torture, then, is a matter of calculation, and depends on the constitution, which differs in every individual, and it is in proportion to his strength and sensibility; so that to discover truth by this method, is a problem which may be better solved by a mathematician than by a judge, and may be thus stated: The force of the muscles and the sensibility of the nerves of an innocent person being given, it is required to find the degree of pain necessary to make him confess himself guilty of a given crime.

(¶ 16.11) The examination of the accused is intended to find out the truth; but if this be discovered with so much difficulty in the air, gesture, and countenance of a man at case, how can it appear in a countenance distorted by the convulsions of torture? Every violent action destroys those small alterations in the features which sometimes disclose the sentiments of the heart.

(¶ 16.12) These truths were known to the Roman legislators, amongst whom, as I have already observed, slaves only, who were not considered as citizens, were tortured. They are known to the English a nation in which the progress of science, superiority in commerce, riches, and power, its natural consequences, together with the numerous examples of virtue and courage, leave no doubt of the excellence of its laws. They have been acknowledged in Sweden, where torture has been abolished. They are known to one of the wisest monarchs in Europe, who, having seated philosophy on the throne by his beneficent legislation, has made his subjects free, though dependent on the laws; the only freedom that reasonable men can desire in the present state of things. In short, torture has not been thought necessary in the laws of armies, composed chiefly of the dregs of mankind, where its use should seem most necessary. Strange phenomenon! that a set of men, hardened by slaughter, and familiar with blood, should teach humanity to the sons of peace.

(¶ 16.13) It appears also that these truths were known, though imperfectly, even to those by whom torture has been most frequently practised; for a confession made during torture, is null, if it be not afterwards confirmed by an oath, which if the criminal refuses, he is tortured again. Some civilians and some nations permit this infamous petitio principii to be only three times repeated, and others leave it to the discretion of the judge; therefore, of two men equally innocent, or equally guilty, the most robust and resolute will be acquitted, and the weakest and most pusillanimous will be condemned, in consequence of the following excellent mode of reasoning. I, the judge, must find some one guilty. Thou, who art a strong fellow, hast been able to resist the force of torment; therefore I acquit thee. Thou, being weaker, hast yielded to it; I therefore condemn thee. I am sensible, that the confession which was extorted from thee has no weight; but if thou dost not confirm by oath what thou hast already confessed, I will have thee tormented again.

(¶ 16.14) A very strange but necessary consequence of the use of torture is, that the case of the innocent is worse than that of the guilty. With regard to the first, either he confesses the crime which he has not committed, and is condemned, or he is acquitted, and has suffered a punishment he did not deserve. On the contrary, the person who is really guilty has the most favourable side of the question; for, if he supports the torture with firmness and resolution, he is acquitted, and has gained, having exchanged a greater punishment for a less.

(¶ 16.15) The law by which torture is authorised, says, Men, be insensible to pain. Nature has indeed given you an irresistible self-love, and an unalienable right of self-preservation; but I create in you a contrary sentiment, an heroic hatred of yourselves. I command you to accuse yourselves, and to declare the truth, amidst the tearing of your flesh, and the dislocation of your bones.

(¶ 16.16) Torture is used to discover whether the criminal be guilty of other crimes besides those of which he is accused, which is equivalent to the following reasoning. Thou art guilty of one crime, therefore it is possible that thou mayest have committed a thousand others; but the affair being doubtful I must try it by my criterion of truth. The laws order thee to be tormented because thou art guilty, because thou mayest be guilty, and because I choose thou shouldst be guilty.

(¶ 16.17) Torture is used to make the criminal discover his accomplices; but if it has been demonstrated that it is not at a proper means of discovering truth, how can it serve to discover the accomplices, which is one of the truths required? Will not the man who accuses himself yet more readily accuse others? Besides, is it just to torment one man for the crime of another? May not the accomplices be found out by the examination of the witnesses, or of the criminal; from the evidence, or from the nature of the crime itself; in short, by all the means that have been used to prove the guilt of the prisoner? The accomplices commonly fly when their comrade is taken. The uncertainty of their fate condemns them to perpetual exile, and frees society from the danger of further injury; whilst the punishment of the criminal, by deterring others, answers the purpose for which it was ordained.

Chapter Seventeen: Of pecuniary Punishments - Del fisco

Fu già un tempo nel quale quasi tutte le pene erano pecuniarie. I delitti degli uomini erano il patrimonio del principe. Gli attentati contro la pubblica sicurezza erano un oggetto di lusso. Chi era destinato a difenderla aveva interesse di vederla offesa. L'oggetto delle pene era dunque una lite tra il fisco (l'esattore di queste pene) ed il reo; un affare civile, contenzioso, privato piuttosto che pubblico, che dava al fisco altri diritti che quelli somministrati dalla pubblica difesa ed al reo altri torti che quelli in cui era caduto, per la necessità dell'esempio. Il giudice era dunque un avvocato del fisco piuttosto che un indifferente ricercatore del vero, un agente dell'erario fiscale anzi che il protettore ed il ministro delle leggi. Ma siccome in questo sistema il confessarsi delinquente era un confessarsi debitore verso il fisco, il che era lo scopo delle procedure criminali d'allora, cosí la confessione del delitto, e confessione combinata in maniera che favorisse e non facesse torto alle ragioni fiscali, divenne ed è tuttora (gli effetti continuando sempre moltissimo dopo le cagioni) il centro intorno a cui si aggirano tutti gli ordigni criminali. Senz'essa un reo convinto da prove indubitate avrà una pena minore della stabilita, senz'essa non soffrirà la tortura sopra altri delitti della medesima specie che possa aver commessi. Con questa il giudice s'impadronisce del corpo di un reo e lo strazia con metodiche formalità, per cavarne come da un fondo acquistato tutto il profitto che può. Provata l'esistenza del delitto, la confessione fa una prova convincente, e per rendere questa prova meno sospetta cogli spasimi e colla disperazione del dolore a forza si esige nel medesimo tempo che una confessione stragiudiziale tranquilla, indifferente, senza i prepotenti timori di un tormentoso giudizio, non basta alla condanna. Si escludono le ricerche e le prove che rischiarano il fatto, ma che indeboliscono le ragioni del fisco; non è in favore della miseria e della debolezza che si risparmiano qualche volta i tormenti ai rei, ma in favore delle ragioni che potrebbe perdere quest'ente ora immaginario ed inconcepibile. Il giudice diviene nemico del reo, di un uomo incatenato, dato in preda allo squallore, ai tormenti, all'avvenire il pií terribile; non cerca la verità del fatto, ma cerca nel prigioniero il delitto, e lo insidia, e crede di perdere se non vi riesce, e di far torto a quella infallibilità che l'uomo s'arroga in tutte le cose. Gl'indizi alla cattura sono in potere del giudice; perché uno si provi innocente deve esser prima dichiarato reo: ciò chiamasi fare un processo offensivo, e tali sono quasi in ogni luogo della illuminata Europa nel decimo ottavo secolo le procedure criminali. Il vero processo, l'informativo, cioè la ricerca indifferente del fatto, quello che la ragione comanda, che le leggi militari adoperano, usato dallo stesso asiatico dispotismo nei casi tranquilli ed indifferenti, è pochissimo in uso nei tribunali europei. Qual complicato laberinto di strani assurdi, incredibili senza dubbio alla pií felice posterità! I soli filosofi di quel tempo leggeranno nella natura dell'uomo la possibile verificazione di un tale sistema.

There was a time when all punishments were pecuniary. The crimes of the subjects were the inheritance of the prince. An injury done to society was a favour to the crown; and the sovereign and magistrates, those guardians of the public security, were interested in the violation of the laws. Crimes were tried, at that time, in a court of exchequer, and the cause became a civil suit between the person accused and the crown. The magistrate then had other powers than were necessary for the public welfare, and the criminal suffered other punishments than the necessity of example required. The judge was rather a collector for the crown, an agent for the treasury, than a protector and minister of the laws. But according to this system, for a man to confess himself guilty was to acknowledge himself a debtor to the crown; which was, and is at present (the effects continuing after the causes have ceased) the intent of all criminal causes. Thus, the criminal who refuses to confess his crime, though convicted by the most undoubted proofs, will suffer a less punishment than if he had confessed; and he will not be put to the torture to oblige him to confess other crimes which he might have committed, as he has not confessed the principal. But the confession being once obtained, the judge becomes master of his body, and torments him with a studied formality, in order to squeeze out of him all the profit possible. Confession, then, is allowed to be a convincing proof, especially when obtained by the force of torture; at the same time that an extrajudicial confession, when a man is at ease and under no apprehension, is not sufficient for his condemnation.

(¶ 17.2) All inquiries which may serve to clear up the fact, but which may weaken the pretensions of the crown, are excluded. It was not from compassion to the criminal, or from considerations of humanity, that torments were sometimes spared, but out of fear of losing those rights which at present appear chimerical and inconceivable. The judge becomes an enemy to the accused, to a wretch a prey to the horrors of a dungeon, to torture, to death, and an uncertain futurity, more terrible than all; he inquires not into the truth of the fact, but the nature of the crime; he lays snares to make him convict himself; he fears lest he should not succeed in finding him guilty, and lest that infallibility which every man arrogates to himself should be called in question. It is in the power of the magistrate to determine what evidence is sufficient to send a man to prison; that he may be proved innocent, he must first be supposed guilty. This is what is called an offensive prosecution; and such are all criminal proceedings in the eighteenth century, in all parts of our polished Europe. The true prosecution, for information, that is, an impartial inquiry into the fact, that which reason prescribes, which military laws adopt, and which Asiatic despotism allows in suits of one subject against another, is very little practised in any courts of justice. What a labyrinth of absurdities! Absurdities which will appear increditable to happier posterity. The philosopher only will be able to read, in the nature of man, the possibility of there ever having been such a system.

Chapter Eighteen: Of Oaths - Dei giuramenti

Una contradizione fralle leggi e i sentimenti naturali all'uomo nasce dai giuramenti che si esigono dal reo, acciocché sia un uomo veridico, quando ha il massimo interesse di esser falso; quasi che l'uomo potesse giurar da dovero di contribuire alla propria distruzione, quasi che la religione non tacesse nella maggior parte degli uomini quando parla l'interesse. L'esperienza di tutt'i secoli ha fatto vedere che essi hanno pií d'ogni altra cosa abusato di questo prezioso dono del cielo. E per qual motivo gli scellerati la rispetteranno, se gli uomini stimati pií saggi l'hanno sovente violata? Troppo deboli, perché troppo remoti dai sensi, sono per il maggior numero i motivi che la religione contrappone al tumulto del timore ed all'amor della vita. Gli affari del cielo si reggono con leggi affatto dissimili da quelle che reggono gli affari umani. E perché comprometter gli uni cogli altri? E perché metter l'uomo nella terribile contradizione, o di mancare a Dio, o di concorrere alla propria rovina? talché la legge, che obbliga ad un tal giuramento, comanda o di esser cattivo cristiano o martire. Il giuramento diviene a poco a poco una semplice formalità, distruggendosi in questa maniera la forza dei sentimenti di religione, unico pegno dell'onestà della maggior parte degli uomini. Quanto sieno inutili i giuramenti lo ha fatto vedere l'esperienza, perché ciascun giudice mi può esser testimonio che nessun giuramento ha mai fatto dire la verità ad alcun reo; lo fa vedere la ragione, che dichiara inutili e per conseguenza dannose tutte le leggi che si oppongono ai naturali sentimenti dell'uomo. Accade ad esse ciò che agli argini opposti direttamente al corso di un fiume: o sono immediatamente abbattuti e soverchiati, o un vortice formato da loro stessi gli corrode e gli mina insensibilmente.

There is a palpable contradiction between the laws and the natural sentiments of mankind in the case of oaths, which are administered to a criminal to make him speak the truth, when the contrary is his greatest interest; as if a man could think himself obliged to contribute to his own destruction, and as if, when interest speaks, religion was not generally silent, religion, which in all ages hath, of all other things, been most commonly abused: and indeed, upon what motive should it be respected by the wicked, when it has been thus violated by those who were esteemed the wisest of men? The motives which religion opposes to the fear of impending evil and the love of life are too weak, as they are too distant, to make any impression on the senses. The affairs of the other world are regulated by laws entirely different from those by which human affairs are directed; why then should you endeavour to compromise matters between them? Why should a man be reduced to the terrible alternative, either of offending God, or of contributing to his own immediate destruction? The laws which require an oath in such a case leave him only the choice of becoming a bad Christian or a martyr. For this reason, oaths become, by degrees, a mere formality, and all sentiments of religion, perhaps the only motive of honesty in the greatest part of mankind, are destroyed. Experience proves their inutility: I appeal to every judge, whether he has ever known that an oath alone has brought truth from the lips of a criminal; and reason tells us, it must be so; for all laws are useless, and in consequence destructive, which contradict the natural feelings of mankind. Such laws are like a dike, opposed directly to the course of a torrent; it is either immediately overwhelmed, or, by a whirlpool formed by itself, it is gradually undermined and destroyed.

Chapter Nineteen: Of the Advantage of immediate Punishment - Prontezza della pena

Quanto la pena sarà pií pronta e pií vicina al delitto commesso, ella sarà tanto pií giusta e tanto pií utile. Dico pií giusta, perché risparmia al reo gli inutili e fieri tormenti dell'incertezza, che crescono col vigore dell'immaginazione e col sentimento della propria debolezza; pií giusta, perché la privazione della libertà essendo una pena, essa non può precedere la sentenza se non quando la necessità lo chiede. La carcere è dunque la semplice custodia d'un cittadino finché sia giudicato reo, e questa custodia essendo essenzialmente penosa, deve durare il minor tempo possibile e dev'essere meno dura che si possa. Il minor tempo dev'esser misurato e dalla necessaria durazione del processo e dall'anzianità di chi prima ha un diritto di esser giudicato. La strettezza della carcere non può essere che la necessaria, o per impedire la fuga, o per non occultare le prove dei delitti. Il processo medesimo dev'essere finito nel pií breve tempo possibile. Qual pií crudele contrasto che l'indolenza di un giudice e le angosce d'un reo? I comodi e i piaceri di un insensibile magistrato da una parte e dall'altra le lagrime, lo squallore d'un prigioniero? In generale il peso della pena e la conseguenza di un delitto dev'essere la pií efficace per gli altri e la meno dura che sia possibile per chi la soffre, perché non si può chiamare legittima società quella dove non sia principio infallibile che gli uomini si sian voluti assoggettare ai minori mali possibili.

The more immediately after the commission of a crime a punishment is inflicted, the more just and useful it will be. It will be more just, because it spares the criminal the cruel and superfluous torment of uncertainty, which increases in proportion to the strength of his imagination and the sense of his weakness; and because the privation of liberty, being a punishment, ought to be inflicted before condemnation but for as short a time as possible. Imprisonment, I say, being only the means of securing the person of the accused until he be tried, condemned, or acquitted, ought not only to be of as short duration, but attended with as little severity as possible. The time should be determined by the necessary preparation for the trial, and the right of priority in the oldest prisoners. The confinement ought not to be closer than is requisite to prevent his flight, or his concealing the proofs of the crime; and the trial should be conducted with all possible expedition. Can there be a more cruel contrast than that between the indolence of a judge and the painful anxiety of the accused; the comforts and pleasures of an insensible magistrate, and the filth and misery of the prisoner? In general, as I have before observed, The degree of the punishment, and the consequences of a crime, ought to be so contrived as to have the greatest possible effect on others, with the least possible pain to the delinquent. If there be any society in which this is not a fundamental principle, it is an unlawful society; for mankind, by their union, originally intended to subject themselves to the least evils possible.

(¶ 19.2) Ho detto che la prontezza delle pene è pií utile, perché quanto è minore la distanza del tempo che passa tra la pena ed il misfatto, tanto è pií forte e pií durevole nell'animo umano l'associazione di queste due idee, delitto e pena, talché insensibilmente si considerano uno come cagione e l'altra come effetto necessario immancabile. Egli è dimostrato che l'unione delle idee è il cemento che forma tutta la fabbrica dell'intelletto umano, senza di cui il piacere ed il dolore sarebbero sentimenti isolati e di nessun effetto. Quanto pií gli uomini si allontanano dalle idee generali e dai principii universali, cioè quanto pií sono volgari, tanto pií agiscono per le immediate e pií vicine associazioni, trascurando le pií remote e complicate, che non servono che agli uomini fortemente appassionati per l'oggetto a cui tendono, poiché la luce dell'attenzione rischiara un solo oggetto, lasciando gli altri oscuri. Servono parimente alle menti pií elevate, perché hanno acquistata l'abitudine di scorrere rapidamente su molti oggetti in una volta, ed hanno la facilità di far contrastare molti sentimenti parziali gli uni cogli altri, talché il risultato, che è l'azione, è meno pericoloso ed incerto.

An immediate punishment is more useful; because the smaller the interval of time between the punishment and the crime, the stronger and more lasting will be the association of the two ideas of crime and punishment; so that they may be considered, one as the cause, and the other as the unavoidable and necessary effect. It is demonstrated, that the association of ideas is the cement which unites the fabric of the human intellect, without which pleasure and pain would be simple and ineffectual sensations. The vulgar, that is, all men who have no general ideas or universal principles, act in consequence of the most immediate and familiar associations; but the more remote and complex only present themselves to the minds of those who are passionately attached to a single object, or to those of greater understanding, who have acquired an habit of rapidly comparing together a number of objects, and of forming a conclusion; and the result, that is, the action in consequence, by these means becomes less dangerous and uncertain.

(¶ 19.3) Egli è dunque di somma importanza la vicinanza del delitto e della pena, se si vuole che nelle rozze menti volgari, alla seducente pittura di un tal delitto vantaggioso, immediatamente riscuotasi l'idea associata della pena. Il lungo ritardo non produce altro effetto che di sempre pií disgiungere queste due idee, e quantunque faccia impressione il castigo d'un delitto, la fa meno come castigo che come spettacolo, e non la fa che dopo indebolito negli animi degli spettatori l'orrore di un tal delitto particolare, che servirebbe a rinforzare il sentimento della pena.

It is, then, of the. greatest importance that the punishment should succeed the crime as immediately as possible, if we intend that, in the rude minds of the multitude, the seducing picture of the advantage arising from the crime should instantly awake the attendant idea of punishment. Delaying the punishment serves only to separate these two ideas, and thus affects the minds of the spectators rather as being a terrible sight than the necessary consequence of a crime, the horror of which should contribute to heighten the idea of the punishment.

(¶ 19.4) Un altro principio serve mirabilmente a stringere sempre pií l'importante connessione tra 'l misfatto e la pena, cioè che questa sia conforme quanto pií si possa alla natura del delitto. Questa analogia facilita mirabilmente il contrasto che dev'essere tra la spinta al delitto e la ripercussione della pena, cioè che questa allontani e conduca l'animo ad un fine opposto di quello per dove cerca d'incamminarlo la seducente idea dell'infrazione della legge.

There is another excellent method of strengthening this important connection between the ideas of crime and punishment; that is, to make the punishment as analogous as possible to the nature of the crime, in order that the punishment may lead the mind to consider the crime in a different point of view from that in which it was placed by the flattering idea of promised advantages.

[The following paragraph in some English translations is not in the first edition of the Italian: (¶ 19.5) Crimes of less importance are commonly punished either in the obscurity of a prison, or the criminal is transported, to give by his slavery an example to societies which he never offended; an example absolutely useless, because distant from the place where the crime was committed. Men do not, in general, commit great crimes deliberately, but rather in a sudden gust of passion; and they commonly look on the punishment due to a great crime as remote and improbable. The public punishment, therefore, of small crimes will make a greater impression, and, by deterring men from the smaller, will effectually prevent the greater.

Chapter Twenty: Of Acts of violence - Violenze

Altri delitti sono attentati contro la persona, altri contro le sostanze. I primi debbono infallibilmente esser puniti con pene corporali: né il grande né il ricco debbono poter mettere a prezzo gli attentati contro il debole ed il povero; altrimenti le ricchezze, che sotto la tutela delle leggi sono il premio dell'industria, diventano l'alimento della tirannia. Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l'uomo cessi di esser persona e diventi cosa: vedrete allora l'industria del potente tutta rivolta a far sortire dalla folla delle combinazioni civili quelle che la legge gli dà in suo favore. Questa scoperta è il magico segreto che cangia i cittadini in animali di servigio, che in mano del forte è la catena con cui lega le azioni degl'incauti e dei deboli. Questa è la ragione per cui in alcuni governi, che hanno tutta l'apparenza di libertà, la tirannia sta nascosta o s'introduce non prevista in qualche angolo negletto dal legislatore, in cui insensibilmente prende forza e s'ingrandisce. Gli uomini mettono per lo pií gli argini pií sodi all'aperta tirannia, ma non veggono l'insetto impercettibile che gli rode ed apre una tanto pií sicura quanto pií occulta strada al fiume inondatore.

Some crimes relate to person, others to property. The first ought to be punished corporally. The great and rich should by no means have it in their power to set a price on the security of the weak and indigent; for then riches, which, under the protection of the laws, are the reward of industry, would become the aliment of tyranny. Liberty is at an end whenever the laws permit that, in certain cases, a man may cease to be a person, and become a thing. Then will the powerful employ their address to select from the various combinations of civil society all that is in their own favour. This is that magic art which transforms subjects into beasts of burden, and which, in the hands of the strong, is the chain that binds the weak and incautious. Thus it is that in some governments, where there is all the appearance of Liberty, tyranny lies concealed, and insinuates itself into some neglected corner of the constitution, where it gathers strength insensibly. Mankind generally oppose, with resolution, the assaults of barefaced and open tyranny, but disregard the little insect that gnaws through the dike, and opens a sure though secret passage to inundation.

Chapter Twenty-One: Of the Punishment of the Nobles - Pene dei nobili

Quali saranno dunque le pene dovute ai delitti dei nobili, i privilegi dei quali formano gran parte delle leggi delle nazioni? Io qui non esaminerò se questa distinzione ereditaria tra nobili e plebei sia utile in un governo o necessaria nella monarchia, se egli è vero che formi un potere intermedio, che limiti gli eccessi dei due estremi, o non piuttosto formi un ceto che, schiavo di se stesso e di altrui, racchiude ogni circolazione di credito e di speranza in uno strettissimo cerchio, simile a quelle feconde ed amene isolette che spiccano negli arenosi e vasti deserti d'Arabia, e che, quando sia vero che la disuguaglianza sia inevitabile o utile nelle società, sia vero altresí che ella debba consistere piuttosto nei ceti che negl'individui, fermarsi in una parte piuttosto che circolare per tutto il corpo politico, perpetuarsi piuttosto che nascere e distruggersi incessantemente. Io mi ristringerò alle sole pene dovute a questo rango, asserendo che esser debbono le medesime pel primo e per l'ultimo cittadino. Ogni distinzione sia negli onori sia nelle ricchezze perché sia legittima suppone un'anteriore uguaglianza fondata sulle leggi, che considerano tutti i sudditi come egualmente dipendenti da esse. Si deve supporre che gli uomini che hanno rinunziato al naturale loro dispotismo abbiano detto: chi sarà pií industrioso abbia maggiori onori, e la fama di lui risplenda ne' suoi successori; ma chi è pií felice o pií onorato speri di pií, ma non tema meno degli altri di violare quei patti coi quali è sopra gli altri sollevato. Egli è vero che tali decreti non emanarono in una dieta del genere umano, ma tali decreti esistono negl'immobili rapporti delle cose, non distruggono quei vantaggi che si suppongono prodotti dalla nobiltà e ne impediscono gl'inconvenienti; rendono formidabili le leggi chiudendo ogni strada all'impunità. A chi dicesse che la medesima pena data al nobile ed al plebeo non è realmente la stessa per la diversità dell'educazione, per l'infamia che spandesi su di un'illustre famiglia, risponderei che la sensibilità del reo non è la misura delle pene, ma il pubblico danno, tanto maggiore quanto è fatto da chi è pií favorito; e che l'uguaglianza delle pene non può essere che estrinseca, essendo realmente diversa in ciascun individuo; che l'infamia di una famiglia può esser tolta dal sovrano con dimostrazioni pubbliche di benevolenza all'innocente famiglia del reo. E chi non sa che le sensibili formalità tengon luogo di ragioni al credulo ed ammiratore popolo?

What punishments shall be ordained for the nobles, whose privileges make so great a part of the laws of nations? I do not mean to inquire whether the hereditary distinction between nobles and commoners be useful in any government, or necessary in a monarchy; or whether it be true that they form an intermediate power, of use in moderating the excess of both extremes; or whether they be not rather slaves to their own body, and to others, confining within a very small circle the natural effects and hopes of industry, like those little fruitful spots scattered here and there in the sandy deserts of Arabia; or whether it be true that a subordination of rank and condition is inevitable or useful in society; and, if so, whether this subordination should not rather subsist between individuals than particular bodies, whether it should not rather circulate through the whole body politic than be confined to one part, and, rather than be perpetual, should it not be incessantly produced and destroyed. Be these as they may, I assert that the punishment of a nobleman should in no wise differ from that of the lowest member of society.

(¶ 21.2) Every lawful distinction, either in honours or riches, supposes previous equality, founded on the laws, on which all the members of society are considered as being equally dependent. We should suppose that men, in renouncing their natural despotism, said, The wisest and most industrious among us should obtain the greatest honours, and his dignity shall descend to his posterity. The fortunate and happy may hope for greater honours, but let him not therefore be less afraid than others of violating those conditions on which he is exalted. It is true indeed that no such degrees were ever made in a general diet of mankind, but they exist in the invariable relations of things; nor do they destroy the advantages which are supposed to be produced by the class of nobles, but prevent the inconveniences; and they make the laws respectable, by destroying all hopes of impunity.

(¶ 21.3) It may be objected, that the same punishment inflicted on a nobleman and a plebeian becomes really different from the difference of their education, and from the infamy it reflects on an illustrious family: but I answer, that punishments are to be estimated, not by the sensibility of the criminal, but by the injury done to society, which injury is augmented by the high rank of the offender. The precise equality of a punishment can never be more than external, as it is in proportion to the degree of sensibility which differs in every individual. The infamy of an innocent family may be easily obliterated by some public demonstration of favour from the sovereign, and forms have always more influence than reason on the gazing multitude.

Chapter Twenty-Two: Of Robbery - Furti

I furti che non hanno unito violenza dovrebbero esser puniti con pena pecuniaria. Chi cerca d'arricchirsi dell'altrui dovrebbe esser impoverito del proprio. Ma come questo non è per l'ordinario che il delitto della miseria e della disperazione, il delitto di quella infelice parte di uomini a cui il diritto di proprietà (terribile, e forse non necessario diritto) non ha lasciato che una nuda esistenza, ma come le pene pecuniarie accrescono il numero dei rei al di sopra di quello de' delitti e che tolgono il pane agl'innocenti per toglierlo agli scellerati, la pena pií opportuna sarà quell'unica sorta di schiavitú che si possa chiamar giusta, cioè la schiavitú per un tempo delle opere e della persona alla comune società, per risarcirla colla propria e perfetta dipendenza dell'ingiusto dispotismo usurpato sul patto sociale. Ma quando il furto sia misto di violenza, la pena dev'essere parimente un misto di corporale e di servile. Altri scrittori prima di me hanno dimostrato l'evidente disordine che nasce dal non distinguere le pene dei furti violenti da quelle dei furti dolosi facendo l'assurda equazione di una grossa somma di denaro colla vita di un uomo; ma non è mai superfluo il ripetere ciò che non è quasi mai stato eseguito. Le macchine politiche conservano pií d'ogni altra il moto concepito e sono le pií lente ad acquistarne un nuovo. Questi sono delitti di differente natura, ed è certissimo anche in politica quell'assioma di matematica, che tralle quantità eterogenee vi è l'infinito che le separa.

The punishment of robbery, not accompanied with violence, should be pecuniary. He who endeavours to enrich himself with the property of another should be deprived of part of his own. But this crime, alas! is commonly the effect of misery and despair; the crime of that unhappy part of mankind to whom the right of exclusive property, a terrible and perhaps unnecessary right, has left but a bare existence. Besides, as pecuniary punishments may increase the number of robbers, by increasing the number of poor, and may deprive an innocent family of subsistence, the most proper punishment will be that kind of slavery which alone can be called just; that is, which makes the society, for a time, absolute master of the person and labour of the criminal, in order to oblige him to repair, by this dependence, the unjust despotism he usurped over the property of another, and his violation of the social compact.

(¶ 22.2) When robbery is attended with violence, corporal punishment should be added to slavery. Many writers have shown the evident disorder which must arise from not distinguishing the punishment due to robbery with violence, and that due to theft or robbery committed with dexterity, absurdly making a sum of money equivalent to a man's life. But it can never be superfluous to repeat, again and again, those truths of which mankind have not profited; for political machines preserve their motion much longer than others, and receive a new impulse with more difficulty. These crimes are in their nature absolutely different, and this axiom is as certain in politics as in mathematics, that between qualities of different natures there can be no similitude.

Chapter Twenty-Three: Of Infamy considered as a Punishment - Infamia

Le ingiurie personali e contrarie all'onore, cioè a quella giusta porzione di suffragi che un cittadino ha dritto di esigere dagli altri, debbono essere punite coll'infamia. Quest'infamia è un segno della pubblica disapprovazione che priva il reo de' pubblici voti, della confidenza della patria e di quella quasi fraternità che la società inspira. Ella non è in arbitrio della legge. Bisogna dunque che l'infamia della legge sia la stessa che quella che nasce dai rapporti delle cose, la stessa che la morale universale, o la particolare dipendente dai sistemi particolari, legislatori delle volgari opinioni e di quella tal nazione che inspirano. Se l'una è differente dall'altra, o la legge perde la pubblica venerazione, o l'idee della morale e della probità svaniscono, ad onta delle declamazioni che mai non resistono agli esempi. Chi dichiara infami azioni per sé indifferenti sminuisce l'infamia delle azioni che son veramente tali. Le pene d'infamia non debbono essere né troppo frequenti né cadere sopra un gran numero di persone in una volta: non il primo, perché gli effetti reali e troppo frequenti delle cose d'opinione indeboliscono la forza della opinione medesima, non il secondo, perché l'infamia di molti si risolve nella infamia di nessuno.

Le pene corporali e dolorose non devono darsi a quei delitti che, fondati sull'orgoglio, traggono dal dolore istesso gloria ed alimento, ai quali convengono il ridicolo e l'infamia, pene che frenano l'orgoglio dei fanatici coll'orgoglio degli spettatori e dalla tenacità delle quali appena con lenti ed ostinati sforzi la verità stessa si libera. Cosí forze opponendo a forze ed opinioni ad opinioni il saggio legislatore rompa l'ammirazione e la sorpresa nel popolo cagionata da un falso principio, i ben dedotti conseguenti del quale sogliono velarne al volgo l'originaria assurdità.

Ecco la maniera di non confondere i rapporti e la natura invariabile delle cose, che non essendo limitata dal tempo ed operando incessantemente, confonde e svolge tutti i limitati regolamenti che da lei si scostano. Non sono le sole arti di gusto e di piacere che hanno per principio universale l'imitazione fedele della natura, ma la politica istessa, almeno la vera e la durevole, è soggetta a questa massima generale, poiché ella non è altro che l'arte di meglio dirigere e di rendere conspiranti i sentimenti immutabili degli uomini.

Those injuries which affect the honour, that is, that just portion of esteem which every citizen has a right to expect from others, should be punished with infamy. Infamy is a mark of the public disapprobation, which, deprives the object of all consideration in the eyes of his fellow-citizens, of the confidence of his country, and of that fraternity which exists between members of the same society. This is not always in the power of the laws. It is necessary that the infamy inflicted by the laws should be the same with that which results from the relations of things, from universal morality, or from that particular system, adopted by the nation, and the laws, which governs the opinion of the vulgar. If, on the contrary, one be different from the other, either the laws will no longer be respected, or the received notions of morality and probity will vanish, in spite of the declamations of moralists, which are always too weak to resist the force of example. If we declare those actions infamous which are in themselves indifferent. we lessen the infamy of those which are really infamous. The punishment of infamy should not be too frequent, for the power of opinion grows weaker by repetition; nor should it be inflicted on a number of persons at the same time, for the infamy of many resolves itself into the infamy of none.

(¶ 23.2) Painful and corporal punishments should never be applied to fanaticism; for, being founded on pride, it glories in persecution. Infamy and ridicule only should be employed against fanatics if the first, their pride will be overbalanced by the pride of the people; and we may judge of the power of the second, if we consider that even truth Is obliged to summon all her force when attacked by error armed with ridicule. Thus, by opposing one passion to another, and opinion to opinion, a wise legislator puts an end to the admiration of the populace occasioned by a false principle, the original absurdity of which is veiled by some well deduced consequences.

(¶ 23.3) This is the method to avoid confounding the immutable relations of things, or opposing nature, whose actions, not being limited by time, but operating incessantly, overturn and destroy all those vain regulations which contradict her laws. It is not only in the fine arts that the imitation of nature is the fundamental principle; it is the same in sound policy, which is no other than the art of uniting and directing to the same end the natural and immutable sentiments of mankind.

Chapter Twenty-Four: Of Idleness - Oziosi

Chi turba la tranquillità pubblica, chi non ubbidisce alle leggi, cioè alle condizioni con cui gli uomini si soffrono scambievolmente e si difendono, quegli dev'esser escluso dalla società, cioè dev'essere bandito. Questa è la ragione per cui i saggi governi non soffrono, nel seno del travaglio e dell'industria, quel genere di ozio politico confuso dagli austeri declamatori coll'ozio delle ricchezze accumulate dall'industria, ozio necessario ed utile a misura che la società si dilata e l'amministrazione si ristringe. Io chiamo ozio politico quello che non contribuisce alla società né col travaglio né colla ricchezza, che acquista senza giammai perdere, che, venerato dal volgo con stupida ammirazione, risguardato dal saggio con isdegnosa compassione per gli esseri che ne sono la vittima, che, essendo privo di quello stimolo della vita attiva che è la necessità di custodire o di aumentare i comodi della vita, lascia alle passioni di opinione, che non sono le meno forti, tutta la loro energia. Non è ozioso politicamente chi gode dei frutti dei vizi o delle virtí de' propri antenati, e vende per attuali piaceri il pane e l'esistenza alla industriosa povertà, ch'esercita in pace la tacita guerra d'industria colla opulenza, in vece della incerta e sanguinosa colla forza. E però non l'austera e limitata virtí di alcuni censori, ma le leggi debbono definire qual sia l'ozio da punirsi.

Sembra che il bando dovrebbe esser dato a coloro i quali, accusati di un atroce delitto, hanno una grande probabilità, ma non la certezza contro di loro, di esser rei; ma per ciò fare è necessario uno statuto il meno arbitrario e il pií preciso che sia possibile, il quale condanni al bando chi ha messo la nazione nella fatale alternativa o di temerlo o di offenderlo, lasciandogli però il sacro diritto di provare l'innocenza sua. Maggiori dovrebbon essere i motivi contro un nazionale che contro un forestiere, contro un incolpato per la prima volta che contro chi lo fu pií volte.

A wise government will not suffer in the midst of labour and industry, that kind of political idleness which is confounded by rigid declaimers with the leisure attending riches acquired by industry, which is of use to an increasing society when confined within proper limits. I call those politically idle, who neither contribute to the good of society by their labour nor their riches; who continually accumulate, but never spend; who are reverenced by the vulgar with stupid admiration, and regarded by the wise with disdain; who, being victims to a monastic life, and deprived of all incitement to that activity which is necessary to preserve or increase its comforts, devote all their vigour to passions of the strongest kind, the passions of opinion. I call not him idle who enjoys the fruits of the virtues or vices of his ancestors, and, in exchange for his pleasures, supports the industrious poor. It is not then the narrow virtue of austere moralists, but the laws, that should determine what species of idleness deserves punishment.

Chapter Twenty-Five: Of Banishment and Confiscation - Bando e confische

Ma chi è bandito ed escluso per sempre dalla società di cui era membro, dev'egli esser privato dei suoi beni? Una tal questione è suscettibile di differenti aspetti. Il perdere i beni è una pena maggiore di quella del bando; vi debbono dunque essere alcuni casi in cui, proporzionatamente a' delitti, vi sia la perdita di tutto o di parte dei beni, ed alcuni no. La perdita del tutto sarà quando il bando intimato dalla legge sia tale che annienti tutt'i rapporti che sono tra la società e un cittadino delinquente; allora muore il cittadino e resta l'uomo, e rispetto al corpo politico deve produrre lo stesso effetto che la morte naturale. Parrebbe dunque che i beni tolti al reo dovessero toccare ai legittimi successori piuttosto che al principe, poiché la morte ed un tal bando sono lo stesso riguardo al corpo politico. Ma non è per questa sottigliezza che oso disapprovare le confische dei beni. Se alcuni hanno sostenuto che le confische sieno state un freno alle vendette ed alle prepotenze private, non riflettono che, quantunque le pene producano un bene, non però sono sempre giuste, perché per esser tali debbono esser necessarie, ed un'utile ingiustizia non può esser tollerata da quel legislatore che vuol chiudere tutte le porte alla vigilante tirannia, che lusinga col bene momentaneo e colla felicità di alcuni illustri, sprezzando l'esterminio futuro e le lacrime d'infiniti oscuri. Le confische mettono un prezzo sulle teste dei deboli, fanno soffrire all'innocente la pena del reo e pongono gl'innocenti medesimi nella disperata necessità di commettere i delitti. Qual pií tristo spettacolo che una famiglia strascinata all'infamia ed alla miseria dai delitti di un capo, alla quale la sommissione ordinata dalle leggi impedirebbe il prevenirgli, quand'anche vi fossero i mezzi per farlo!

He who disturbs the public tranquillity, who does not obey the laws, who violates the conditions on which men mutually support and defend each other, ought to be excluded from society, that is, banished.

(¶ 25.2) It seems as if banishment should be the punishment of those who, being accused of an atrocious crime, are probably, but not certainly, guilty. For this purpose would be required a law the least arbitrary and the most precise possible; which should condemn to banishment those who have reduced the community to the fatal alternative either of fearing or punishing them unjustly, still, however, leaving them the sacred right of proving their innocence. The reasons ought to be stronger for banishing a citizen than a stranger, and for the first accusation than for one who hath been often accused.

(¶ 25.3) Should the person who is excluded for ever from society be deprived of his property? This question may be considered in different lights. The confiscation of effects, added to banishment is a greater punishment than banishment alone; there ought then to be some cases, in which, according to the crime, either the whole fortune should be confiscated, or part only, or none at all. The whole should be forfeited, when the law which ordains banishment declares, at the same time, that all connections or relations between the society and the criminal are annihilated. In this case the citizen dies; the man only remains, and, with respect to a political body, the death of the citizen should have the same consequences with the death of the man. It seems to follow then, that in this case, the effects of the criminal should devolve to his lawful heirs. But it is not on account of this refinement that I disapprove of confiscations. If some have insisted, that they were a restraint to vengeance and the violence of particulars, they have not reflected, that, though punishments be productive of good, they are not, on that account, more just; to be just, they must be necessary. Even an useful injustice can never be allowed by a legislator, who means to guard against watchful tyranny, which, under the flattering pretext of momentary advantages, would establish permanent principles of destruction, and, to procure the ease of a few in a high station, would draw tears from thousands of the poor.

(¶ 25.4) The law which ordains confiscations sets a price on the head of the subject, with the guilty punishes the innocent, and, by reducing them to indigence and despair, tempts them to become criminal. Can there be a more melancholy spectacle than a whole family overwhelmed with infamy and misery from the crime of their chief? a crime, which, if it had been possible, they were restrained from preventing, by that submission which the laws themselves have ordained.

Chapter Twenty-Six: Of the Spirit of Family in States - Dello spirito di famiglia

Queste funeste ed autorizzate ingiustizie furono approvate dagli uomini anche pií illuminati, ed esercitate dalle repubbliche pií libere, per aver considerato piuttosto la società come un'unione di famiglie che come un'unione di uomini. Vi siano cento mila uomini, o sia ventimila famiglie, ciascuna delle quali è composta di cinque persone, compresovi il capo che la rappresenta: se l'associazione è fatta per le famiglie, vi saranno ventimila uomini e ottanta mila schiavi; se l'associazione è di uomini, vi saranno cento mila cittadini e nessuno schiavo. Nel primo caso vi sarà una repubblica, e ventimila piccole monarchie che la compongono; nel secondo lo spirito repubblicano non solo spirerà nelle piazze e nelle adunanze della nazione, ma anche nelle domestiche mura, dove sta gran parte della felicità o della miseria degli uomini. Nel primo caso, come le leggi ed i costumi sono l'effetto dei sentimenti abituali dei membri della repubblica, o sia dei capi della famiglia, lo spirito monarchico s'introdurrà a poco a poco nella repubblica medesima; e i di lui effetti saranno frenati soltanto dagl'interessi opposti di ciascuno, ma non già da un sentimento spirante libertà ed uguaglianza. Lo spirito di famiglia è uno spirito di dettaglio e limitato a' piccoli fatti. Lo spirito regolatore delle repubbliche, padrone dei principii generali, vede i fatti e gli condensa nelle classi principali ed importanti al bene della maggior parte. Nella repubblica di famiglie i figli rimangono nella potestà del capo, finché vive, e sono costretti ad aspettare dalla di lui morte una esistenza dipendente dalle sole leggi. Avezzi a piegare ed a temere nell'età pií verde e vigorosa, quando i sentimenti son meno modificati da quel timore di esperienza che chiamasi moderazione, come resisteranno essi agli ostacoli che il vizio sempre oppone alla virtí nella languida e cadente età, in cui anche la disperazione di vederne i frutti si oppone ai vigorosi cambiamenti?

Quando la repubblica è di uomini, la famiglia non è una subordinazione di comando, ma di contratto, e i figli, quando l'età gli trae dalla dipendenza di natura, che è quella della debolezza e del bisogno di educazione e di difesa, diventano liberi membri della città, e si assoggettano al capo di famiglia, per parteciparne i vantaggi, come gli uomini liberi nella grande società. Nel primo caso i figli, cioè la pií gran parte e la pií utile della nazione, sono alla discrezione dei padri, nel secondo non sussiste altro legame comandato che quel sacro ed inviolabile di somministrarci reciprocamente i necessari soccorsi, e quello della gratitudine per i benefici ricevuti, il quale non è tanto distrutto dalla malizia del cuore umano, quanto da una mal intesa soggezione voluta dalle leggi.

Tali contradizioni fralle leggi di famiglia e le fondamentali della repubblica sono una feconda sorgente di altre contradizioni fralla morale domestica e la pubblica, e però fanno nascere un perpetuo conflitto nell'animo di ciascun uomo. La prima inspira soggezione e timore, la seconda coraggio e libertà; quella insegna a ristringere la beneficenza ad un piccol numero di persone senza spontanea scelta, questa a stenderla ad ogni classe di uomini; quella comanda un continuo sacrificio di se stesso a un idolo vano, che si chiama bene di famiglia, che spesse volte non è il bene d'alcuno che la compone; questa insegna di servire ai propri vantaggi senza offendere le leggi, o eccita ad immolarsi alla patria col premio del fanatismo, che previene l'azione. Tali contrasti fanno che gli uomini si sdegnino a seguire la virtí che trovano inviluppata e confusa, e in quella lontananza che nasce dall'oscurità degli oggetti sí fisici che morali. Quante volte un uomo, rivolgendosi alle sue azioni passate, resta attonito di trovarsi malonesto! A misura che la società si moltiplica, ciascun membro diviene pií piccola parte del tutto, e il sentimento repubblicano si sminuisce proporzionalmente, se cura non è delle leggi di rinforzarlo. Le società hanno come i corpi umani i loro limiti circonscritti, al di là de' quali crescendo, l'economia ne è necessariamente disturbata. Sembra che la massa di uno stato debba essere in ragione inversa della sensibilità di chi lo compone, altrimenti, crescendo l'una e l'altra, le buone leggi troverebbono nel prevenire i delitti un ostacolo nel bene medesimo che hanno prodotto. Una repubblica troppo vasta non si salva dal dispotismo che col sottodividersi e unirsi in tante repubbliche federative. Ma come ottener questo? Da un dittatore dispotico che abbia il coraggio di Silla, e tanto genio d'edificare quant'egli n'ebbe per distruggere. Un tal uomo, se sarà ambizioso, la gloria di tutt'i secoli lo aspetta, se sarà filosofo, le benedizioni de' suoi cittadini lo consoleranno della perdita dell'autorità, quando pure non divenisse indifferente alla loro ingratitudine. A misura che i sentimenti che ci uniscono alla nazione s'indeboliscono, si rinforzano i sentimenti per gli oggetti che ci circondano, e però sotto il dispotismo pií forte le amicizie sono pií durevoli, e le virtí sempre mediocri di famiglia sono le pií comuni o piuttosto le sole. Da ciò può ciascuno vedere quanto fossero limitate le viste della pií parte dei legislatori.

It is remarkable, that many fatal acts of injustice have been authorised and approved, even by the wisest and most experienced men, in the freest republics. This has been owing to their having considered the state rather as a society of families than of men. Let us suppose a nation composed of an hundred thousand men, divided into twenty thousand families of five persons each, including the head or master of the family, its representative. If it be an association of families, there will be twenty thousand men, and eighty thousand slaves; or if of men, there will be an hundred thousand citizens, and not one slave. In the first case we behold a republic, and twenty thousand little monarchies, of which the heads are the sovereigns: in the second the spirit of liberty will not only breath in every public place of the city, and in the assemblies of the nation, but in private houses, where men find the greatest part of their happiness or misery. As laws and customs are always the effect of the habitual sentiments of the members of a republic, if the society be an association of the heads of families, the spirit of monarchy will gradually make its way into the republic itself, as its effects will only be restrained by the opposite interests of each, and not by an universal spirit of liberty and equality. The private spirit of family is a spirit of minuteness, and confined to little concerns. Public spirit, on the contrary, is influenced by general principles, and from facts deduces general rules of utility to the greatest number.

(¶ 26.2) In a republic of families, the children remain under the authority of the father as long as he lives, and are obliged to wait until his death for an existence dependent on the laws alone. Accustomed to kneel and tremble in their tender years, when their natural sentiments were less restrained by that caution, obtained by experience, which is called moderation, how should they resist those obstacles which vice always opposes to virtue in the languor and decline of age, when the despair of reaping the fruits is alone sufficient to damp the vigour of their resolutions?

(¶ 26.3) In a republic, where every man is a citizen, family-subordination is not the effect of compulsion, but of contract; and the sons, disengaged from the natural dependence which the weakness of infancy and the necessity of education required, become free members of society, but remain subject to the head of the family for their own advantage, as in the great society.

(¶ 26.4) In a republic of families, the young people, that is, the most numerous and most useful part of the nation, are at the discretion of their fathers: in a republic of men, they are attached to their parents by no other obligation than that sacred and inviolable one of mutual assistance, and of gratitude for the benefits they have received; a sentiment destroyed not so much by the wickedness of the human heart, as by a mistaken subjection prescribed by the laws.

(¶ 26.5) These contradictions between the laws of families and the fundamental laws of a state are the source of many others between public and private morality, which produce a perpetual conflict in the mind. Domestic morality inspires submission and fear; the other courage and liberty. That instructs a man to confine his beneficence to a small number of persons, not of his own choice; this to extend it to all mankind. That commands a continual sacrifice of himself to a vain idol called the good of the family, which is often no real good to any one of those who compose it; this teaches him to consider his own advantage, without offending the laws, or excites him to sacrifice himself for the good of his country, by rewarding him beforehand with the fanaticism it inspires. Such contradictions are the reason that men neglect the pursuit of virtue, which they can hardly distinguish amidst the obscurity and confusion of natural and moral objects. How frequently are men, upon a retrospection of their actions, astonished to find themselves dishonest?

(¶ 26.6) In proportion to the increase of society each member becomes a smaller part of the whole; and the republican spirit diminishes in the same proportion, if neglected by the laws. Political societies, like the human body, have their limits circumscribed, which they cannot exceed, without disturbing their economy. It seems as if the greatness of a state ought to be inversely as the sensibility and activity of the individuals; if, on the contrary, population and activity increase in the same proportion, the laws. will with difficulty prevent the crimes arising from the good they have produced. An overgrown republic can only be saved from despotism by subdividing it into a number of confederate republics. But how is this practicable? By a despotic dictator, who, with the courage of Sylla, has as much genius for building up as that Roman had for pulling down. If he be an ambitious man, his reward will be immortal glory? if a philosopher, the blessings of his fellow citizens will sufficiently console him for the loss of authority, though he should not be insensible to their ingratitude.

(¶ 26.7) In proportion as the sentiments which unite us to the state grow weaker, those which attach us to the objects which more immediately surround us grow stronger; therefore, in the most despotic government, friendships are more durable, and domestic virtues (which are always of the lowest class) are the most common, or the only virtues, existing. Hence it appears how confined have been the views of the greatest number of legislators.

Chapter Twenty-Seven: Of the Mildness of Punishments - Dolcezza delle pene

Ma il corso delle mie idee mi ha trasportato fuori del mio soggetto, al rischiaramento del quale debbo affrettarmi. Uno dei pií gran freni dei delitti non è la crudeltà delle pene, ma l'infallibilità di esse, e per conseguenza la vigilanza dei magistrati, e quella severità di un giudice inesorabile, che, per essere un'utile virtí, dev'essere accompagnata da una dolce legislazione. La certezza di un castigo, benché moderato, farà sempre una maggiore impressione che non il timore di un altro pií terribile, unito colla speranza dell'impunità; perché i mali, anche minimi, quando son certi, spaventano sempre gli animi umani, e la speranza, dono celeste, che sovente ci tien luogo di tutto, ne allontana sempre l'idea dei maggiori, massimamente quando l'impunità, che l'avarizia e la debolezza spesso accordano, ne aumenti la forza. L'atrocità stessa della pena fa che si ardisca tanto di pií per ischivarla, quanto è grande il male a cui si va incontro; fa che si commettano pií delitti, per fuggir la pena di un solo. I paesi e i tempi dei pií atroci supplicii furon sempre quelli delle pií sanguinose ed inumane azioni, poiché il medesimo spirito di ferocia che guidava la mano del legislatore, reggeva quella del parricida e del sicario. Sul trono dettava leggi di ferro ad anime atroci di schiavi, che ubbidivano. Nella privata oscurità stimolava ad immolare i tiranni per crearne dei nuovi.

A misura che i supplicii diventano pií crudeli, gli animi umani, che come i fluidi si mettono sempre a livello cogli oggetti che gli circondano, s'incalliscono, e la forza sempre viva delle passioni fa che, dopo cent'anni di crudeli supplicii, la ruota spaventi tanto quanto prima la prigionia. Perché una pena ottenga il suo effetto basta che il male della pena ecceda il bene che nasce dal delitto, e in questo eccesso di male dev'essere calcolata l'infallibilità della pena e la perdita del bene che il delitto produrrebbe. Tutto il di pií è dunque superfluo e perciò tirannico. Gli uomini si regolano per la ripetuta azione dei mali che conoscono, e non su quelli che ignorano. Si facciano due nazioni, in una delle quali, nella scala delle pene proporzionata alla scala dei delitti, la pena maggiore sia la schiavitú perpetua, e nell'altra la ruota. Io dico che la prima avrà tanto timore della sua maggior pena quanto la seconda; e se vi è una ragione di trasportar nella prima le pene maggiori della seconda, l'istessa ragione servirebbe per accrescere le pene di quest'ultima, passando insensibilmente dalla ruota ai tormenti pií lenti e pií studiati, e fino agli ultimi raffinamenti della scienza troppo conosciuta dai tiranni.

Due altre funeste conseguenze derivano dalla crudeltà delle pene, contrarie al fine medesimo di prevenire i delitti. La prima è che non è sí facile il serbare la proporzione essenziale tra il delitto e la pena, perché, quantunque un'industriosa crudeltà ne abbia variate moltissimo le specie, pure non possono oltrepassare quell'ultima forza a cui è limitata l'organizzazione e la sensibilità umana. Giunto che si sia a questo estremo, non si troverebbe a' delitti pií dannosi e pií atroci pena maggiore corrispondente, come sarebbe d'uopo per prevenirgli. L'altra conseguenza è che la impunità stessa nasce dall'atrocità dei supplicii. Gli uomini sono racchiusi fra certi limiti, sí nel bene che nel male, ed uno spettacolo troppo atroce per l'umanità non può essere che un passeggiero furore, ma non mai un sistema costante quali debbono essere le leggi; che se veramente son crudeli, o si cangiano, o l'impunità fatale nasce dalle leggi medesime.

Chi nel leggere le storie non si raccapriccia d'orrore pe' barbari ed inutili tormenti che da uomini, che si chiamavano savi, furono con freddo animo inventati ed eseguiti? Chi può non sentirsi fremere tutta la parte la pií sensibile nel vedere migliaia d'infelici che la miseria, o voluta o tollerata dalle leggi, che hanno sempre favorito i pochi ed oltraggiato i molti, trasse ad un disperato ritorno nel primo stato di natura, o accusati di delitti impossibili e fabbricati dalla timida ignoranza, o rei non d'altro che di esser fedeli ai propri principii, da uomini dotati dei medesimi sensi, e per conseguenza delle medesime passioni, con meditate formalità e con lente torture lacerati, giocondo spettacolo di una fanatica moltitudine?

The course of my ideas has carried me away from my subject, to the elucidation of which I now return. Crimes are more effectually prevented by the certainty than the severity of punishment. Hence in a magistrate the necessity of vigilance, and in a judge of implacability, which, that it may become an useful virtue, should be joined to a mild legislation. The certainty of a small punishment will make a stronger impression than the fear of one more severe, if attended with the hopes of escaping; for it is the nature of mankind to be terrified at the approach of the smallest inevitable evil, whilst hope, the best gift of Heaven hath the power of dispelling the apprehension of a greater, especially if supported by examples of impunity,which weakness or avarice too frequently afford.

(¶ 27.2) If punishments be very severe, men are naturally led to the perpetration of other crimes, to avoid the punishment due to the first. The countries and times most notorious for severity of punishments were always those in which the most bloody and inhuman actions and the most atrocious crimes were committed; for the hand of the legislator and the assassin were directed by the same spirit of ferocity, which on the throne dictated laws of iron to slaves and savages, and in private instigated the subject to sacrifice one tyrant to make room for another.

(¶ 27.3) In proportion as punishments become more cruel, the minds of men, as a fluid rises to the same height with that which surrounds it, grow hardened and insensible; and the force of the passions still continuing, in the space of an hundred years the wheel terrifies no more than formerly the prison. That a punishment may produce the effect required, it is sufficient that the evil it occasions should exceed the good expected from the crime, including in the calculation the certainty of the punishment, and the privation of the expected advantage. All severity beyond this is superfluous, and therefore tyrannical.

(¶ 27.4) Men regulate their conduct by the repeated impression of evils they know,and not by those with which they are unacquainted. Let us, for example,suppose two nations, in one of which the greatest punishment is perpetual slavery, and in the other the wheel: I say, that both will inspire the same degree of terror, and that their can be no reasons for increasing the punishments of the first, which are not equally valid for augmenting those of the second to more lasting and more ingenious modes of tormenting, and so on to the most exquisite refinements of a science too well known to tyrants.

(¶ 27.5) There are yet two other consequences of cruel punishments, which counteract the purpose of their institution, which was, to prevent crimes.The first arises from the impossibility of establishing an exact proportion between the crime and punishment; for though ingenious cruelty hath greatly multiplied the variety of torments, yet the human frame can suffer only to a certain degree, beyond which it is impossible to proceed, be the enormity of the crime ever so great. The second consequence is impunity.Human nature is limited no less in evil than in good. Excessive barbarity can never be more than temporary, it being impossible that it should be supported by a permanent system of legislation; for if the laws be too cruel, they must be altered, or anarchy and impunity will succeed.

(¶ 27.6) Is it possible without shuddering with horror, to read in history of the barbarous and useless torments that were cooly invented and executed by men who were called sages? Who does not tremble at the thoughts of thousands of wretches, whom their misery, either caused or tolerated by the laws, which favoured the few and outraged the many, had forced in despair to return to a state of nature, or accused of impossible crimes, the fabric of ignorance and superstition, or guilty only of having been faithful to their own principles; who, I say, can, without horror, think of their being torn to pieces, with slow and studied barbarity, by men endowed with the same passions and the same feelings? A delightful spectacle to a fanatic multitude!

Chapter 28: Of the Punishment of Death - Della pena di morte

Questa inutile prodigalità di supplicii, che non ha mai resi migliori gli uomini, mi ha spinto ad esaminare se la morte sia veramente utile e giusta in un governo bene organizzato. Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili? Non certamente quello da cui risulta la sovranità e le leggi. Esse non sono che una somma di minime porzioni della privata libertà di ciascuno; esse rappresentano la volontà generale, che è l'aggregato delle particolari. Chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l'arbitrio di ucciderlo? Come mai nel minimo sacrificio della libertà di ciascuno vi può essere quello del massimo tra tutti i beni, la vita? E se ciò fu fatto, come si accorda un tal principio coll'altro, che l'uomo non è padrone di uccidersi, e doveva esserlo se ha potuto dare altrui questo diritto o alla società intera?

Non è dunque la pena di morte un diritto, mentre ho dimostrato che tale essere non può, ma è una guerra della nazione con un cittadino, perché giudica necessaria o utile la distruzione del suo essere. Ma se dimostrerò non essere la morte né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell'umanità.

La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di qualche cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell'anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi; ma durante il tranquillo regno delle leggi, in una forma di governo per la quale i voti della nazione siano riuniti, ben munita al di fuori e al di dentro dalla forza e dalla opinione, forse pií efficace della forza medesima, dove il comando non è che presso il vero sovrano, dove le ricchezze comprano piaceri e non autorità, io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte.

Quando la sperienza di tutt'i secoli, nei quali l'ultimo supplicio non ha mai distolti gli uomini determinati dall'offendere la società, quando l'esempio dei cittadini romani, e vent'anni di regno dell'imperatrice Elisabetta di Moscovia, nei quali diede ai padri dei popoli quest'illustre esempio, che equivale almeno a molte conquiste comprate col sangue dei figli della patria, non persuadessero gli uomini, a cui il linguaggio della ragione è sempre sospetto ed efficace quello dell'autorità, basta consultare la natura dell'uomo per sentire la verità della mia assersione.

Non è l'intensione della pena che fa il maggior effetto sull'animo umano, ma l'estensione di essa; perché la nostra sensibilità è pií facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggiero movimento. L'impero dell'abitudine è universale sopra ogni essere che sente, e come l'uomo parla e cammina e procacciasi i suoi bisogni col di lei aiuto, cosí l'idee morali non si stampano nella mente che per durevoli ed iterate percosse. Non è il terribile ma passeggiero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà, che, divenuto bestia di servigio, ricompensa colle sue fatiche quella società che ha offesa, che è il freno pií forte contro i delitti. Quell'efficace, perché spessissimo ripetuto ritorno sopra di noi medesimi, io stesso sarò ridotto a cosí lunga e misera condizione se commetterò simili misfatti, è assai pií possente che non l'idea della morte, che gli uomini veggon sempre in una oscura lontananza.

La pena di morte fa un'impressione che colla sua forza non supplisce alla pronta dimenticanza, naturale all'uomo anche nelle cose pií essenziali, ed accelerata dalle passioni. Regola generale: le passioni violenti sorprendono gli uomini, ma non per lungo tempo, e però sono atte a fare quelle rivoluzioni che di uomini comuni ne fanno o dei Persiani o dei Lacedemoni; ma in un libero e tranquillo governo le impressioni debbono essere pií frequenti che forti.

La pena di morte diviene uno spettacolo per la maggior parte e un oggetto di compassione mista di sdegno per alcuni; ambidue questi sentimenti occupano pií l'animo degli spettatori che non il salutare terrore che la legge pretende inspirare. Ma nelle pene moderate e continue il sentimento dominante è l'ultimo perché è il solo. Il limite che fissar dovrebbe il legislatore al rigore delle pene sembra consistere nel sentimento di compassione, quando comincia a prevalere su di ogni altro nell'animo degli spettatori d'un supplicio pií fatto per essi che per il reo.

Perché una pena sia giusta non deve avere che quei soli gradi d'intensione che bastano a rimuovere gli uomini dai delitti; ora non vi è alcuno che, riflettendovi, scieglier possa la totale e perpetua perdita della propria libertà per quanto avvantaggioso possa essere un delitto: dunque l'intensione della pena di schiavitú perpetua sostituita alla pena di morte ha ciò che basta per rimuovere qualunque animo determinato; aggiungo che ha di pií: moltissimi risguardano la morte con viso tranquillo e fermo, chi per fanatismo, chi per vanità, che quasi sempre accompagna l'uomo al di là dalla tomba, chi per un ultimo e disperato tentativo o di non vivere o di sortir di miseria; ma né il fanatismo né la vanità stanno fra i ceppi o le catene, sotto il bastone, sotto il giogo, in una gabbia di ferro, e il disperato non finisce i suoi mali, ma gli comincia. L'animo nostro resiste pií alla violenza ed agli estremi ma passeggieri dolori che al tempo ed all'incessante noia; perché egli può per dir cosí condensar tutto se stesso per un momento per respinger i primi, ma la vigorosa di lui elasticità non basta a resistere alla lunga e ripetuta azione dei secondi. Colla pena di morte ogni esempio che si dà alla nazione suppone un delitto; nella pena di schiavitú perpetua un sol delitto dà moltissimi e durevoli esempi, e se egli è importante che gli uomini veggano spesso il poter delle leggi, le pene di morte non debbono essere molto distanti fra di loro: dunque suppongono la frequenza dei delitti, dunque perché questo supplicio sia utile bisogna che non faccia su gli uomini tutta l'impressione che far dovrebbe, cioè che sia utile e non utile nel medesimo tempo. Chi dicesse che la schiavitú perpetua è dolorosa quanto la morte, e perciò egualmente crudele, io risponderò che sommando tutti i momenti infelici della schiavitú lo sarà forse anche di pií, ma questi sono stesi sopra tutta la vita, e quella esercita tutta la sua forza in un momento; ed è questo il vantaggio della pena di schiavitú, che spaventa pií chi la vede che chi la soffre; perché il primo considera tutta la somma dei momenti infelici, ed il secondo è dall'infelicità del momento presente distratto dalla futura. Tutti i mali s'ingrandiscono nell'immaginazione, e chi soffre trova delle risorse e delle consolazioni non conosciute e non credute dagli spettatori, che sostituiscono la propria sensibilità all'animo incallito dell'infelice.

Ecco presso a poco il ragionamento che fa un ladro o un assassino, i quali non hanno altro contrappeso per non violare le leggi che la forca o la ruota. So che lo sviluppare i sentimenti del proprio animo è un'arte che s'apprende colla educazione; ma perché un ladro non renderebbe bene i suoi principii, non per ciò essi agiscon meno. Quali sono queste leggi ch'io debbo rispettare, che lasciano un cosí grande intervallo tra me e il ricco? Egli mi nega un soldo che li cerco, e si scusa col comandarmi un travaglio che non conosce. Chi ha fatte queste leggi? Uomini ricchi e potenti, che non si sono mai degnati visitare le squallide capanne del povero, che non hanno mai diviso un ammuffito pane fralle innocenti grida degli affamati figliuoli e le lagrime della moglie. Rompiamo questi legami fatali alla maggior parte ed utili ad alcuni pochi ed indolenti tiranni, attacchiamo l'ingiustizia nella sua sorgente. Ritornerò nel mio stato d'indipendenza naturale, vivrò libero e felice per qualche tempo coi frutti del mio coraggio e della mia industria, verrà forse il giorno del dolore e del pentimento, ma sarà breve questo tempo, ed avrò un giorno di stento per molti anni di libertà e di piaceri. Re di un piccol numero, correggerò gli errori della fortuna, e vedrò questi tiranni impallidire e palpitare alla presenza di colui che con un insultante fasto posponevano ai loro cavalli, ai loro cani. Allora la religione si affaccia alla mente dello scellerato, che abusa di tutto, e presentandogli un facile pentimento ed una quasi certezza di eterna felicità, diminuisce di molto l'orrore di quell'ultima tragedia.

Ma colui che si vede avanti agli occhi un gran numero d'anni, o anche tutto il corso della vita che passerebbe nella schiavitú e nel dolore in faccia a' suoi concittadini, co' quali vive libero e sociabile, schiavo di quelle leggi dalle quali era protetto, fa un utile paragone di tutto ciò coll'incertezza dell'esito de' suoi delitti, colla brevità del tempo di cui ne goderebbe i frutti. L'esempio continuo di quelli che attualmente vede vittime della propria inavvedutezza, gli fa una impressione assai pií forte che non lo spettacolo di un supplicio che lo indurisce pií che non lo corregge.

Non è utile la pena di morte per l'esempio di atrocità che dà agli uomini. Se le passioni o la necessità della guerra hanno insegnato a spargere il sangue umano, le leggi moderatrici della condotta degli uomini non dovrebbono aumentare il fiero esempio, tanto pií funesto quanto la morte legale è data con istudio e con formalità. Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio. Quali sono le vere e le pií utili leggi? Quei patti e quelle condizioni che tutti vorrebbero osservare e proporre, mentre tace la voce sempre ascoltata dell'interesse privato o si combina con quello del pubblico. Quali sono i sentimenti di ciascuno sulla pena di morte? Leggiamoli negli atti d'indegnazione e di disprezzo con cui ciascuno guarda il carnefice, che è pure un innocente esecutore della pubblica volontà, un buon cittadino che contribuisce al ben pubblico, lo stromento necessario alla pubblica sicurezza al di dentro, come i valorosi soldati al di fuori. Qual è dunque l'origine di questa contradizione? E perché è indelebile negli uomini questo sentimento ad onta della ragione? Perché gli uomini nel pií secreto dei loro animi, parte che pií d'ogn'altra conserva ancor la forma originale della vecchia natura, hanno sempre creduto non essere la vita propria in potestà di alcuno fuori che della necessità, che col suo scettro di ferro regge l'universo.

Che debbon pensare gli uomini nel vedere i savi magistrati e i gravi sacerdoti della giustizia, che con indifferente tranquillità fanno strascinare con lento apparato un reo alla morte, e mentre un misero spasima nelle ultime angosce, aspettando il colpo fatale, passa il giudice con insensibile freddezza, e fors'anche con segreta compiacenza della propria autorità, a gustare i comodi e i piaceri della vita? Ah!, diranno essi, queste leggi non sono che i pretesti della forza e le meditate e crudeli formalità della giustizia; non sono che un linguaggio di convenzione per immolarci con maggiore sicurezza, come vittime destinate in sacrificio, all'idolo insaziabile del dispotismo. L'assassinio, che ci vien predicato come un terribile misfatto, lo veggiamo pure senza ripugnanza e senza furore adoperato. Prevalghiamoci dell'esempio. Ci pareva la morte violenta una scena terribile nelle descrizioni che ci venivan fatte, ma lo veggiamo un affare di momento. Quanto lo sarà meno in chi, non aspettandola, ne risparmia quasi tutto ciò che ha di doloroso! Tali sono i funesti paralogismi che, se non con chiarezza, confusamente almeno, fanno gli uomini disposti a' delitti, ne' quali, come abbiam veduto, l'abuso della religione può pií che la religione medesima.

Se mi si opponesse l'esempio di quasi tutt'i secoli e di quasi tutte le nazioni, che hanno data pena di morte ad alcuni delitti, io risponderò che egli si annienta in faccia alla verità, contro della quale non vi ha prescrizione; che la storia degli uomini ci dà l'idea di un immenso pelago di errori, fra i quali poche e confuse, e a grandi intervalli distanti, verità soprannuotano. Gli umani sacrifici furon comuni a quasi tutte le nazioni, e chi oserà scusargli? Che alcune poche società, e per poco tempo solamente, si sieno astenute dal dare la morte, ciò mi è piuttosto favorevole che contrario, perché ciò è conforme alla fortuna delle grandi verità, la durata delle quali non è che un lampo, in paragone della lunga e tenebrosa notte che involge gli uomini. Non è ancor giunta l'epoca fortunata, in cui la verità, come finora l'errore, appartenga al pií gran numero, e da questa legge universale non ne sono andate esenti fin ora che le sole verità che la Sapienza infinita ha voluto divider dalle altre col rivelarle.

La voce di un filosofo è troppo debole contro i tumulti e le grida di tanti che son guidati dalla cieca consuetudine, ma i pochi saggi che sono sparsi sulla faccia della terra mi faranno eco nell'intimo de' loro cuori; e se la verità potesse, fra gl'infiniti ostacoli che l'allontanano da un monarca, mal grado suo, giungere fino al suo trono, sappia che ella vi arriva co' voti segreti di tutti gli uomini, sappia che tacerà in faccia a lui la sanguinosa fama dei conquistatori e che la giusta posterità gli assegna il primo luogo fra i pacifici trofei dei Titi, degli Antonini e dei Traiani.

Felice l'umanità, se per la prima volta le si dettassero leggi, ora che veggiamo riposti su i troni di Europa monarchi benefici, animatori delle pacifiche virtí, delle scienze, delle arti, padri de' loro popoli, cittadini coronati, l'aumento dell'autorità de' quali forma la felicità de' sudditi perché toglie quell'intermediario dispotismo pií crudele, perché men sicuro, da cui venivano soffogati i voti sempre sinceri del popolo e sempre fausti quando posson giungere al trono! Se essi, dico, lascian sussistere le antiche leggi, ciò nasce dalla difficoltà infinita di togliere dagli errori la venerata ruggine di molti secoli, ciò è un motivo per i cittadini illuminati di desiderare con maggiore ardore il continuo accrescimento della loro autorità.

The useless profusion of punishments, which has never made men better induces me to inquire, whether the punishment of death be really just or useful in a well governed state? What right, I ask, have men to cut the throats of their fellow-creatures? Certainly not that on which the sovereignty and laws are founded. The laws, as I have said before, are only the sum of the smallest portions of the private liberty of each individual, and represent the general will, which is the aggregate of that of each individual. Did any one ever give to others the right of taking away his life? Is it possible that, in the smallest portions of the liberty of each, sacrificed to the good of the public, can be contained the greatest of all good, life? If it were so, how shall it be reconciled to the maxim which tells us, that a man has no right to kill himself, which he certainly must have, if he could give it away to another?

(¶ 28.2) But the punishment of death is not authorised by any right; for I have demonstrated that no such right exists. It is therefore a war of a whole nation against a citizen whose destruction they consider as necessary or useful to the general good. But if I can further demonstrate that it is neither necessary nor useful, I shall have gained the cause of humanity.

(¶ 28.3) The death of a citizen cannot be necessary but in one case: when, though deprived of his liberty, he has such power and connections as may endanger the security of the nation; when his existence may produce a dangerous revolution in the established form of government. But, even in this case, it can only be necessary when a nation is on the verge of recovering or losing its liberty, or in times of absolute anarchy, when the disorders themselves hold the place of laws: but in a reign of tranquillity, in a form of government approved by the united wishes of the nation, in a state well fortified from enemies without and supported by strength within, and opinion, perhaps more efficacious, where all power is lodged in the hands of a true sovereign, where riches can purchase pleasures and not authority, there can be no necessity for taking away the life of a subject.

(¶ 28.4) If the experience of all ages be not sufficient to prove, that the punishment of death has never prevented determined men from injuring society, if the example of the Romans, if twenty years' reign of Elizabeth, empress of Russia, in which she gave the fathers of their country an example more illustrious than many conquests bought with blood; if, I say, all this be not sufficient to persuade mankind, who always suspect the voice of reason, and who choose rather to be led by authority, let us consult human nature in proof of my assertion.

(¶ 28.5) It is not the intenseness of the pain that has the greatest effect on the mind, but its continuance; for our sensibility is more easily and more powerfully affected by weak but repeated impressions, than by a violent but momentary impulse. The power of habit is universal over every sensible being. As it is by that we learn to speak, to walk, and to satisfy our necessities, so the ideas of morality are stamped on our minds by repeated impression. The death of a criminal is a terrible but momentary spectacle, and therefore a less efficacious method of deterring others than the continued example of a man deprived of his liberty, condemned, as a beast of burden, to repair, by his labour, the injury he has done to society, If I commit such a crime, says the spectator to himself, I shall be reduced to that miserable condition for the rest of my life. A much more powerful preventive than the fear of death which men always behold in distant obscurity.

(¶ 28.6) The terrors of death make so slight an impression, that it has not force enough to withstand the forgetfulness natural to mankind, even in the most essential things, especially when assisted by the passions. Violent impressions surprise us, but their effect is momentary; they are fit to produce those revolutions which instantly transform a common man into a Lacedaemonian or a Persian; but in a free and quiet government they ought to be rather frequent than strong.

(¶ 28.7) The execution of a criminal is to the multitude a spectacle which in some excites compassion mixed with indignation. These sentiments occupy the mind much more than that salutary terror which the laws endeavor to inspire; but, in the contemplation of continued suffering, terror is the only, or at least predominant sensation. The severity of a punishment should be just sufficient to excite compassion in the spectators, as it is intended more for them than for the criminal.

(¶ 28.8) A punishment, to be just, should have only that degree of severity which is sufficient to deter others. Now there is no man who upon the least reflection, would put in competition the total and perpetual loss of his liberty, with the greatest advantages he could possibly obtain in consequence of a crime. Perpetual slavery, then, has in it all that is necessary to deter the most hardened and determined, as much as the punishment of death. I say it has more. There are many who can look upon death with intrepidity and firmness, some through fanaticism, and others through vanity, which attends us even to the grave; others from a desperate resolution, either to get rid of their misery, or cease to live: but fanaticism and vanity forsake the criminal in slavery, in chains and fetters, in an iron cage, and despair seems rather the beginning than the end of their misery. The mind, by collecting itself and uniting all its force, can, for a moment, repel assailing grief; but its most vigorous efforts are insufficient to resist perpetual wretchedness.

(¶ 28.9) In all nations, where death is used as a punishment, every example supposes a new crime committed; whereas, in perpetual slavery, every criminal affords a frequent and lasting example; and if it be necessary that men should often be witnesses of the power of the laws, criminals should often be put to death: but this supposes a frequency of crimes; and from hence this punishment will cease to have its effect, so that it must be useful and useless at the same time.

(¶ 28.10) I shall be told that perpetual slavery is as painful a punishment as death, and therefore as cruel. I answer, that if all the miserable moments in the life of a slave were collected into one point, it would be a more cruel punishment than any other; but these are scattered through his whole life, whilst the pain of death exerts all its force in a moment. There is also another advantage in the punishment of slavery, which is, that it is more terrible to the spectator than to the sufferer himself; for the spectator considers the sum of all his wretched moments whilst the sufferer, by the misery of the present, is prevented from thinking of the future. All evils are increased by the imagination, and the sufferer finds resources and consolations of which the spectators are ignorant, who judge by their own sensibility of what passes in a mind by habit grown callous to misfortune.

(¶ 28.11) Let us, for a moment, attend to the reasoning of a robber or assassin, who is deterred from violating the laws by the gibbet or the wheel. I am sensible, that to develop the sentiments of one's own heart is an art which education only can teach; but although a villain may not be able to give a clear account of his principles, they nevertheless influence his conduct. He reasons thus: "What are these laws that I am bound to respect, which make so great a difference between me and the rich man? He refuses me the farthing I ask of him, and excuses himself by bidding me have recourse to labour, with which he is unacquainted."

(¶ 28.12) "Who made these laws? The rich and the great, who never deigned to visit the miserable hut of the poor, who have never seen him dividing a piece of mouldy bread, amidst the cries of his famished children and the tears of his wife. Let us break those ties, fatal to the greatest part of mankind, and only useful to a few indolent tyrants. Let us attack injustice at its source. I will return to my natural state of independence. I shall live free and happy on the fruits of my courage and industry. A day of pain and repentance may come, but it will be short; and for an hour of grief I shall enjoy years of pleasure and liberty. King of a small number as determined as myself, I will correct the mistakes of fortune, and I shall see those tyrants grow pale and tremble at the sight of him, whom, with insulting pride, they would not suffer to rank with their dogs and horses."

(¶ 28.13) Religion then presents itself to the mind of this lawless villain, and, promising him almost a certainty of eternal happiness upon the easy terms of repentance, contributes much to lessen the horror of the last scene of the tragedy.

(¶ 28.14) But he who foresees that he must pass a great number of years, even his whole life, in pain and slavery, a slave to those laws by which he, was protected, in sight of his fellow-citizens, with whom he lives in freedom and society, makes an useful comparison between those evils, the uncertainty of his success, and the shortness of the time in which he shall enjoy the fruits of his transgression. The example of those wretches, continually before his eyes, makes a much greater impression on him than a punishment, which instead of correcting, makes him more obdurate.

(¶ 28.15) The punishment of death is pernicious to society, from the example of barbarity it affords. If the passions, or the necessity of war, have taught men to shed the blood of their fellow creatures, the laws, which are intended to moderate the ferocity of mankind, should not increase it by examples of barbarity, the more horrible as this punishment is usually attended with formal pageantry. Is it not absurd, that the laws, which detest and punish homicide, should, in order to prevent murder, publicly commit murder themselves? What are the true and most useful laws? Those compacts and conditions which all would propose and observe in those moments when private interest is silent, or combined with that of the public. What are the natural sentiments of every person concerning the punishment of death? We may read them in the contempt and indignation with which every one looks on the executioner, who is nevertheless an innocent executor of the public will, a good citizen, who contributes to the advantage of society, the instrument of the general security within, as good soldiers are without. What then is the origin of this contradiction? Why is this sentiment of mankind indelible to the scandal of reason? It is, that, in a secret corner of the mind, in which the original impressions of nature are still preserved, men discover a sentiment which tells them, that their lives are not lawfully in the power of any one, but of that necessity only which with its iron sceptre rules the universe.

(¶ 28.16) What must men think, when they see wise magistrates and grave ministers of justice, with indifference and tranquillity, dragging a criminal to death, and whilst a wretch trembles with agony, expecting the fatal stroke, the judge, who has condemned him, with the coldest insensibility, and perhaps with no small gratification from the exertion of his authority, quits his tribunal, to enjoy the comforts and pleasures of life? They will say, "Ah! those cruel formalities of justice are a cloak to tyranny, they are a secret language, a solemn veil, intended to conceal the sword by which we are sacrificed to the insatiable idol of despotism. Murder, which they would represent to us an horrible crime, we see practised by them without repugnance or remorse. Let us follow their example. A violent death appeared terrible in their descriptions, but we see that it is the affair of a moment. It will be still less terrible to him who, not expecting it, escapes almost all the pain." Such is the fatal though absurd reasonings of men who are disposed to commit crimes, on whom the abuse of religion has more influence than religion itself.

(¶ 28.17) If it be objected, that almost all nations in all ages have punished certain crimes with death, I answer, that the force of these examples vanishes when opposed to truth, against which prescription is urged in vain. The history of mankind is an immense sea of errors, in which a few obscure truths may here and there be found.

(¶ 28.18) But human sacrifices have also been common in almost all nations. That some societies only it either few in number, or for a very short time, abstained from the punishment of death, is rather favourable to my argument; for such is the fate of great truths, that their duration is only as a flash of lightning in the long and dark night of error. The happy time is not yet arrived, when truth, as falsehood has been hitherto, shall be the portion of the greatest number.

(¶ 28.19) I am sensible that the voice of one philosopher is too weak to be heard amidst the clamours of a multitude, blindly influenced by custom; but there is a small number of sages scattered on the face of the earth, who will echo to me from the bottom of their hearts; and if these truths should happily force their way to the thrones of princes be it known to them, that they come attended with the secret wishes of all mankind; and tell the sovereign who deigns them a gracious reception, that his fame shall outshine the glory of conquerors, and that equitable posterity will exalt his peaceful trophies above those of a Titus, an Antoninus, or a Trajan.

(¶ 28.20) How happy were mankind if laws were now to be first formed! now that we see on the thrones of Europe benevolent monarchs, friends to the virtues of peace, to the arts and sciences, fathers of their people, though crowned, yet citizens; the increase of whose authority augments the happiness of their subjects, by destroying that inter. mediate despotism which intercepts the prayers of the people to the throne. If these humane princes have suffered the old laws to subsist, it is doubtless because they are deterred by the numberless obstacles which oppose the subversion of errors established by the sanction of many ages; and therefore every wise citizen will wish for the increase of their authority.

Chapter Twenty-Nine Of imprisonment - Della cattura

Un errore non meno comune che contrario al fine sociale, che è l'opinione della propria sicurezza, è il lasciare arbitro il magistrato esecutore delle leggi d'imprigionare un cittadino, di togliere la libertà ad un nemico per frivoli pretesti, e di lasciare impunito un amico ad onta degl'indizi pií forti di reità. La prigionia è una pena che per necessità deve, a differenza d'ogn'altra, precedere la dichiarazione del delitto, ma questo carattere distintivo non le toglie l'altro essenziale, cioè che la sola legge determini i casi nei quali un uomo è degno di pena. La legge dunque accennerà gl'indizi di un delitto che meritano la custodia del reo, che lo assoggettano ad un esame e ad una pena. La pubblica fama, la fuga, la stragiudiciale confessione, quella d'un compagno del delitto, le minaccie e la costante inimicizia con l'offeso, il corpo del delitto, e simili indizi, sono prove bastanti per catturare un cittadino; ma queste prove devono stabilirsi dalla legge e non dai giudici, i decreti de' quali sono sempre opposti alla libertà politica, quando non sieno proposizioni particolari di una massima generale esistente nel pubblico codice. A misura che le pene saranno moderate, che sarà tolto lo squallore e la fame dalle carceri, che la compassione e l'umanità penetreranno le porte ferrate e comanderanno agl'inesorabili ed induriti ministri della giustizia, le leggi potranno contentarsi d'indizi sempre pií deboli per catturare. Un uomo accusato di un delitto, carcerato ed assoluto non dovrebbe portar seco nota alcuna d'infamia. Quanti romani accusati di gravissimi delitti, trovati poi innocenti, furono dal popolo riveriti e di magistrature onorati! Ma per qual ragione è cosí diverso ai tempi nostri l'esito di un innocente? Perché sembra che nel presente sistema criminale, secondo l'opinione degli uomini, prevalga l'idea della forza e della prepotenza a quella della giustizia; perché si gettano confusi nella stessa caverna gli accusati e i convinti; perché la prigione è piuttosto un supplicio che una custodia del reo, e perché la forza interna tutrice delle leggi è separata dalla esterna difenditrice del trono e della nazione, quando unite dovrebbon essere. Cosí la prima sarebbe, per mezzo del comune appoggio delle leggi, combinata colla facoltà giudicativa, ma non dipendente da quella con immediata podestà, e la gloria, che accompagna la pompa, ed il fasto di un corpo militare toglierebbero l'infamia, la quale è pií attaccata al modo che alla cosa, come tutt'i popolari sentimenti; ed è provato dall'essere le prigionie militari nella comune opinione non cosí infamanti come le forensi. Durano ancora nel popolo, ne' costumi e nelle leggi, sempre di pií di un secolo inferiori in bontà ai lumi attuali di una nazione, durano ancora le barbare impressioni e le feroci idee dei settentrionali cacciatori padri nostri.

Alcuni hanno sostenuto che in qualunque luogo commettasi un delitto, cioè un'azione contraria alle leggi, possa essere punito; quasi che il carattere di suddito fosse indelebile, cioè sinonimo, anzi peggiore di quello di schiavo; quasi che uno potesse esser suddito di un dominio ed abitare in un altro, e che le di lui azioni potessero senza contradizione esser subordinate a due sovrani e a due codici sovente contradittori. Alcuni credono parimente che un'azione crudele fatta, per esempio, a Costantinopoli, possa esser punita a Parigi, per l'astratta ragione che chi offende l'umanità merita di avere tutta l'umanità inimica e l'esecrazione universale; quasiché i giudici vindici fossero della sensibilità degli uomini e non piuttosto dei patti che gli legano tra di loro. Il luogo della pena è il luogo del delitto, perché ivi solamente e non altrove gli uomini sono sforzati di offendere un privato per prevenire l'offesa pubblica. Uno scellerato, ma che non ha rotti i patti di una società di cui non era membro, può essere temuto, e però dalla forza superiore della società esiliato ed escluso, ma non punito colle formalità delle leggi vindici dei patti, non della malizia intrinseca delle azioni.

Sogliono i rei di delitti pií leggieri esser puniti o nell'oscurità di una prigione, o mandati a dar esempio, con una lontana e però quasi inutile schiavitú, a nazioni che non hanno offeso. Se gli uomini non s'inducono in un momento a commettere i pií gravi delitti, la pubblica pena di un gran misfatto sarà considerata dalla maggior parte come straniera ed impossibile ad accaderle; ma la pubblica pena di delitti pií leggeri, ed a' quali l'animo è pií vicino, farà un'impressione che, distogliendolo da questi, l'allontani viepií da quegli. Le pene non devono solamente esser proporzionate fra loro ed ai delitti nella forza, ma anche nel modo d'infliggerle. Alcuni liberano dalla pena di un piccolo delitto quando la parte offesa lo perdoni, atto conforme alla beneficenza ed all'umanità, ma contrario al ben pubblico, quasi che un cittadino privato potesse egualmente togliere colla sua remissione la necessità dell'esempio, come può condonare il risarcimento dell'offesa. Il diritto di far punire non è di un solo, ma di tutti i cittadini o del sovrano. Egli non può che rinunziare alla sua porzione di diritto, ma non annullare quella degli altri.

That a magistrate, the executor of the laws, should have a power to imprison a citizen, to deprive the man he hates of his liberty, upon frivolous pretences, and to leave his friend unpunished, notwithstanding the strongest proofs of his guilt, is an error as common as it is contrary to the end of society, which is personal security.

(¶ 29.2) Imprisonment is a punishment which differs from all others in this particular, that it necessarily precedes conviction; but this difference does not destroy a circumstance which is essential and common to it with all other punishments, viz. that it should never be inflicted but when ordained by the law. The law should therefore determine the crime, the presumption, and the evidence sufficient to subject the accused to imprisonment and examination. Public report, his flight, his extrajudicial confession, that of an accomplice, menaces, and his constant enmity with the person injured, the circumstances of the crime, and such other evidence, may be sufficient to justify the imprisonment of a citizen. But the nature of this evidence should be determined by the laws, and not by the magistrates, whose decrees are always contrary to political liberty, when they are not particular applications of a general maxim of the public code. When punishments become less severe, and prisons less horrible, when compassion and humanity shall penetrate the iron gates of dungeons, and direct the obdurate and inexorable ministers of justice, the laws may then be satisfied with weaker evidence for imprisonment.

(¶ 29.3) A person accused, imprisoned, tried, and acquitted, ought not to be branded with any degree of infamy. Among the Romans we see that many accused of very great crimes, and afterwards declared innocent, were respected by the people, and honoured with employments in the state. But why is the fate of an innocent person so different in this age? It is because the present system of penal laws presents to our minds an idea of power rather than of justice: it is because the accused and convicted are thrown indiscriminately into the same prison? because imprisonment is rather a punishment than a means of securing the person of the accused; and because the interior power, which defends the laws, and the exterior, which defends the throne and kingdom, are separate, when they should be united. If the first were (under the common authority of the laws) combined with the right of judging, but not however immediately dependent on the magistrate, the pomp that attends a military corps would take off the infamy, which, like all popular opinions, is more attached to the manner and form than to the thing itself, as may be seen in military imprisonment, which, in the common opinion, is not so disgraceful as the civil. But the barbarity and ferocity of our ancestors, the hunters of the north, still subsist among the people in our customs and our laws, which are always several ages behind the actual refinements of a nation.

Chapter Thirty: Of Prosecution and Prescription - Processi e prescrizione

Conosciute le prove e calcolata la certezza del delitto, è necessario concedere al reo il tempo e mezzi opportuni per giustificarsi; ma tempo cosí breve che non pregiudichi alla prontezza della pena, che abbiamo veduto essere uno de' principali freni de' delitti. Un mal inteso amore della umanità sembra contrario a questa brevità di tempo, ma svanirà ogni dubbio se si rifletta che i pericoli dell'innocenza crescono coi difetti della legislazione.

Ma le leggi devono fissare un certo spazio di tempo, sí alla difesa del reo che alle prove de' delitti, e il giudice diverrebbe legislatore se egli dovesse decidere del tempo necessario per provare un delitto. Parimente quei delitti atroci, dei quali lunga resta la memoria negli uomini, quando sieno provati, non meritano alcuna prescrizione in favore del reo che si è sottratto colla fuga; ma i delitti minori ed oscuri devono togliere colla prescrizione l'incertezza della sorte di un cittadino, perché l'oscurità in cui sono stati involti per lungo tempo i delitti toglie l'esempio della impunità, rimane intanto il potere al reo di divenir migliore. Mi basta accennar questi principii, perché non può fissarsi un limite preciso che per una data legislazione e nelle date circostanze di una società; aggiungerò solamente che, provata l'utilità delle pene moderate in una nazione, le leggi che in proporzione dei delitti scemano o accrescono il tempo della prescrizione, o il tempo delle prove, formando cosí della carcere medesima o del volontario esilio una parte di pena, somministreranno una facile divisione di poche pene dolci per un gran numero di delitti.

Ma questi tempi non cresceranno nell'esatta proporzione dell'atrocità de' delitti, poiché la probabilità dei delitti è in ragione inversa della loro atrocità. Dovrà dunque scemarsi il tempo dell'esame e crescere quello della prescrizione, il che parrebbe una contradizione di quanto dissi, cioè che possono darsi pene eguali a delitti diseguali, valutando il tempo della carcere o della prescrizione, precedenti la sentenza, come una pena. Per ispiegare al lettore la mia idea, distinguo due classi di delitti: la prima è quella dei delitti atroci, e questa comincia dall'omicidio, e comprende tutte le ulteriori sceleraggini; la seconda è quella dei delitti minori. Questa distinzione ha il suo fondamento nella natura umana. La sicurezza della propria vita è un diritto di natura, la sicurezza dei beni è un diritto di società. Il numero de' motivi che spingon gli uomini oltre il naturale sentimento di pietà è di gran lunga minore al numero de' motivi che per la naturale avidità di esser felici gli spingono a violare un diritto, che non trovano ne' loro cuori ma nelle convenzioni della società. La massima differenza di probabilità di queste due classi esige che si regolino con diversi principii: nei delitti pií atroci, perché pií rari, deve sminuirsi il tempo dell'esame per l'accrescimento della probabilità dell'innocenza del reo, e deve crescere il tempo della prescrizione, perché dalla definitiva sentenza della innocenza o reità di un uomo dipende il togliere la lusinga della impunità, di cui il danno cresce coll'atrocità del delitto. Ma nei delitti minori scemandosi la probabilità dell'innocenza del reo, deve crescere il tempo dell'esame e, scemandosi il danno dell'impunità, deve diminuirsi il tempo della prescrizione. Una tal distinzione di delitti in due classi non dovrebbe ammettersi, se altrettanto scemasse il danno dell'impunità quanto cresce la probabilità del delitto. Riflettasi che un accusato, di cui non consti né l'innocenza né la reità, benché liberato per mancanza di prove, può soggiacere per il medesimo delitto a nuova cattura e a nuovi esami, se emanano nuovi indizi indicati dalla legge, finché non passi il tempo della prescrizione fissata al suo delitto. Tale è almeno il temperamento che sembrami opportuno per difendere e la sicurezza e la libertà de' sudditi, essendo troppo facile che l'una non sia favorita a spese dell'altra, cosicché questi due beni, che formano l'inalienabile ed ugual patrimonio di ogni cittadino, non siano protetti e custoditi l'uno dall'aperto o mascherato dispotismo, l'altro dalla turbolenta popolare anarchia.

The proofs of the crime being obtained, and the certainty of it determined, it is necessary to allow the criminal time and means for his justification; but a time so short as not to diminish that promptitude of punishment, which, as we have shewn, is one of the most powerful means of preventing crimes. A mistaken humanity may object to the shortness of the time, but the force of the objection will vanish if we consider that the danger of the innocent increases with the defects of the legislation.

(¶ 30.2) The time for inquiry and for justification should be fixed by the laws, and not by the judge, who, in that case, would become legislator. With regard to atrocious crimes, which are long remembered, when they are once proved, if the criminal have fled, no time should be allowed; but in less considerable and more obscure crimes, a time should be fixed, after which the delinquent should be no longer uncertain of his fate: for, in the latter case, the length of time, in which the crime is almost forgotten, prevents the example of impunity, and allows the criminal to amend, and become a better member of society.

(¶ 30.3) General principles will here be sufficient, it being impossible to fix precisely the limits of time for any given legislation, or for any society in any particular circumstance. I shall only add, that, in a nation willing to prove the utility of moderate punishment, laws which, according to the nature of the crime, increase or diminish the time of inquiry and justification, considering the imprisonment or the voluntary exile of the criminal as a part of the punishment, will form an easy division of a small number of mild punishments for a great number of crimes.

(¶ 30.4) But it must be observed, the time for inquiry and justification should not increase in direct proportion to the atrociousness of crimes; for the probability of such crimes having been committed is inversely as their atrociousness. Therefore the time for inquiring ought, in some cases, to be diminished, and that for justification increased, et vice versa. This may appear to contradict what I have said above, namely, that equal punishments may be decreed by unequal crimes, by considering the time allowed the criminal or the prison as a punishment.

(¶ 30.5) In order to explain this idea, I shall divide crimes into two classes. The first comprehends homicide, and all greater crimes; the second crimes of an inferior degree. This distinction is founded in human nature. The preservation of life is a natural right; the preservation of property is a right of society. The motives that induce men to shake off the natural sentiment of compassion, which must be destroyed before great crimes can be committed, are much less in number than those by which, from the natural desire of being happy, they are instigated to violate a right which is not founded in the heart of man, but is the work of society. The different degrees of probability in these two classes, require that they should be regulated on different principles. In the greatest crimes, as they are less frequent, and the probability of the innocence of the accused being greater, the time allowed him for his justification should be greater, and the time of inquiry less. For by hastening the definitive sentence, the flattering hopes of impunity are destroyed, which are more dangerous as the crime is more atrocious. On the contrary, in crimes of less importance, the probability of the innocence being less, the time of inquiry should be greater, and that of justification less, as impunity is not so dangerous.

(¶ 30.6) But this division of crimes into two classes should not be admitted, if the consequences of impunity were in proportion to the probability of the crime. It should be considered, that a person accused, whose guilt or innocence is not determined for want of proofs, may be again imprisoned for the same crime, and be subject to a new trial, if fresh evidence arises within the time fixed.

(¶ 30.7) This is, in my opinion, the best method of providing at the same time for the security and liberty of the subject, without favouring one at the expense of the other; which may easily happen, since both these blessings, the unalienable and equal patrimony of every citizen, are liable to be invaded, the one by open or disguised despotism, and the other by tumultuous and popular anarchy.

Chapter Thirty-One: Of Crimes of difficult Proof - Delitti di prova difficile

In vista di questi principii strano parrà, a chi non riflette che la ragione non è quasi mai stata la legislatrice delle nazioni, che i delitti o pií atroci o pií oscuri e chimerici, cioè quelli de' quali l'improbabilità è maggiore, sieno provati dalle conghietture e dalle prove pií deboli ed equivoche; quasiché le leggi e il giudice abbiano interesse non di cercare la verità, ma di provare il delitto; quasiché di condannare un innocente non vi sia un tanto maggior pericolo quanto la probabilità dell'innocenza supera la probabilità del reato. Manca nella maggior parte degli uomini quel vigore necessario egualmente per i grandi delitti che per le grandi virtí, per cui pare che gli uni vadan sempre contemporanei colle altre in quelle nazioni che pií si sostengono per l'attività del governo e delle passioni cospiranti al pubblico bene che per la massa loro o la costante bontà delle leggi. In queste le passioni indebolite sembran pií atte a mantenere che a migliorare la forma di governo. Da ciò si cava una conseguenza importante, che non sempre in una nazione i grandi delitti provano il suo deperimento.

Vi sono alcuni delitti che sono nel medesimo tempo frequenti nella società e difficili a provarsi, e in questi la difficoltà della prova tien luogo della probabilità dell'innocenza, ed il danno dell'impunità essendo tanto meno valutabile quanto la frequenza di questi delitti dipende da principii diversi dal pericolo dell'impunità, il tempo dell'esame e il tempo della prescrizione devono diminuirsi egualmente. E pure gli adulterii, la greca libidine, che sono delitti di difficile prova, sono quelli che secondo i principii ricevuti ammettono le tiranniche presunzioni, le quasi-prove, le semi-prove (quasi che un uomo potesse essere semi-innocente o semi-reo, cioè semi-punibile e semi-assolvibile), dove la tortura esercita il crudele suo impero nella persona dell'accusato, nei testimoni, e persino in tutta la famiglia di un infelice, come con iniqua freddezza insegnano alcuni dottori che si danno ai giudici per norma e per legge.

L'adulterio è un delitto che, considerato politicamente, ha la sua forza e la sua direzione da due cagioni: le leggi variabili degli uomini e quella fortissima attrazione che spinge l'un sesso verso l'altro; simile in molti casi alla gravità motrice dell'universo, perché come essa diminuisce colle distanze, e se l'una modifica tutt'i movimenti de' corpi, cosí l'altra quasi tutti quelli dell'animo, finché dura il di lei periodo; dissimile in questo, che la gravità si mette in equilibrio cogli ostacoli, ma quella per lo pií prende forza e vigore col crescere degli ostacoli medesimi.

Se io avessi a parlare a nazioni ancora prive della luce della religione direi che vi è ancora un'altra differenza considerabile fra questo e gli altri delitti. Egli nasce dall'abuso di un bisogno costante ed universale a tutta l'umanità, bisogno anteriore, anzi fondatore della società medesima, laddove gli altri delitti distruttori di essa hanno un'origine pií determinata da passioni momentanee che da un bisogno naturale. Un tal bisogno sembra, per chi conosce la storia e l'uomo, sempre uguale nel medesimo clima ad una quantità costante. Se ciò fosse vero, inutili, anzi perniciose sarebbero quelle leggi e quei costumi che cercassero diminuirne la somma totale, perché il loro effetto sarebbe di caricare una parte dei propri e degli altrui bisogni, ma sagge per lo contrario sarebbero quelle che, per dir cosí, seguendo la facile inclinazione del piano, ne dividessero e diramassero la somma in tante eguali e piccole porzioni, che impedissero uniformemente in ogni parte e l'aridità e l'allagamento. La fedeltà coniugale è sempre proporzionata al numero ed alla libertà de' matrimoni. Dove gli ereditari pregiudizi gli reggono, dove la domestica potestà gli combina e gli scioglie, ivi la galanteria ne rompe secretamente i legami ad onta della morale volgare, il di cui officio è di declamare contro gli effetti, perdonando alle cagioni. Ma non vi è bisogno di tali riflessioni per chi, vivendo nella vera religione, ha pií sublimi motivi, che correggono la forza degli effetti naturali. L'azione di un tal delitto è cosí instantanea e misteriosa, cosí coperta da quel velo medesimo che le leggi hanno posto, velo necessario, ma fragile, e che aumenta il pregio della cosa in vece di scemarlo, le occasioni cosí facili, le conseguenze cosí equivoche, che è pií in mano del legislatore il prevenirlo che correggerlo. Regola generale: in ogni delitto che, per sua natura, dev'essere il pií delle volte impunito, la pena diviene un incentivo. Ella è proprietà della nostra immaginazione che le difficoltà, se non sono insormontabili o troppo difficili rispetto alla pigrizia d'animo di ciascun uomo, eccitano pií vivamente l'immaginazione ed ingrandiscono l'oggetto, perché elleno sono quasi altrettanti ripari che impediscono la vagabonda e volubile immaginazione di sortire dall'oggetto, e costringendola a scorrere tutt'i rapporti, pií strettamente si attacca alla parte piacevole, a cui pií naturalmente l'animo nostro si avventa, che non alla dolorosa e funesta, da cui fugge e si allontana.

L'attica venere cosí severamente punita dalle leggi e cosí facilmente sottoposta ai tormenti vincitori dell'innocenza, ha meno il suo fondamento su i bisogni dell'uomo isolato e libero che sulle passioni dell'uomo sociabile e schiavo. Essa prende la sua forza non tanto dalla sazietà dei piaceri, quanto da quella educazione che comincia per render gli uomini inutili a se stessi per fargli utili ad altri, in quelle case dove si condensa l'ardente gioventú, dove essendovi un argine insormontabile ad ogni altro commercio, tutto il vigore della natura che si sviluppa si consuma inutilmente per l'umanità, anzi ne anticipa la vecchiaia.

L'infanticidio è parimente l'effetto di una inevitabile contradizione, in cui è posta una persona, che per debolezza o per violenza abbia ceduto. Chi trovasi tra l'infamia e la morte di un essere incapace di sentirne i mali, come non preferirà questa alla miseria infallibile a cui sarebbero esposti ella e l'infelice frutto? La miglior maniera di prevenire questo delitto sarebbe di proteggere con leggi efficaci la debolezza contro la tirannia, la quale esagera i vizi che non possono coprirsi col manto della virtí.

Io non pretendo diminuire il giusto orrore che meritano questi delitti; ma, indicandone le sorgenti, mi credo in diritto di cavarne una conseguenza generale, cioè che non si può chiamare precisamente giusta (il che vuol dire necessaria) una pena di un delitto, finché la legge non ha adoperato il miglior mezzo possibile nelle date circostanze d'una nazione per prevenirlo.

With the forgoing principles in view, it will appear astonishing, that reason hardly ever presided at the formation of the laws of nations that the weakest. and most equivocal evidence, and even conjectures, have been thought sufficient proof for crimes the most atrocious, (and therefore most improbable) the most obscure and chimerical; as if it were the interest of the laws and the judge not to enquire into the truth, but to prove the crime; as if there were not a greater risk of condemning an innocent person, when the probability of his guilt is less.

(¶ 31.2) The generality of men want that vigour of mind and resolution which are as necessary for great crimes as for great virtues, and which at the same time produce both the one and the other in those nations. which are supported by the activity of their government, and a passion for the public good. For in those which subsist by their greatness or power, or by the goodness of their laws, the passions, being in a weaker degree, seem calculated rather to maintain than to improve the form of government. This naturally leads us to an important conclusion, viz. that great crimes do not always produce the destruction of a nation.

(¶ 31.3) There are some crimes which, though frequent in society, are of difficult proof, a circumstance admitted as equal to the probability of the innocence of the accused. But as the frequency of these crimes is not owing to their impunity so much as to other causes, the danger of their passing unpunished is of less importance, and therefore the time of examination and prescription may be equally diminished. These principles are different from those commonly received; for it is in crimes which are proved with the greatest difficulty, such as adultery and sodomy, that presumptions, half proofs, &c. are admitted; as if a man could be half innocent, and half guilty, that is, half punishable and half absolvable. It is in these cases that torture should exercise its cruel power on the person of the accused, the witnesses, and even his whole family, as, with unfeeling indifference, some civilians have taught, who pretend to dictate laws to nations.

(¶ 31.4) Adultery is a crime which, politically considered, owes its existence to two causes, viz. pernicious laws, and the powerful attraction between the sexes. This attraction is similar in many circumstances to gravity, the spring of motion in the universe. Like this, it is diminished by distance; one regulates the motions of the body, the other of the soul. But they differ in one respect; the force of gravity decreases in proportion to the obstacles that oppose it, the other gathers strength and vigour as the obstacles increase.

(¶ 31.5) If I were speaking to nations guided only by the laws of nature, I would tell them, that there is a considerable difference between adultery and all other crimes. Adultery proceeds from an abuse of that necessity which is constant and universal in human nature; a necessity anterior to the formation of society, and indeed the founder of society itself; whereas all other crimes, tend to the destruction of society, and arise from momentary passions, and not from a natural necessity. It is the opinion of those who have studied history and mankind, that this necessity is constantly in the same degree in the same climate. If this be true, useless, or rather pernicious, must all laws and customs be which tend to diminish the sum total of the effects of this passion. Such laws would only burden one part of society, with the additional necessities of the other; but, on the contrary, wise are the laws which, following the natural course of the river, divide the stream into a number of equal branches, preventing thus both sterility and inundation.

(¶ 31.6) Conjugal fidelity is always greater in proportion as marriages are more numerous and less difficult. But, when the interest or pride of families, or paternal authority, not the inclination of the parties, unite the sexes, gallantry soon breaks the slender ties, in spite of common moralists, who exclaim against the effect, whilst they pardon the cause. But these reflections are useless to those who, living in the true religion, act from sublimer motives, which correct the eternal laws of nature.

(¶ 31.7) The act of adultery is a crime so instantaneous, so mysterious, and so concealed by the veil which the laws themselves have woven, a veil necessary indeed, but so transparent as to heighten rather than conceal the charms of the object, the opportunities are so frequent, and the danger of discovery so easily avoided, that it were much easier for the laws to prevent this crime, than to punish it when committed.

(¶ 31.8) To every crime which, from its nature, must frequently remain unpunished, the punishment is an incentive. Such is the nature of the human mind, that difficulties, if not unsurmountable, nor too great for our natural indolence, embellish the object, and spur us on to the pursuit. They are so many barriers that confine the imagination to the object, and oblige us to consider it in every point of view. In this agitation, the mind naturally inclines and fixes itself to the most agreeable part, studiously avoiding every idea that might create disgust.

(¶ 31.9) The crime of sodomy, so severely punished by the laws, and for the proof of which are employed tortures, which often triumph over innocence itself, has its source much less in the passions of man in a free and independent state than in society and a slave. It is much less the effect of a satiety in pleasures, than of that education which in order to make men useful to others, begins by making them useless to themselves. In those public seminaries, where ardent youth are carefully excluded from all commerce with the other sex, as the vigour of nature blooms, it is consumed in a manner not only useless to mankind, but which accelerates the approach of old age.

(¶ 31.10) The murder of bastard children is, in like manner, the effect of a cruel dilemma, in which a woman finds herself, who has been seduced through weakness, or overcome by force. The alternative is, either her own infamy, or the death of a being who is incapable of feeling the loss of life. How can she avoid preferring the last to the inevitable misery of herself and her unhappy infant! The best method of preventing this crime would be effectually to protect the weak woman from that tyranny which exaggerates all vices that cannot be concealed under the cloak of virtue.

(¶ 31.11) I do not pretend to lessen that just abhorrence which these crimes deserve, but to discover the sources from whence they spring; and I think I may draw the following conclusion: That the punishment of a crime cannot be just, that is necessary, if the laws have not endeavoured to prevent that crime by the best means which times and circumstances would allow.

Chapter Thirty-Two: Of Suicide - Suicidio

Il suicidio è un delitto che sembra non poter ammettere una pena propriamente detta, poiché ella non può cadere che o su gl'innocenti, o su di un corpo freddo ed insensibile. Se questa non farà alcuna impressione su i viventi, come non lo farebbe lo sferzare una statua, quella è ingiusta e tirannica, perché la libertà politica degli uomini suppone necessariamente che le pene sieno meramente personali. Gli uomini amano troppo la vita, e tutto ciò che gli circonda li conferma in questo amore. La seducente immagine del piacere e la speranza, dolcissimo inganno de' mortali, per cui trangugiano a gran sorsi il male misto di poche stille di contento, gli alletta troppo perché temer si debba che la necessaria impunità di un tal delitto abbia qualche influenza sugli uomini. Chi teme il dolore ubbidisce alle leggi; ma la morte ne estingue nel corpo tutte le sorgenti. Qual dunque sarà il motivo che tratterrà la mano disperata del suicida?

Chiunque si uccide fa un minor male alla società che colui che ne esce per sempre dai confini, perché quegli vi lascia tutta la sua sostanza, ma questi trasporta se stesso con parte del suo avere. Anzi se la forza della società consiste nel numero de' cittadini, col sottrarre se stesso e darsi ad una vicina nazione fa un doppio danno di quello che lo faccia chi semplicemente colla morte si toglie alla società. La questione dunque si riduce a sapere se sia utile o dannoso alla nazione il lasciare una perpetua libertà di assentarsi a ciascun membro di essa.

Ogni legge che non sia armata, o che la natura delle circostanze renda insussistente, non deve promulgarsi; e come sugli animi regna l'opinione, che ubbidisce alle lente ed indirette impressioni del legislatore, che resiste alle dirette e violente, cosí le leggi inutili, disprezzate dagli uomini, comunicano il loro avvilimento alle leggi anche pií salutari, che sono risguardate pií come un ostacolo da superarsi che il deposito del pubblico bene. Anzi se, come fu detto, i nostri sentimenti sono limitati, quanta venerazione gli uomini avranno per oggetti estranei alle leggi tanto meno ne resterà alle leggi medesime. Da questo principio il saggio dispensatore della pubblica felicità può trarre alcune utili conseguenze, che, esponendole, mi allontanerebbono troppo dal mio soggetto, che è di provare l'inutilità di fare dello stato una prigione. Una tal legge è inutile perché, a meno che scogli inaccessibili o mare innavigabile non dividano un paese da tutti gli altri, come chiudere tutti i punti della circonferenza di esso e come custodire i custodi? Chi tutto trasporta non può, da che lo ha fatto, esserne punito. Un tal delitto subito che è commesso non può pií punirsi, e il punirlo prima è punire la volontà degli uomini e non le azioni; egli è un comandare all'intenzione, parte liberissima dell'uomo dall'impero delle umane leggi. Il punire l'assente nelle sostanze lasciatevi, oltre la facile ed inevitabile collusione, che senza tiranneggiare i contratti non può esser tolta, arrenerebbe ogni commercio da nazione a nazione. Il punirlo quando ritornasse il reo, sarebbe l'impedire che si ripari il male fatto alla società col rendere tutte le assenze perpetue. La proibizione stessa di sortire da un paese ne aumenta il desiderio ai nazionali di sortirne, ed è un avvertimento ai forestieri di non introdurvisi.

Che dovremo pensare di un governo che non ha altro mezzo per trattenere gli uomini, naturalmente attaccati per le prime impressioni dell'infanzia alla loro patria, fuori che il timore? La pií sicura maniera di fissare i cittadini nella patria è di aumentare il ben essere relativo di ciascheduno. Come devesi fare ogni sforzo perché la bilancia del commercio sia in nostro favore, cosí è il massimo interesse del sovrano e della nazione che la somma della felicità, paragonata con quella delle nazioni circostanti, sia maggiore che altrove. I piaceri del lusso non sono i principali elementi di questa felicità, quantunque questo sia un rimedio necessario alla disuguaglianza, che cresce coi progressi di una nazione, senza di cui le ricchezze si addenserebbono in una sola mano. Dove i confini di un paese si aumentano in maggior ragione che non la popolazione di esso, ivi il lusso favorisce il dispotismo, sí perché quanto gli uomini sono pií rari tanto è minore l'industria; e quanto è minore l'industria, è tanto pií grande la dipendenza della povertà dal fasto, ed è tanto pií difficile e men temuta la riunione degli oppressi contro gli oppressori, sí perché le adorazioni, gli uffici, le distinzioni, la sommissione, che rendono pií sensibile la distanza tra il forte e il debole, si ottengono pií facilmente dai pochi che dai molti, essendo gli uomini tanto pií indipendenti quanto meno osservati, e tanto meno osservati quanto maggiore ne è il numero. Ma dove la popolazione cresce in maggior proporzione che non i confini, il lusso si oppone al dispotismo, perché anima l'industria e l'attività degli uomini, e il bisogno offre troppi piaceri e comodi al ricco perché quegli d'ostentazione, che aumentano l'opinione di dipendenza, abbiano il maggior luogo. Quindi può osservarsi che negli stati vasti e deboli e spopolati, se altre cagioni non vi mettono ostacolo, il lusso d'ostentazione prevale a quello di comodo; ma negli stati popolati pií che vasti il lusso di comodo fa sempre sminuire quello di ostentazione. Ma il commercio ed il passaggio dei piaceri del lusso ha questo inconveniente, che quantunque facciasi per il mezzo di molti, pure comincia in pochi, e termina in pochi, e solo pochissima parte ne gusta il maggior numero, talché non impedisce il sentimento della miseria, pií cagionato dal paragone che dalla realità. Ma la sicurezza e la libertà limitata dalle sole leggi sono quelle che formano la base principale di questa felicità, colle quali i piaceri del lusso favoriscono la popolazione, e senza di quelle divengono lo stromento della tirannia. Siccome le fiere pií generose e i liberissimi uccelli si allontanano nelle solitudini e nei boschi inaccessibili, ed abbandonano le fertili e ridenti campagne all'uomo insidiatore, cosí gli uomini fuggono i piaceri medesimi quando la tirannia gli distribuisce.

Egli è dunque dimostrato che la legge che imprigiona i sudditi nel loro paese è inutile ed ingiusta. Dunque lo sarà parimente la pena del suicidio; e perciò, quantunque sia una colpa che Dio punisce, perché solo può punire anche dopo la morte, non è un delitto avanti gli uomini, perché la pena, in vece di cadere sul reo medesimo, cade sulla di lui famiglia. Se alcuno mi opponesse che una tal pena può nondimeno ritrarre un uomo determinato dall'uccidersi, io rispondo: che chi tranquillamente rinuncia al bene della vita, che odia l'esistenza quaggiú, talché vi preferisce un'infelice eternità, deve essere niente mosso dalla meno efficace e pií lontana considerazione dei figli o dei parenti.

Suicide is a crime which seems not to admit of punishment, properly speaking; for it cannot be inflicted but on the innocent, or upon an insensible dead body. In the first case, it is unjust and tyrannical, for political liberty supposes all punishments entirely personal; in the second, it has the same effect, by way of example, as the scourging a statue. Mankind love life too well; the objects that surround them, the seducing phantom of pleasure, and hope, that sweetest error of mortals, which makes men swallow such large draughts of evil, mingled with a very few drops of good, allure them too strongly, to apprehend that this crime will ever be common from its unavoidable impunity. The laws are obeyed through fear of punishment, but death destroys all sensibility. What motive then can restrain the desperate hand of suicide?

(¶ 32.2) He who kills himself does a less injury to society than he who quits his country for ever; for the other leaves his property behind him, but this carries with him at least a part of his substance. Besides, as the strength of society consists in the number of citizens, he who quits one nation to reside in another, becomes a double loss. This then is the question: whether it be advantageous to society that its members should enjoy the unlimited privilege of migration?

(¶ 32.3) Every law that is not armed with force, or which, from circumstances, must be ineffectual, should not be promulgated. Opinion, which reigns over the minds of men, obeys the slow and indirect impressions of the legislator, but resists them when violently and directly applied; and useless laws communicate their insignificance to the most salutary, which are regarded more as obstacles to be surmounted than as safeguards of the public good. But further, our perceptions being limited, by enforcing the observance of laws which are evidently useless, we destroy the influence of the most salutary.

(¶ 32.4) From this principle a wise dispenser of public happiness may draw some useful consequences, the explanation of which would carry me too far from my subject, which is to prove the inutility of making the nation a prison. Such a law is vain; because, unless inaccessible rocks or impassible seas divide the country from all others, how will it be possible to secure every point of the circumference, or how will you guard the guards themselves? Besides, this crime once committed cannot be punished; and to punish it before hand would be to punish the intention and not the action, the will, which is entirely out of the power of human laws. To punish the absent by confiscating his effects, besides the facility of collusion, which would inevitably be the case, and which, without tyranny, could not be prevented, would put a stop to all commerce with other nations. To punish the criminal when he returns, would be to prevent him from repairing the evil he had already done to society, by making his absence perpetual. Besides, any prohibition would increase the desire of removing, and would infallibly prevent strangers from settling in the country.

(¶ 32.5) What must we think of a government which has no means but fear to keep its subjects in their own country, to which, by the first impressions of their infancy, they are so strongly attached. The most certain method of keeping men at home is to make them happy; and it is the interest of every state to turn the balance, not only of commerce, but of felicity, in favour of its subjects. The pleasures of luxury are not the principle sources of this happiness, though, by preventing the too great accumulation of wealth in a few hands, they become a necessary remedy against the too great inequality of individuals, which always increases with the progress of society.

(¶ 32.6) When the populousness of a country does not increase in proportion to its extent, luxury favours despotism for where men are most dispersed there is least industry, and where there is least industry the dependence of the poor upon the luxury of the rich is greatest, and the union of the oppressed against the oppressors is least to be feared. In such circumstances, rich and powerful men more easily command distinction, respect, and service, by which they are raised to a greater height above the poor; for men are more independent the less they are observed, and are least observed when most numerous. On the contrary, when the number of people is too great in proportion to the extent of a country, luxury is a check to despotism; because it is a spur to industry, and because the labour of the poor affords so many pleasures to the rich, that they disregard the luxury of ostentation, which would remind the people of their dependence. Hence we see, that, in vast and depopulated states, the luxury of ostentation prevails over that of convenience; but in countries more populous, the luxury of convenience tends constantly to diminish the luxury of ostentation.

(¶ 32.7) The pleasures of luxury have this inconvenience, that though they employ a great number of hands, yet they are only enjoyed by a few, whilst the rest who do not partake of them, feel the want more sensibly on comparing their state with that of others. Security and liberty, restrained by the laws, are the basis of happiness, and when attended by these, the pleasures of luxury favour population, without which they become the instruments of tyranny. As the most noble and generous animals fly to solitude and inaccessible deserts, and abandon the fertile plains to man their greatest enemy, so men reject pleasure itself when offered by the hand of tyranny.

(¶ 32.8) But, to return: -- If it be demonstrated that the laws which imprison men in their own country are vain and unjust, it will be equally true of those which punish suicide; for that can only be punished after death, which is in the power of God alone; but it is no crime with regard to man, because the punishment falls on an innocent family. If it be objected, that the consideration of such a punishment may prevent the crime, I answer, that he who can calmly renounce the pleasure of existence, who is so weary of life as to brave the idea of eternal misery, will never be influenced by the more distant and less powerful considerations of family and children.

Chapter Thirty-Three: Of Smuggling - Contrabbandi

Il contrabbando è un vero delitto che offende il sovrano e la nazione, ma la di lui pena non dev'essere infamante, perché commesso non produce infamia nella pubblica opinione. Chiunque dà pene infamanti a' delitti che non sono reputati tali dagli uomini, scema il sentimento d'infamia per quelli che lo sono. Chiunque vedrà stabilita la medesima pena di morte, per esempio, a chi uccide un fagiano ed a chi assassina un uomo o falsifica uno scritto importante, non farà alcuna differenza tra questi delitti, distruggendosi in questa maniera i sentimenti morali, opera di molti secoli e di molto sangue, lentissimi e difficili a prodursi nell'animo umano, per far nascere i quali fu creduto necessario l'aiuto dei pií sublimi motivi e un tanto apparato di gravi formalità.

Questo delitto nasce dalla legge medesima poiché, crescendo la gabella, cresce sempre il vantaggio, e però la tentazione di fare il contrabbando e la facilità di commetterlo cresce colla circonferenza da custodirsi e colla diminuzione del volume della merce medesima. La pena di perdere e la merce bandita e la roba che l'accompagna è giustissima, ma sarà tanto pií efficace quanto pií piccola sarà la gabella, perché gli uomini non rischiano che a proporzione del vantaggio che l'esito felice dell'impresa produrrebbe.

Ma perché mai questo delitto non cagiona infamia al di lui autore, essendo un furto fatto al principe, e per conseguenza alla nazione medesima? Rispondo che le offese che gli uomini credono non poter essere loro fatte, non l'interessano tanto che basti a produrre la pubblica indegnazione contro di chi le commette. Tale è il contrabbando. Gli uomini su i quali le conseguenze rimote fanno debolissime impressioni, non veggono il danno che può loro accadere per il contrabbando, anzi sovente ne godono i vantaggi presenti. Essi non veggono che il danno fatto al principe; non sono dunque interessati a privare dei loro suffragi chi fa un contrabbando, quanto lo sono contro chi commette un furto privato, contro chi falsifica il carattere, ed altri mali che posson loro accadere. Principio evidente che ogni essere sensibile non s'interessa che per i mali che conosce.

Ma dovrassi lasciare impunito un tal delitto contro chi non ha roba da perdere? No: vi sono dei contrabbandi che interessano talmente la natura del tributo, parte cosí essenziale e cosí difficile in una buona legislazione, che un tal delitto merita una pena considerabile fino alla prigione medesima, fino alla servitú; ma prigione e servitú conforme alla natura del delitto medesimo. Per esempio la prigionia del contrabbandiere di tabacco non dev'essere comune con quella del sicario o del ladro, e i lavori del primo, limitati al travaglio e servigio della regalia medesima che ha voluto defraudare, saranno i pií conformi alla natura delle pene.

Smuggling is a real offence against the sovereign and the nation; but the punishment should not brand the offender with infamy, because this crime is not infamous in the public opinion. By inflicting infamous punishments for crimes that are not reputed so, we destroy that idea where it may be useful. If the same punishment be decreed for killing a pheasant as for killing a man, or for forgery, all difference between those crimes will shortly vanish. It is thus that moral sentiments are destroyed in the heart of man; sentiments, the work of many ages and of much bloodshed; sentiments that are so slowly and with so much difficulty produced, and for the establishment of which such sublime motives and such an apparatus of ceremonies were thought necessary. This crime is owing to the laws themselves; for the higher the duties the greater is the advantage, and consequently the temptation; which temptation is increased by the facility of perpetration, when the circumference that is guarded is of great extent, and the merchandise prohibited is small in bulk. The seizure and loss of the goods attempted to be smuggled, together with those that are found along with them, is just, but it would be better to lessen the duty, because men risk only in proportion to the advantage expected.

(¶ 33.2) This crime being a theft of what belongs to the prince, and consequently to the nation, why is it not attended with infamy? I answer, that crimes which men consider as productive of no bad consequences to themselves, do not interest them sufficiently to excite their indignation. The generality of mankind, upon whom remote consequences make no impression, do not see the evil that may result from the practice of smuggling, especially if they reap from it any present advantage. They only perceive the loss sustained by the prince. They are not then interested in refusing their esteem to the smuggler, as to one who has committed a theft or a forgery, or other crimes, by which they themselves may suffer, from this evident principle, that a sensible being only interests himself in those evils with which he is acquainted.

(¶ 33.3) Shall this crime then, committed by one who has nothing to lose, go unpunished? No. There are certain species of smuggling, which so particularly affect the revenue, a part of government so essential, and managed with so much difficulty, that they deserve imprisonment, or even slavery; but yet of such a nature as to be proportioned to the crime. For example, it would be highly unjust, that a smuggler of tobacco should suffer the same punishment with a robber or assassin; but it would be most conformable to the nature of the offence, that the produce of his labour should be applied to the use of the crown, which he intended to defraud.

Chapter Thirty-Four: Of bankrupts - Dei debitori

La buona fede dei contratti, la sicurezza del commercio costringono il legislatore ad assicurare ai creditori le persone dei debitori falliti, ma io credo importante il distinguere il fallito doloso dal fallito innocente; il primo dovrebbe esser punito coll'istessa pena che è assegnata ai falsificatori delle monete, poiché il falsificare un pezzo di metallo coniato, che è un pegno delle obbligazioni de' cittadini, non è maggior delitto che il falsificare le obbligazioni stesse. Ma il fallito innocente, ma colui che dopo un rigoroso esame ha provato innanzi a' suoi giudici che o l'altrui malizia, o l'altrui disgrazia, o vicende inevitabili dalla prudenza umana lo hanno spogliato delle sue sostanze, per qual barbaro motivo dovrà essere gettato in una prigione, privo dell'unico e tristo bene che gli avanza di una nuda libertà, a provare le angosce dei colpevoli, e colla disperazione della probità oppressa a pentirsi forse di quella innocenza colla quale vivea tranquillo sotto la tutela di quelle leggi che non era in sua balía di non offendere, leggi dettate dai potenti per avidità, e dai deboli sofferte per quella speranza che per lo pií scintilla nell'animo umano, la quale ci fa credere gli avvenimenti sfavorevoli esser per gli altri e gli avantaggiosi per noi? Gli uomini abbandonati ai loro sentimenti i pií obvii amano le leggi crudeli, quantunque, soggetti alle medesime, sarebbe dell'interesse di ciascuno che fossero moderate, perché è pií grande il timore di essere offesi che la voglia di offendere. Ritornando all'innocente fallito, dico che se inestinguibile dovrà essere la di lui obbligazione fino al totale pagamento, se non gli sia concesso di sottrarvisi senza il consenso delle parti interessate e di portar sotto altre leggi la di lui industria, la quale dovrebb'esser costretta sotto pene ad essere impiegata a rimetterlo in istato di soddisfare proporzionalmente ai progressi, qual sarà il pretesto legittimo, come la sicurezza del commercio, come la sacra proprietà dei beni, che giustifichi una privazione di libertà inutile fuori che nel caso di far coi mali della schiavitú svelare i secreti di un supposto fallito innocente, caso rarissimo nella supposizione di un rigoroso esame! Credo massima legislatoria che il valore degl'inconvenienti politici sia in ragione composta della diretta del danno pubblico, e della inversa della improbabilità di verificarsi. Potrebbesi distinguere il dolo dalla colpa grave, la grave dalla leggiera, e questa dalla perfetta innocenza, ed assegnando al primo le pene dei delitti di falsificazione, alla seconda minori, ma con privazione di libertà, riserbando all'ultima la scelta libera dei mezzi di ristabilirsi, togliere alla terza la libertà di farlo, lasciandola ai creditori. Ma le distinzioni di grave e di leggero debbon fissarsi dalla cieca ed imparzial legge, non dalla pericolosa ed arbitraria prudenza dei giudici. Le fissazioni dei limiti sono cosí necessarie nella politica come nella matematica, tanto nella misura del ben pubblico quanto nella misura delle grandezze. proprietà dei beni, che giustifichi una privazione di libertà inutile fuori che nel caso di far coi mali della schiavitú svelare i secreti di un supposto fallito innocente, caso rarissimo nella supposizione di un rigoroso esame! Credo massima legislatoria che il valore degl'inconvenienti politici sia in ragione composta della diretta del danno pubblico, e della inversa della improbabilità di verificarsi. Potrebbesi distinguere il dolo dalla colpa grave, la grave dalla leggiera, e questa dalla perfetta innocenza, ed assegnando al primo le pene dei delitti di falsificazione, alla seconda minori, ma con privazione di libertà, riserbando all'ultima la scelta libera dei mezzi di ristabilirsi, togliere alla terza la libertà di farlo, lasciandola ai creditori. Ma le distinzioni di grave e di leggero debbon fissarsi dalla cieca ed imparzial legge, non dalla pericolosa ed arbitraria prudenza dei giudici. Le fissazioni dei limiti sono cosí necessarie nella politica come nella matematica, tanto nella misura del ben pubblico quanto nella misura delle grandezze.

Con quale facilità il provido legislatore potrebbe impedire una gran parte dei fallimenti colpevoli, e rimediare alle disgrazie dell'innocente industrioso! La pubblica e manifesta registrazione di tutt'i contratti, e la libertà a tutt'i cittadini di consultarne i documenti bene ordinati, un banco pubblico formato dai saggiamente ripartiti tributi sulla felice mercatura e destinato a soccorrere colle somme opportune l'infelice ed incolpabile membro di essa, nessun reale inconveniente avrebbero ed innumerabili vantaggi possono produrre. Ma le facili, le semplici, le grandi leggi, che non aspettano che il cenno del legislatore per ispandere nel seno della nazione la dovizia e la robustezza, leggi che d'inni immortali di riconoscenza di generazione in generazione lo ricolmerebbero, sono o le men cognite o le meno volute. Uno spirito inquieto e minuto, la timida prudenza del momento presente, una guardinga rigidezza alle novità s'impadroniscono dei sentimenti di chi combina la folla delle azioni dei piccoli mortali.

The necessity of good faith in contracts, and the support of commerce, oblige the legislator to secure for the creditors the persons of bankrupts. It is, however, necessary to distinguish between the fraudulent and the honest bankrupt. The fraudulent bankrupt should be punished in the same manner with him who adulterates the coin; for, to falsify a piece of coin, which is a pledge of the mutual obligations between citizens, is not a greater crime than to violate the obligations themselves. But the bankrupt who, after a strict examination, has proved before proper judges, that either the fraud or losses of others, or misfortunes unavoidable by human prudence, have stripped him of his substance, upon what barbarous pretence is he thrown into prison, and thus deprived of the only remaining good, the melancholy enjoyment of mere liberty? Why is he ranked with criminals, and in despair compelled to repent of his honesty? Conscious of his innocence, he lived easy and happy under the protection of those laws which, it is true, he violated, but not intentionally; laws dictated by the avarice of the rich, and accepted by the poor, seduced by that universal and flattering hope, which makes men believe that all unlucky accidents are the lot of others, and the most fortunate only their share. Mankind, when influenced by the first impressions, love cruel laws, although, being subject to them themselves, it is the interest of every person that they should be as mild as possible; but the fear of being injured is always more prevalent than the intention of injuring others.

(¶ 34.2) But, to return to the honest bankrupt: let his debt, if you will, not be considered as cancelled, till the payment of the whole; let him be refused the liberty of leaving the country without leave of his creditors, or of carrying into another nation that industry which, under a penalty, he should be obliged to employ for their benefit; but what pretence can justify the depriving an innocent though unfortunate man of his liberty, without the least utility to his creditors?

(¶ 34.3) But, say they, the hardships of confinement will induce him to discover his fraudulent transactions; an event that can hardly be supposed, after a rigorous examination of his conduct and affairs. But if they are not discovered, he will escape unpunished. It is, I think, a maxim of government, that the importance of the political inconveniencies arising from the impunity of a crime, are directly as the injury to the public, and inversely as the difficulty of proof.

(¶ 34.4) It will be necessary to distinguish fraud, attended with aggravating circumstances, from simple fraud, and that from perfect innocence. For the first, let there be ordained the same punishment as for forgery; for the second a less punishment, but with the loss of liberty; and if perfectly honest, let the bankrupt himself choose the method of re-establishing himself, and of satisfying his creditors; or, if he should appear not to have been strictly honest, let that be determined by his creditors; but these distinctions should be fixed by the laws, which alone are impartial, and not by the arbitrary and dangerous prudence of judges.

(¶ 34.5) With what ease might a sagacious legislator prevent the greatest part of fraudulent bankruptcies, and remedy the misfortunes that befall the honest and industrious! A public register of all contracts, with the liberty of consulting it allowed to every citizen: a public fund, formed by a contribution of the opulent merchants, for the timely assistance of unfortunate industry, were establishments that could produce no real inconveniencies, and many advantages. But, unhappily, the most simple, the easiest, yet the wisest laws, that wait only for the nod of the legislator, to diffuse through nations wealth, power, and felicity, laws which would be regarded by future generations with eternal gratitude, are either unknown or rejected. A restless and trifling spirit, the timid prudence of the present moment, a distrust and aversion to the most useful novelties, possess the minds of those who are empowered to regulate the actions of mankind.

Chapter Thirty-Five: Of Sanctuaries - Asili

Mi restano ancora due questioni da esaminare: l'una, se gli asili sieno giusti, e se il patto di rendersi fralle nazioni reciprocamente i rei sia utile o no. Dentro i confini di un paese non dev'esservi alcun luogo indipendente dalle leggi. La forza di esse seguir deve ogni cittadino, come l'ombra segue il corpo. L'impunità e l'asilo non differiscono che di pií e meno, e come l'impressione della pena consiste pií nella sicurezza d'incontrarla che nella forza di essa, gli asili invitano pií ai delitti di quello che le pene non allontanano. Moltiplicare gli asili è il formare tante piccole sovranità, perché dove non sono leggi che comandano, ivi possono formarsene delle nuove ed opposte alle comuni, e però uno spirito opposto a quello del corpo intero della società. Tutte le istorie fanno vedere che dagli asili sortirono grandi rivoluzioni negli stati e nelle opinioni degli uomini. Ma se sia utile il rendersi reciprocamente i rei fralle nazioni, io non ardirei decidere questa questione finché le leggi pií conformi ai bisogni dell'umanità, le pene pií dolci, ed estinta la dipendenza dall'arbitrio e dall'opinione, non rendano sicura l'innocenza oppressa e la detestata virtí; finché la tirannia non venga del tutto dalla ragione universale, che sempre pií unisce gl'interessi del trono e dei sudditi, confinata nelle vaste pianure dell'Asia, quantunque la persuasione di non trovare un palmo di terra che perdoni ai veri delitti sarebbe un mezzo efficacissimo per prevenirli.

Are sanctuaries just? Is a convention between nations mutually to give up their criminals useful?

(¶ 35.2) In the whole extent of a political state there should be no place independent of the laws. Their power should follow every subject, as the shadow follows the body. Sanctuaries and impunity differ only in degree, and as the effect of punishments depends more on their certainty than their greatness, men are more strongly invited to crimes by sanctuaries than they are deterred by punishment. To increase the number of sanctuaries is to erect so many little sovereignties; for where the laws have no power, new bodies will be formed in opposition to the public good, and a spirit established contrary to that of the state. History informs us, that from the use of sanctuaries have arisen the greatest revolutions in kingdoms and in opinions.

(¶ 35.3) Some have pretended, that in whatever country a crime, that is, an action contrary to the laws of society, be committed, the criminal may be justly punished for it in any other; as if the character of subject were indelible, or synonymous with or worse than that of slave; as if a man could live in one country and be subject to the laws of another, or be accountable for his actions to two sovereigns, or two codes of laws often contradictory. There are also those who think, that an act of cruelty committed, for example, at Constantinople may be punished at Paris, for this abstracted reason, that he who offends humanity should have enemies in all mankind, and be the object of universal execration; as if judges were to be the knights-errant of human nature in general, rather than guardians of particular conventions between men. The place of punishment can certainly be no other than that where the crime was committed; for the necessity of punishing an individual for the general good, subsists there, and there only. A villain, if he has not broke through the conventions of a society, of which, by my supposition, he was not a member, may be feared, and by force banished and excluded from that society, but ought not to be formally punished by the laws, which were only intended to maintain the social compact, and not to punish the intrinsic malignity of actions.

(¶ 35.4) Whether it be useful that nations should mutually deliver up their criminals? Although the certainty of there being no part of the earth where crimes are not punished, may be a means of preventing them, I shall not pretend to determine this question, until laws more conformable to the necessities, and rights of humanity, and until milder punishments, and the abolition of the arbitrary power of opinion, shall afford security to virtue and innocence when oppressed; and until tyranny shall be confined to the plains of Asia, and Europe acknowledge the universal empire of reason by which the interests of sovereigns and subjects are best united.

Chapter Thirty-Six: Of Rewards for apprehending or killing Criminals - Della taglia

L'altra questione è se sia utile il mettere a prezzo la testa di un uomo conosciuto reo ed armando il braccio di ciascun cittadino farne un carnefice. O il reo è fuori de' confini, o al di dentro: nel primo caso il sovrano stimola i cittadini a commettere un delitto, e gli espone ad un supplicio, facendo cosí un'ingiuria ed una usurpazione d'autorità negli altrui dominii, ed autorizza in questa maniera le altre nazioni a far lo stesso con lui; nel secondo mostra la propria debolezza. Chi ha la forza per difendersi non cerca di comprarla. Di pií, un tal editto sconvolge tutte le idee di morale e di virtí, che ad ogni minimo vento svaniscono nell'animo umano. Ora le leggi invitano al tradimento, ed ora lo puniscono. Con una mano il legislatore stringe i legami di famiglia, di parentela, di amicizia, e coll'altra premia chi gli rompe e chi gli spezza; sempre contradittorio a se medesimo, ora invita alla fiducia gli animi sospettosi degli uomini, ora sparge la diffidenza in tutt'i cuori. In vece di prevenire un delitto, ne fa nascer cento. Questi sono gli espedienti delle nazioni deboli, le leggi delle quali non sono che istantanee riparazioni di un edificio rovinoso che crolla da ogni parte. A misura che crescono i lumi in una nazione, la buona fede e la confidenza reciproca divengono necessarie, e sempre pií tendono a confondersi colla vera politica. Gli artificii, le cabale, le strade oscure ed indirette, sono per lo pií prevedute, e la sensibilità di tutti rintuzza la sensibilità di ciascuno in particolare. I secoli d'ignoranza medesimi, nei quali la morale pubblica piega gli uomini ad ubbidire alla privata, servono d'instruzione e di sperienza ai secoli illuminati. Ma le leggi che premiano il tradimento e che eccitano una guerra clandestina spargendo il sospetto reciproco fra i cittadini, si oppongono a questa cosí necessaria riunione della morale e della politica, a cui gli uomini dovrebbero la loro felicità, le nazioni la pace, e l'universo qualche pií lungo intervallo di tranquillità e di riposo ai mali che vi passeggiano sopra.

Let us now inquire, whether it be advantageous to society, to set a price on the head of a criminal, and so to make of every citizen an executioner? If the offender hath taken refuge in another state, the sovereign encourages his subjects to commit a crime, and to expose themselves to a just punishment; he insults that nation, and authorises the subjects to commit on their neighbours similar usurpations. If the criminal still remain in his own country, to set a price upon his head is the strongest proof of the weakness of the government. He who has strength to defend himself will not purchase the assistance of another. Besides, such an edict confounds all the ideas of virtue and morality, already too wavering in the mind of man. At one time treachery is punished by the laws, at another encouraged. With one hand the legislator strengthens the ties of kindred and friendship, and with the other rewards the violation of both. Always in contradiction with himself, now he invites the suspecting minds of men to mutual confidence, and now he plants distrust in every heart. To prevent one crime he gives birth to a thousand. Such are the expedients of weak nations, whose laws are like temporary repairs to a tottering fabric. On the contrary, as a nation becomes more enlightened, honesty and mutual confidence become more necessary, and are daily tending to unite with sound policy. Artifice, cabal, and obscure and indirect actions are more easily discovered, and the interest of the whole is better secured against the passions of the individual.

(¶ 36.2) Even the times of ignorance, when private virtue was encouraged by public morality, may afford instruction and example to more enlightened ages, But laws which reward treason excite clandestine war and mutual distrust, and oppose that necessary union of morality and policy which is the foundation of happiness and universal peace.

Chapter Thirty-Seven: Of Attempts, Accomplices, and Pardon - Attentati, complici, impunità

Perché le leggi non puniscono l'intenzione, non è però che un delitto che cominci con qualche azione che ne manifesti la volontà di eseguirlo non meriti una pena, benché minore all'esecuzione medesima del delitto. L'importanza di prevenire un attentato autorizza una pena; ma siccome tra l'attentato e l'esecuzione vi può essere un intervallo, cosí la pena maggiore riserbata al delitto consumato può dar luogo al pentimento. Lo stesso dicasi quando siano pií complici di un delitto, e non tutti esecutori immediati, ma per una diversa ragione. Quando pií uomini si uniscono in un rischio, quant'egli sarà pií grande tanto pií cercano che sia uguale per tutti; sarà dunque pií difficile trovare chi si contenti d'esserne l'esecutore, correndo un rischio maggiore degli altri complici. La sola eccezione sarebbe nel caso che all'esecutore fosse fissato un premio; avendo egli allora un compenso per il maggior rischio la pena dovrebbe esser eguale. Tali riflessioni sembreran troppo metafisiche a chi non rifletterà essere utilissimo che le leggi procurino meno motivi di accordo che sia possibile tra i compagni di un delitto.

Alcuni tribunali offrono l'impunità a quel complice di grave delitto che paleserà i suoi compagni. Un tale spediente ha i suoi inconvenienti e i suoi vantaggi. Gl'inconvenienti sono che la nazione autorizza il tradimento, detestabile ancora fra gli scellerati, perché sono meno fatali ad una nazione i delitti di coraggio che quegli di viltà: perché il primo non è frequente, perché non aspetta che una forza benefica e direttrice che lo faccia conspirare al ben pubblico, e la seconda è pií comune e contagiosa, e sempre pií si concentra in se stessa. Di pií, il tribunale fa vedere la propria incertezza, la debolezza della legge, che implora l'aiuto di chi l'offende. I vantaggi sono il prevenire delitti importanti, e che essendone palesi gli effetti ed occulti gli autori intimoriscono il popolo; di pií, si contribuisce a mostrare che chi manca di fede alle leggi, cioè al pubblico, è probabile che manchi al privato. Sembrerebbemi che una legge generale che promettesse la impunità al complice palesatore di qualunque delitto fosse preferibile ad una speciale dichiarazione in un caso particolare, perché cosí preverrebbe le unioni col reciproco timore che ciascun complice avrebbe di non espor che se medesimo; il tribunale non renderebbe audaci gli scellerati che veggono in un caso particolare chiesto il loro soccorso. Una tal legge però dovrebbe accompagnare l'impunità col bando del delatore... Ma invano tormento me stesso per distruggere il rimorso che sento autorizzando le sacrosante leggi, il monumento della pubblica confidenza, la base della morale umana, al tradimento ed alla dissimulazione. Qual esempio alla nazione sarebbe poi se si mancasse all'impunità promessa, e che per dotte cavillazioni si strascinasse al supplicio ad onta della fede pubblica chi ha corrisposto all'invito delle leggi! Non sono rari nelle nazioni tali esempi, e perciò rari non sono coloro che non hanno di una nazione altra idea che di una macchina complicata, di cui il pií destro e il pií potente ne muovono a lor talento gli ordigni; freddi ed insensibili a tutto ciò che forma la delizia delle anime tenere e sublimi, eccitano con imperturbabile sagacità i sentimenti pií cari e le passioni pií violente, sí tosto che le veggono utili al loro fine, tasteggiando gli animi, come i musici gli stromenti.

The laws do not punish the intention; nevertheless, an attempt, which manifests the intention of committing a crime, deserves a punishment, though less, perhaps, than if the crime were actually perpetrated. The importance of preventing even attempts to commit a crime sufficiently authorises a punishment; but, as there may be an interval of time between the attempt and the execution, it is proper to reserve the greater punishment for the actual commission, that even after the attempt there may be a motive for desisting.

(¶ 37.2) In like manner, with regard to the accomplices, they ought not to suffer so severe a punishment as the immediate perpetrator of the crime: but this for a different reason. When a number of men unite, and run a common risk, the greater the danger, the more they endeavour to distribute it equally. Now, if the principals be punished more severely than the accessories, it will prevent the danger from being equally divided, and will increase the difficulty of finding a person to execute the crime, as his danger is greater by the difference of the punishment. There can be but one exception to this rule, and that is, when the principal receives a reward from the accomplices. In that case, as the difference of the danger is compensated, the punishment should be equal. These reflections may appear too refined to those who do not consider, that it is of great importance that the laws should leave the associates as few means as possible of agreeing among themselves.

(¶ 37.3) In some tribunals a pardon is offered to an accomplice in a great crime, if he discover his associates. This expedient has its advantages and disadvantages. The disadvantages are, that the law authorises treachery, which is detested even by the villains themselves, and introduces crimes of cowardice, which are much more pernicious to a nation than crimes of courage. Courage is not common, and only wants a benevolent power to direct it to the public good. Cowardice, on the contrary, is a frequent, self-interested, and contagious evil, which can never be improved into a virtue. Besides, the tribunal which has recourse to this method, betrays its fallibility, and the laws their weakness, by imploring the assistance of those by whom they are, violated.

(¶ 37.4) The advantages are, that it prevents great crimes, the effects of which being public, and the perpetrators concealed, terrify the people. It also contributes to prove, that he who violates the laws, which are public conventions, will also violate private compacts. It appears to me that a general law, promising a reward to every accomplice who discovers his associates, would be better than a special declaration in every particular case; because it would prevent the union of those villains, as it would inspire a mutual distrust, and each would be afraid of exposing himself alone to danger. The accomplice, however, should be pardoned, on condition of transportation. -- But it is in vain that I torment myself with endeavouring to extinguish the remorse I feel in attempting to induce the sacred laws, the monument of public confidence, the foundation of human morality, to authorise dissimulation and perfidy. But what an example does it offer to a nation to see the interpreters of the laws break their promise of pardon, and on the strength of learned subtleties, and to the scandal of public faith, drag him to punishment who hath accepted of their invitation! Such examples are not uncommon, and this is the reason that political society is regarded as a complex machine, the springs of which are moved at pleasure by the most dexterous or most powerful.

Chapter Thirty-Eight: Of suggestive Interrogations - Interrogazioni suggestive, deposizioni

Le nostre leggi proscrivono le interrogazioni che chiamansi suggestive in un processo: quelle cioè secondo i dottori, che interrogano della specie, dovendo interrogare del genere, nelle circostanze d'un delitto: quelle interrogazioni cioè che, avendo un'immediata connessione col delitto, suggeriscono al reo una immediata risposta. Le interrogazioni secondo i criminalisti devono per dir cosí inviluppare spiralmente il fatto, ma non andare giammai per diritta linea a quello. I motivi di questo metodo sono o per non suggerire al reo una risposta che lo metta al coperto dell'accusa, o forse perché sembra contro la natura stessa che un reo si accusi immediatamente da sé. Qualunque sia di questi due motivi è rimarcabile la contradizione delle leggi che unitamente a tale consuetudine autorizzano la tortura; imperocché qual interrogazione pií suggestiva del dolore? Il primo motivo si verifica nella tortura, perché il dolore suggerirà al robusto un'ostinata taciturnità onde cambiare la maggior pena colla minore, ed al debole suggerirà la confessione onde liberarsi dal tormento presente pií efficace per allora che non il dolore avvenire. Il secondo motivo è ad evidenza lo stesso, perché se una interrogazione speciale fa contro il diritto di natura confessare un reo, gli spasimi lo faranno molto pií facilmente: ma gli uomini pií dalla differenza de' nomi si regolano che da quella delle cose. Fra gli altri abusi della grammatica i quali non hanno poco influito su gli affari umani, è notabile quello che rende nulla ed inefficace la deposizione di un reo già condannato; egli è morto civilmente, dicono gravemente i peripatetici giureconsulti, e un morto non è capace di alcuna azione. Per sostenere questa vana metafora molte vittime si sono sacrificate, e bene spesso si è disputato con seria riflessione se la verità dovesse cedere alle formule giudiciali. Purché le deposizioni di un reo condannato non arrivino ad un segno che fermino il corso della giustizia, perché non dovrassi concedere, anche dopo la condanna, e all'estrema miseria del reo e agl'interessi della verità uno spazio congruo, talché adducendo egli cose nuove, che cangino la natura del fatto, possa giustificar sé od altrui con un nuovo giudizio? Le formalità e le ceremonie sono necessarie nell'amministrazione della giustizia, sí perché niente lasciano all'arbitrio dell'amministratore, sí perché danno idea al popolo di un giudizio non tumultuario ed interessato, ma stabile e regolare, sí perché sugli uomini imitatori e schiavi dell'abitudine fanno pií efficace impressione le sensazioni che i raziocini. Ma queste senza un fatale pericolo non possono mai dalla legge fissarsi in maniera che nuocano alla verità, la quale, per essere o troppo semplice o troppo composta, ha bisogno di qualche esterna pompa che le concilii il popolo ignorante. Finalmente colui che nell'esame si ostinasse di non rispondere alle interrogazioni fattegli merita una pena fissata dalle leggi, e pena delle pií gravi che siano da quelle intimate, perché gli uomini non deludano cosí la necessità dell'esempio che devono al pubblico. Non è necessaria questa pena quando sia fuori di dubbio che un tal accusato abbia commesso un tal delitto, talché le interrogazioni siano inutili, nell'istessa maniera che è inutile la confessione del delitto quando altre prove ne giustificano la reità. Quest'ultimo caso è il pií ordinario, perché la sperienza fa vedere che nella maggior parte de' processi i rei sono negativi.

The laws forbid suggestive interrogations; that is, according to the civilians, questions which, with regard to the circumstances of the crime, are special when they should be general; or, in other words, those questions which, having an immediate reference to the crime, suggests to the criminal an immediate answer. Interrogations, according to the law, ought to lead to the fact indirectly and obliquely, but never directly or immediately. The intent of this injunction is, either that they should not suggest to the accused an immediate answer that might acquit him, or that they think it contrary to nature that a man should accuse himself. But whatever be the motive, the laws have fallen into a palpable contradiction, in condemning suggestive interrogations, whilst they authorise torture. Can there be an interrogation more suggestive than pain? Torture will suggest to a robust villain an obstinate silence, that he may exchange a greater punishment for a less; and to a feeble man confession, to relieve him from the present pain, which affects him more than the apprehension of the future. If a special interrogation be contrary to the right of nature, as it obliges a man to accuse himself, torture will certainly do it more effectually. But men are influenced more by the names than the nature of things.

(¶ 38.2) He who obstinately refuses to answer the interrogatories deserves a punishment, which should be fixed by the laws, and that of the severest kind; the criminals should not, by their silence, evade the example which they owe the public. But this punishment is not necessary when the guilt of the criminal is indisputable; because in that case interrogation is useless, as is likewise his confession, when there are, without it, proofs sufficient. This last case is most common, for experience shews, that in the greatest number of criminal prosecutions the culprit pleads not guilty.

Chapter Thirty-Nine: Of a particular Kind of Crimes - Di un genere particolare di delitti

Chiunque leggerà questo scritto accorgerassi che io ho ommesso un genere di delitti che ha coperto l'Europa di sangue umano e che ha alzate quelle funeste cataste, ove servivano di alimento alle fiamme i vivi corpi umani, quand'era giocondo spettacolo e grata armonia per la cieca moltitudine l'udire i sordi confusi gemiti dei miseri che uscivano dai vortici di nero fumo, fumo di membra umane, fra lo stridere dell'ossa incarbonite e il friggersi delle viscere ancor palpitanti. Ma gli uomini ragionevoli vedranno che il luogo, il secolo e la materia non mi permettono di esaminare la natura di un tal delitto. Troppo lungo, e fuori del mio soggetto, sarebbe il provare come debba essere necessaria una perfetta uniformità di pensieri in uno stato, contro l'esempio di molte nazioni; come opinioni, che distano tra di loro solamente per alcune sottilissime ed oscure differenze troppo lontane dalla umana capacità, pure possano sconvolgere il ben pubblico, quando una non sia autorizzata a preferenza delle altre; e come la natura delle opinioni sia composta a segno che mentre alcune col contrasto fermentando e combattendo insieme si rischiarano, e soprannotando le vere, le false si sommergono nell'oblio, altre, mal sicure per la nuda loro costanza, debbano esser vestite di autorità e di forza. Troppo lungo sarebbe il provare come, quantunque odioso sembri l'impero della forza sulle menti umane, del quale le sole conquiste sono la dissimulazione, indi l'avvilimento; quantunque sembri contrario allo spirito di mansuetudine e fraternità comandato dalla ragione e dall'autorità che pií veneriamo, pure sia necessario ed indispensabile. Tutto ciò deve credersi evidentemente provato e conforme ai veri interessi degli uomini, se v'è chi con riconosciuta autorità lo esercita. Io non parlo che dei delitti che emanano dalla natura umana e dal patto sociale, e non dei peccati, de' quali le pene, anche temporali, debbono regolarsi con altri principii che quelli di una limitata filosofia.

The reader will perceive that I have omitted speaking of a certain class of crimes which has covered Europe with blood, and raised up those horrid piles, from whence, amidst clouds of whirling smoke, the groans of human victims, the crackling of their bones, and the frying of their still panting bowels, were a pleasing spectacle and agreeable harmony to the fanatic multitude. But men of understanding will perceive that the age and country in which I live, will not permit me to inquire into the nature of this crime. It were too tedious and foreign to my subject to prove the necessity of a perfect uniformity of opinions in a state, contrary to the examples of many nations; to prove that opinions, which differ from one another only in some subtle and obscure distinctions, beyond the reach of human capacity, may nevertheless disturb the public tranquillity, unless one only religion be established by authority; and that some opinions, by being contrasted and opposed to each other, in their collision strike out the truth; whilst others, feeble in themselves, require the support of power and authority. It would, I say, carry me too far, where I to prove, that, how odious soever is the empire of force over the opinions of mankind, from whom it only obtains dissimulation followed by contempt, and although it may seem contrary to the spirit of humanity and brotherly love, commanded us by reason, and authority, which we more respect, it is nevertheless necessary and indispensable. We are to believe, that all these paradoxes are solved beyond a doubt, and are conformable to the true interest of mankind, if practised by a lawful authority. I write only of crimes which violate the laws of nature and the social contract, and not of sins, even the temporal punishments of which must be determined from other principles than those of limited human philosophy.

Chapter Forty: Of false Ideas of Utility - False idee di utilità

Una sorgente di errori e d'ingiustizie sono le false idee d'utilità che si formano i legislatori. Falsa idea d'utilità è quella che antepone gl'inconvenienti particolari all'inconveniente generale, quella che comanda ai sentimenti in vece di eccitargli, che dice alla logica: servi. Falsa idea di utilità è quella che sacrifica mille vantaggi reali per un inconveniente o immaginario o di poca conseguenza, che toglierebbe agli uomini il fuoco perché incendia e l'acqua perché annega, che non ripara ai mali che col distruggere. Le leggi che proibiscono di portar le armi sono leggi di tal natura; esse non disarmano che i non inclinati né determinati ai delitti, mentre coloro che hanno il coraggio di poter violare le leggi pií sacre della umanità e le pií importanti del codice, come rispetteranno le minori e le puramente arbitrarie, e delle quali tanto facili ed impuni debbon essere le contravenzioni, e l'esecuzione esatta delle quali toglie la libertà personale, carissima all'uomo, carissima all'illuminato legislatore, e sottopone gl'innocenti a tutte le vessazioni dovute ai rei? Queste peggiorano la condizione degli assaliti, migliorando quella degli assalitori, non iscemano gli omicidii, ma gli accrescono, perché è maggiore la confidenza nell'assalire i disarmati che gli armati. Queste si chiaman leggi non prevenitrici ma paurose dei delitti, che nascono dalla tumultuosa impressione di alcuni fatti particolari, non dalla ragionata meditazione degl'inconvenienti ed avantaggi di un decreto universale. Falsa idea d'utilità è quella che vorrebbe dare a una moltitudine di esseri sensibili la simmetria e l'ordine che soffre la materia bruta e inanimata, che trascura i motivi presenti, che soli con costanza e con forza agiscono sulla moltitudine, per dar forza ai lontani, de' quali brevissima e debole è l'impressione, se una forza d'immaginazione, non ordinaria nella umanità, non supplisce coll'ingrandimento alla lontananza dell'oggetto. Finalmente è falsa idea d'utilità quella che, sacrificando la cosa al nome, divide il ben pubblico dal bene di tutt'i particolari. Vi è una differenza dallo stato di società allo stato di natura, che l'uomo selvaggio non fa danno altrui che quanto basta per far bene a sé stesso, ma l'uomo sociabile è qualche volta mosso dalle male leggi a offender altri senza far bene a sé. Il dispotico getta il timore e l'abbattimento nell'animo de' suoi schiavi, ma ripercosso ritorna con maggior forza a tormentare il di lui animo. Quanto il timore è pií solitario e domestico tanto è meno pericoloso a chi ne fa lo stromento della sua felicità; ma quanto è pií pubblico ed agita una moltitudine pií grande di uomini tanto è pií facile che vi sia o l'imprudente, o il disperato, o l'audace accorto che faccia servire gli uomini al suo fine, destando in essi sentimenti pií grati e tanto pií seducenti quanto il rischio dell'intrapresa cade sopra un maggior numero, ed il valore che gl'infelici danno alla propria esistenza si sminuisce a proporzione della miseria che soffrono. Questa è la cagione per cui le offese ne fanno nascere delle nuove, che l'odio è un sentimento tanto pií durevole dell'amore, quanto il primo prende la sua forza dalla continuazione degli atti, che indebolisce il secondo.

A principal source of errors and injustice are false ideas of utility. For example: that legislator has false ideas of utility who considers particular more than general conveniencies, who had rather command the sentiments of mankind than excite them, and dares say to reason, `Be thou a slave'; who would sacrifice a thousand real advantages to the fear of an imaginary or trifling inconvenience; who would deprive men of the use of fire for fear of their being burnt, and of water for fear of their being drowned; and who knows of no means of preventing evil but by destroying it.

(¶ 40.2) The laws of this nature are those which forbid to wear arms, disarming those only who are not disposed to commit the crime which the laws mean to prevent. Can it be supposed, that those who have the courage to violate the most sacred laws of humanity, and the most important of the code, will respect the less considerable and arbitrary injunctions, the violation of which is so easy, and of so little comparative importance? Does not the execution of this law deprive the subject of that personal liberty, so dear to mankind and to the wise legislator? and does it not subject the innocent to all the disagreeable circumstances that should only fall on the guilty? It certainly makes the situation of the assaulted worse, and of the assailants better, and rather encourages than prevents murder, as it requires less courage to attack unarmed than armed persons.

(¶ 40.3) It is a false idea of utility that would give to a multitude of sensible beings that symmetry and order which inanimate matter is alone capable of receiving; to neglect the present, which are the only motives that act with force and constancy on the multitude for the more distant, whose impressions are weak and transitory, unless increased by that strength of imagination so very uncommon among mankind. Finally, that is a false idea of utility which, sacrificing things to names, separates the public good from that of individuals.

(¶ 40.4) There is this difference between a state of society and a state of nature, that a savage does no more mischief to another than is necessary to procure some benefit to himself: but a man in society is sometimes tempted, from a fault in the laws, to injure another without any prospect of advantage. The tyrant inspires his vassals with fear and servility, which rebound upon him with double force, and are the cause of his torment. Fear, the more private and domestic it is, the less dangerous is it to him who makes it the instrument of his happiness; but the more it is public, and the greater number of people it affects, the greater is the probability that some mad, desperate, or designing person will seduce others to his party by flattering expectations; and this will be the more easily accomplished as the danger of the enterprise will be divided amongst a greater number, because the value the unhappy set upon their existence is less, as their misery is greater.

Chapter Forty-One: Of the Means of preventing Crimes - Come si prevengano I delitti

È meglio prevenire i delitti che punirgli. Questo è il fine principale d'ogni buona legislazione, che è l'arte di condurre gli uomini al massimo di felicità o al minimo d'infelicità possibile, per parlare secondo tutt'i calcoli dei beni e dei mali della vita. Ma i mezzi impiegati fin ora sono per lo pií falsi ed opposti al fine proposto. Non è possibile il ridurre la turbolenta attività degli uomini ad un ordine geometrico senza irregolarità e confusione. Come le costanti e semplicissime leggi della natura non impediscono che i pianeti non si turbino nei loro movimenti cosí nelle infinite ed oppostissime attrazioni del piacere e del dolore, non possono impedirsene dalle leggi umane i turbamenti ed il disordine. Eppur questa è la chimera degli uomini limitati, quando abbiano il comando in mano. Il proibire una moltitudine di azioni indifferenti non è prevenire i delitti che ne possono nascere, ma egli è un crearne dei nuovi, egli è un definire a piacere la virtí ed il vizio, che ci vengono predicati eterni ed immutabili. A che saremmo ridotti, se ci dovesse essere vietato tutto ciò che può indurci a delitto? Bisognerebbe privare l'uomo dell'uso de' suoi sensi. Per un motivo che spinge gli uomini a commettere un vero delitto, ve ne son mille che gli spingono a commetter quelle azioni indifferenti, che chiamansi delitti dalle male leggi; e se la probabilità dei delitti è proporzionata al numero dei motivi, l'ampliare la sfera dei delitti è un crescere la probabilità di commettergli. La maggior parte delle leggi non sono che privilegi, cioè un tributo di tutti al comodo di alcuni pochi.

Volete prevenire i delitti? Fate che le leggi sian chiare, semplici, e che tutta la forza della nazione sia condensata a difenderle, e nessuna parte di essa sia impiegata a distruggerle. Fate che le leggi favoriscano meno le classi degli uomini che gli uomini stessi. Fate che gli uomini le temano, e temano esse sole. Il timor delle leggi è salutare, ma fatale e fecondo di delitti è quello di uomo a uomo. Gli uomini schiavi sono pií voluttuosi, pií libertini, pií crudeli degli uomini liberi. Questi meditano sulle scienze, meditano sugl'interessi della nazione, veggono grandi oggetti, e gl'imitano; ma quegli contenti del giorno presente cercano fra lo strepito del libertinaggio una distrazione dall'annientamento in cui si veggono; avvezzi all'incertezza dell'esito di ogni cosa, l'esito de' loro delitti divien problematico per essi, in vantaggio della passione che gli determina. Se l'incertezza delle leggi cade su di una nazione indolente per clima, ella mantiene ed aumenta la di lei indolenza e stupidità. Se cade in una nazione voluttuosa, ma attiva, ella ne disperde l'attività in un infinito numero di piccole cabale ed intrighi, che spargono la diffidenza in ogni cuore e che fanno del tradimento e della dissimulazione la base della prudenza. Se cade su di una nazione coraggiosa e forte, l'incertezza vien tolta alla fine, formando prima molte oscillazioni dalla libertà alla schiavitú, e dalla schiavitú alla libertà.

It is better to prevent crimes than to punish them. This is the fundamental principle of good legislation, which is the art of conducting men to the maximum of happiness, and to the minimum of misery, if we may apply this mathematical expression to the good and evil of life. But the means hitherto employed for that purpose are generally inadequate, or contrary to the end proposed. It is impossible to reduce the tumultuous activity of mankind to absolute regularity; for, amidst the various and opposite attractions of pleasure and pain, human laws are not sufficient entirely to prevent disorders in society. Such, however is the chimera of weak men, when invested with authority. To prohibit a number of indifferent actions is not to prevent the crimes which they may produce, but to create new ones, it is to change at will the ideas of virtue and vice, which, at other times, we are told, are eternal and immutable. To what a situation should we be reduced if every thing were to be forbidden that might possibly lead to, a crime? We must be deprived of the use of our senses: for one motive that induces a man to commit a real crime, there are a thousand which excite him to those indifferent actions which are called crimes by bad laws. If then the probability that a crime will be committed be in proportion to the number of motives, to extend the sphere of crimes will be to increase that probability. The generality of laws are only exclusive privileges, the tribute of all to the advantages of a few.

(¶ 41.2) Would you prevent crimes? Let the laws be clear and simple, let the entire force of the nation be united in their defence, let them be intended rather to favour every individual than any particular classes of men, let the laws be feared, and the laws only. The fear of the laws is salutary, but the fear of men is a fruitful and fatal source of crimes. Men enslaved are more voluptuous, more debauched, and more cruel than those who are in a state of freedom. These study the sciences, the interest of nations, have great objects before their eyes, and imitate them; but those, whose views are confined to the present moment, endeavour, amidst the distraction of riot and debauchery, to forget their situation; accustomed to the uncertainty of all events, for the laws determine none, the consequences of their crimes become problematical, which gives an additional force to the strength of their passions.

(¶ 41.3) In a nation indolent from the nature of the climate, the uncertainty of the laws confirms and increases men's indolence and stupidity. In a voluptuous but active nation, this uncertainty occasions a multiplicity of cabals and intrigues, which spread distrust and diffidence through the hearts of all, and dissimulation and treachery are the foundation of their prudence. In a brave and powerful nation, this uncertainty of the laws is at last destroyed, after many oscillations from liberty to slavery, and from slavery to liberty again.

Chapter Forty-Two: Of the Sciences - Delle scienze

Volete prevenire i delitti? Fate che i lumi accompagnino la libertà. I mali che nascono dalle cognizioni sono in ragione inversa della loro diffusione, e i beni lo sono nella diretta. Un ardito impostore, che è sempre un uomo non volgare, ha le adorazioni di un popolo ignorante e le fischiate di un illuminato. Le cognizioni facilitando i paragoni degli oggetti e moltiplicandone i punti di vista, contrappongono molti sentimenti gli uni agli altri, che si modificano vicendevolmente, tanto pií facilmente quanto si preveggono negli altri le medesime viste e le medesime resistenze. In faccia ai lumi sparsi con profusione nella nazione, tace la calunniosa ignoranza e trema l'autorità disarmata di ragioni, rimanendo immobile la vigorosa forza delle leggi; perché non v'è uomo illuminato che non ami i pubblici, chiari ed utili patti della comune sicurezza, paragonando il poco d'inutile libertà da lui sacrificata alla somma di tutte le libertà sacrificate dagli altri uomini, che senza le leggi poteano divenire conspiranti contro di lui. Chiunque ha un'anima sensibile, gettando uno sguardo su di un codice di leggi ben fatte, e trovando di non aver perduto che la funesta libertà di far male altrui, sarà costretto a benedire il trono e chi lo occupa

Non è vero che le scienze sian sempre dannose all'umanità, e quando lo furono era un male inevitabile agli uomini. La moltiplicazione dell'uman genere sulla faccia della terra introdusse la guerra, le arti pií rozze, le prime leggi, che erano patti momentanei che nascevano colla necessità e con essa perivano. Questa fu la prima filosofia degli uomini, i di cui pochi elementi erano giusti, perché la loro indolenza e poca sagacità gli preservava dall'errore. Ma i bisogni si moltiplicavano sempre pií col moltiplicarsi degli uomini. Erano dunque necessarie impressioni pií forti e pií durevoli che gli distogliessero dai replicati ritorni nel primo stato d'insociabilità, che si rendeva sempre pií funesto. Fecero dunque un gran bene all'umanità quei primi errori che popolarono la terra di false divinità (dico gran bene politico) e che crearono un universo invisibile regolatore del nostro. Furono benefattori degli uomini quegli che osarono sorprendergli e strascinarono agli altari la docile ignoranza. Presentando loro oggetti posti di là dai sensi, che loro fuggivan davanti a misura che credean raggiungerli, non mai disprezzati, perché non mai ben conosciuti, riunirono e condensarono le divise passioni in un solo oggetto, che fortemente gli occupava. Queste furono le prime vicende di tutte le nazioni che si formarono da' popoli selvaggi, questa fu l'epoca della formazione delle grandi società, e tale ne fu il vincolo necessario e forse unico. Non parlo di quel popolo eletto da Dio, a cui i miracoli pií straordinari e le grazie pií segnalate tennero luogo della umana politica. Ma come è proprietà dell'errore di sottodividersi all'infinito, cosí le scienze che ne nacquero fecero degli uomini una fanatica moltitudine di ciechi, che in un chiuso laberinto si urtano e si scompigliano di modo che alcune anime sensibili e filosofiche regrettarono persino l'antico stato selvaggio. Ecco la prima epoca, in cui le cognizioni, o per dir meglio le opinioni, sono dannose.

La seconda è nel difficile e terribil passaggio dagli errori alla verità, dall'oscurità non conosciuta alla luce. L'urto immenso degli errori utili ai pochi potenti contro le verità utili ai molti deboli, l'avvicinamento ed il fermento delle passioni, che si destano in quell'occasione, fanno infiniti mali alla misera umanità. Chiunque riflette sulle storie, le quali dopo certi intervalli di tempo si rassomigliano quanto all'epoche principali, vi troverà pií volte una generazione intera sacrificata alla felicità di quelle che le succedono nel luttuoso ma necessario passaggio dalle tenebre dell'ignoranza alla luce della filosofia, e dalla tirannia alla libertà, che ne sono le conseguenze. Ma quando, calmati gli animi ed estinto l'incendio che ha purgata la nazione dai mali che l'opprimono, la verità, i di cui progressi prima son lenti e poi accelerati, siede compagna su i troni de' monarchi ed ha culto ed ara nei parlamenti delle repubbliche, chi potrà mai asserire che la luce che illumina la moltitudine sia pií dannosa delle tenebre, e che i veri e semplici rapporti delle cose ben conosciute dagli uomini lor sien funesti?

Se la cieca ignoranza è meno fatale che il mediocre e confuso sapere, poiché questi aggiunge ai mali della prima quegli dell'errore inevitabile da chi ha una vista ristretta al di qua dei confini del vero, l'uomo illuminato è il dono pií prezioso che faccia alla nazione ed a se stesso il sovrano, che lo rende depositario e custode delle sante leggi. Avvezzo a vedere la verità e a non temerla, privo della maggior parte dei bisogni dell'opinione non mai abbastanza soddisfatti, che mettono alla prova la virtí della maggior parte degli uomini, assuefatto a contemplare l'umanità dai punti di vista pií elevati, avanti a lui la propria nazione diventa una famiglia di uomini fratelli, e la distanza dei grandi al popolo gli par tanto minore quanto è maggiore la massa dell'umanità che ha avanti gli occhi. I filosofi acquistano dei bisogni e degli interessi non conosciuti dai volgari, quello principalmente di non ismentire nella pubblica luce i principii predicati nell'oscurità, ed acquistano l'abitudine di amare la verità per se stessa. Una scelta di uomini tali forma la felicità di una nazione, ma felicità momentanea se le buone leggi non ne aumentino talmente il numero che scemino la probabilità sempre grande di una cattiva elezione.

Would you prevent crimes? Let liberty be attended with knowledge. As knowledge extends, the disadvantages which attend it diminish and the advantages increase. A daring impostor, who is always a man of some genius, is adored by the ignorant populace, and despised by men of understanding. Knowledge facilitates the comparison of objects, by showing them in different points of view. When the clouds of ignorance are dispelled by the radiance of knowledge, authority trembles, but the force of the laws remains immovable. Men of enlightened understanding must necessarily approve those useful conventions which are the foundation of public safety; they compare with the highest satisfaction, the inconsiderable portion of liberty of which they are deprived with the sum total sacrificed by others for their security; observing that they have only given up the pernicious liberty of injuring their fellow-creatures, they bless the throne, and the laws upon which it is established.

(¶ 42.2) It is false that the sciences have always been prejudicial to mankind. When they were so, the evil was inevitable. The multiplication of the human species on the face of the earth introduced war, the rudiments of arts, and the first laws, which were temporary compacts, arising from necessity, and perishing with it. This was the first philosophy, and its few elements were just, as indolence and want of sagacity in the early inhabitants of the world preserved them from error.

(¶ 42.3) But necessities increasing with the number of mankind, stronger and more lasting impressions were necessary to prevent their frequent relapses into a state of barbarity, which became every day more fatal. The first religious errors, which peopled the earth with false divinities, and created a world of invisible beings to govern the visible creation, were of the utmost service to mankind. The greatest benefactors to humanity were those who dared to deceive, and lead pliant ignorance to the foot of the altar. By presenting to the minds of the vulgar things out of the reach of their senses, which fled as they pursued, and always eluded their grasp which as, they never comprehended, they never despised, their different passions were united, and attached to a single object. This was the first transition of all nations from their savage state. Such was the necessary, and perhaps the only bond of all societies at their first formation. I speak not of the chosen people of God, to whom the most extraordinary miracles and the most signal favours supplied the place of human policy. But as it is the nature of error to subdivide itself ad infinitum, so the pretended knowledge which sprung from it, transformed mankind into a blind fanatic multitude, jarring and destroying each other in the labyrinth in which they were inclosed: hence it is not wonderful that some sensible and philosophic minds should regret the ancient state of barbarity. This was the first epoch, in which knowledge, or rather opinions, were fatal.

(¶ 42.4) The second may be found in the difficult and terrible passage from error to truth, from darkness to light. The violent shock between a mass of errors useful to the few and powerful, and the truths so important to the many and the weak, with the fermentation of passions excited on that occasion, were productive of infinite evils to unhappy mortals. In the study of history, whose principal periods, after certain intervals, much resemble each other, we frequently find, in the necessary passage from the obscurity of ignorance to the light of philosophy, and from tyranny to liberty, its natural consequence, one generation sacrificed to the happiness of the next. But when this flame is extinguished, and the world delivered from its evils, truth, after a very slow progress, sits down with monarchs on the throne, and is worshipped in the assemblies of nations. Shall we then believe, that light diffused among the people is more destructive than darkness, and that the knowledge of the relation of things can ever be fatal to mankind?

(¶ 42.5) Ignorance may indeed be less fatal than a small degree of knowledge, because this adds to the evils of ignorance, the inevitable errors of a confined view of things on this side the bounds of truth; but a man of enlightened understanding, appointed guardian of the laws, is the greatest blessing that a sovereign can bestow on a nation. Such a man is accustomed to behold truth, and not to fear it; unacquainted with the greatest part of those imaginary and insatiable necessities which so often put virtue to the proof, and accustomed to contemplate mankind from the most elevated point of view, he considers the nation as his family, and his fellow-citizens as brothers; the distance between the great and the vulgar appears to him the less as the number of mankind he has in view is greater.

(¶ 42.6) The philosopher has necessities and interests unknown to the vulgar, and the chief of these is not to belie in public the principles he taught in obscurity, and the habit of loving virtue for its own sake. A few such philosophers would constitute the happiness of a nation; which however would be but of short duration, unless by good laws the number were so increased as to lessen the probability of an improper choice.

Chapter Forty-Three: Of Magistrates - Magistrati

Un altro mezzo di prevenire i delitti si è d'interessare il consesso esecutore delle leggi piuttosto all'osservanza di esse che alla corruzione. Quanto maggiore è il numero che lo compone tanto è meno pericolosa l'usurpazione sulle leggi, perché la venalità è pií difficile tra membri che si osservano tra di loro, e sono tanto meno interessati ad accrescere la propria autorità, quanto minore ne è la porzione che a ciascuno ne toccherebbe, massimamente paragonata col pericolo dell'intrapresa. Se il sovrano coll'apparecchio e colla pompa, coll'austerità degli editti, col non permettere le giuste e le ingiuste querele di chi si crede oppresso, avvezzerà i sudditi a temere pií i magistrati che le leggi, essi profitteranno pií di questo timore di quello che non ne guadagni la propria e pubblica sicurezza .

Another method of preventing crimes is, to make the observance of the laws, and not their violation, the interest of the magistrate.

(¶ 43.2) The greater the number of those who constitute the tribunal, the less is the danger of corruption; because the attempt will be more difficult, and the power and temptation of each individual will be proportionably less. If the sovereign, by pomp and the austerity of edicts, and by refusing to hear the complaints of the oppressed, accustom his subjects to respect the magistrates more than the laws, the magistrates will gain indeed, but it will be at the expense of public and private security.

Chapter Forty-Four: Of rewards - Ricompense

Un altro mezzo di prevenire i delitti è quello di ricompensare la virtí. Su di questo proposito osservo un silenzio universale nelle leggi di tutte le nazioni del dí d'oggi. Se i premi proposti dalle accademie ai discuopritori delle utili verità hanno moltiplicato e le cognizioni e i buoni libri, perché non i premi distribuiti dalla benefica mano del sovrano non moltiplicherebbeno altresí le azioni virtuose? La moneta dell'onore è sempre inesausta e fruttifera nelle mani del saggio distributore.

Yet another method of preventing crimes is, to reward virtue. Upon this subject the laws of all nations are silent. If the rewards proposed by academies for the discovery of useful truths have increased our knowledge, and multiplied good books, is it not probable that rewards, distributed by the beneficent hand of a sovereign, would also multiply virtuous actions. The coin of honour is inexhaustible, and is abundantly fruitful in the hands of a prince who distributes it wisely.

Chapter Forty-Five: Of Education - Educazione

Finalmente il pií sicuro ma pií difficil mezzo di prevenire i delitti si è di perfezionare l'educazione, oggetto troppo vasto e che eccede i confini che mi sono prescritto, oggetto, oso anche dirlo, che tiene troppo intrinsecamente alla natura del governo perché non sia sempre fino ai pií remoti secoli della pubblica felicità un campo sterile, e solo coltivato qua e là da pochi saggi. Un grand'uomo, che illumina l'umanità che lo perseguita, ha fatto vedere in dettaglio quali sieno le principali massime di educazione veramente utile agli uomini, cioè consistere meno in una sterile moltitudine di oggetti che nella scelta e precisione di essi, nel sostituire gli originali alle copie nei fenomeni sí morali che fisici che il caso o l'industria presenta ai novelli animi dei giovani, nello spingere alla virtí per la facile strada del sentimento, e nel deviarli dal male per la infallibile della necessità e dell'inconveniente, e non colla incerta del comando, che non ottiene che una simulata e momentanea ubbidienza.

Finally, the most certain method of preventing crimes is, to perfect the system of education. But this is an object too vast, and exceeds my plan; an object, if I may venture to declare it, which is so intimately connected with the nature of government, that it will always remain a barren spot, cultivated only by a few wise men.

(¶ 45.2) A great man, who is persecuted by that world he hath enlightened, and to whom we are indebted for many important truths, hath most amply detailed the principal maxims of useful education. This chiefly consists in presenting to the mind a small number of select objects, in substituting the originals for the copies both of physical and moral phenomena, in leading the pupil to virtue by the easy road of sentiment, and in withholding him from evil by the infallible power of necessary inconveniences, rather than by command, which only obtains a counterfeit and momentary obedience.

Chapter Forty-Six: Of Pardons - Delle grazie

A misura che le pene divengono pií dolci, la clemenza ed il perdono diventano meno necessari. Felice la nazione nella quale sarebbero funesti! La clemenza dunque, quella virtí che è stata talvolta per un sovrano il supplemento di tutt'i doveri del trono, dovrebbe essere esclusa in una perfetta legislazione dove le pene fossero dolci ed il metodo di giudicare regolare e spedito. Questa verità sembrerà dura a chi vive nel disordine del sistema criminale dove il perdono e le grazie sono necessarie in proporzione dell'assurdità delle leggi e dell'atrocità delle condanne. Quest'è la pií bella prerogativa del trono, questo è il pií desiderabile attributo della sovranità, e questa è la tacita disapprovazione che i benefici dispensatori della pubblica felicità danno ad un codice che con tutte le imperfezioni ha in suo favore il pregiudizio dei secoli, il voluminoso ed imponente corredo d'infiniti commentatori, il grave apparato dell'eterne formalità e l'adesione dei pií insinuanti e meno temuti semidotti. Ma si consideri che la clemenza è la virtí del legislatore e non dell'esecutor delle leggi; che deve risplendere nel codice, non già nei giudizi particolari; che il far vedere agli uomini che si possono perdonare i delitti e che la pena non ne è la necessaria conseguenza è un fomentare la lusinga dell'impunità, è un far credere che, potendosi perdonare, le condanne non perdonate siano piuttosto violenze della forza che emanazioni della giustizia. Che dirassi poi quando il principe dona le grazie, cioè la pubblica sicurezza ad un particolare, e che con un atto privato di non illuminata beneficenza forma un pubblico decreto d'impunità. Siano dunque inesorabili le leggi, inesorabili gli esecutori di esse nei casi particolari, ma sia dolce, indulgente, umano il legislatore. Saggio architetto, faccia sorgere il suo edificio sulla base dell'amor proprio, e l'interesse generale sia il risultato degl'interessi di ciascuno, e non sarà costretto con leggi parziali e con rimedi tumultuosi a separare ad ogni momento il ben pubblico dal bene de' particolari, e ad alzare il simulacro della salute pubblica sul timore e sulla diffidenza. Profondo e sensibile filosofo, lasci che gli uomini, che i suoi fratelli, godano in pace quella piccola porzione di felicità che lo immenso sistema, stabilito dalla prima Cagione, da quello che è, fa loro godere in quest'angolo dell'universo.

As punishments become more mild, clemency and pardon are less necessary. Happy the nation in which they will be considered as dangerous. Clemency, which has often been deemed a sufficient substitute for every other virtue in sovereigns, should be excluded in a perfect legislation, where punishments are mild, and the proceedings in criminal cases regular and expeditious. This truth will seem cruel to those who live in countries where, from the absurdity of the laws and the severity of punishments, pardons and the clemency of the prince are necessary. It is indeed one of the noblest prerogatives of the throne, but, at the same time, a tacit disapprobation of the laws. Clemency is a virtue which belongs to the legislator, and not to the executor of the laws; a virtue which ought to shine in the code, and not in private judgment. To shew mankind that crimes are sometimes pardoned, and that punishment is not the necessary consequence, is to nourish the flattering hope of impunity, and is the cause of their considering every punishment inflicted as an act of injustice and oppression. The prince in pardoning gives up the public security in favour of an individual, and, by his ill-judged benevolence, proclaims a public act of impunity. Let, then, the executors of the laws be inexorable, but let the legislator be tender, indulgent, and humane. He is a wise architect who erects his edifice on the foundation of self-love, and contrives that the interest of the public shall be the interest of each individual, who is not obliged, by particular laws and irregular proceedings, to separate the public good from that of individuals, and erect the image of public felicity on the basis of fear and distrust; but, like a wise philosopher, he will permit his brethren to enjoy in quiet that small portion of happiness, which the immense system, established by the first cause, permits them to taste on this earth, which is but a point in the universe.

(¶ 46.2) A small crime is sometimes pardoned if the person offended chooses to forgive the offender. This may be an act of good nature and humanity, but it is contrary to the good of the public: for although a private citizen may dispense with satisfaction for the injury he has received, he cannot remove the necessity of example. The right of punishing belongs not to any individual in particular, but to society in general, or the sovereign. He may renounce his own portion of this right, but cannot give up that of others.

Chapter Forty-Seven: Conclusion - Conclusione

Conchiudo con una riflessione, che la grandezza delle pene dev'essere relativa allo stato della nazione medesima. Pií forti e sensibili devono essere le impressioni sugli animi induriti di un popolo appena uscito dallo stato selvaggio. Vi vuole il fulmine per abbattere un feroce leone che si rivolta al colpo del fucile. Ma a misura che gli animi si ammolliscono nello stato di società cresce la sensibilità e, crescendo essa, deve scemarsi la forza della pena, se costante vuol mantenersi la relazione tra l'oggetto e la sensazione.

I conclude with this reflection, that the severity of punishments ought to be in proportion to the state of the nation. Among a people hardly yet emerged from barbarity, they should be most severe, as strong impressions are required; but, in proportion as the minds of men become softened by their intercourse in society, the severity of punishments should be diminished, if it be intended that the necessary relation between the object and the sensation should be maintained.

(¶ 47.2) Da quanto si è veduto finora può cavarsi un teorema generale molto utile, ma poco conforme all'uso, legislatore il pií ordinario delle nazioni, cioè: perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev'essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a' delitti, dettata dalle leggi.

From what I have written results the following general theorem, of considerable utility, though not conformable to custom, the common legislator of nations: That a punishment may not be an act of violence, of one, or of many, against a private member of society, it should be public, immediate, and necessary, the least possible in the case given, proportioned to the crime, and determined by the laws.



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